POMODORO DA INDUSTRIA NORD ITALIA: PREZZO A 13,40 €/Q, INSODDISFATTI GLI AGRICOLTORI

La campagna 2026 del pomodoro da industria nel Nord Italia parte con un prezzo fissato a 13,40 euro al quintale, con la componente agricola che giudica l’intesa economicamente non sostenibile. Umberto Gorra, presidente di Confagricoltura Piacenza, parla apertamente di condizioni non soddisfacenti, indicando nel livello del prezzo e nelle nuove regole qualitative i principali elementi di criticità.

 

Il punto non è solo il valore nominale. Secondo l’organizzazione agricola il riferimento di 13,40 €/q non tiene conto dell’evoluzione recente dei costi di produzione, tornati su livelli elevati per effetto delle tensioni sui mercati energetici e delle materie prime. Le rilevazioni Crea e Ismea collocano il costo medio nel bacino padano tra 11 e 13 €/q, con un equilibrio economico sempre più fragile nelle aziende meno strutturate.

 

A incidere è soprattutto la dinamica degli input. Le recenti tensioni geopolitiche nell’area del Golfo stanno riportando volatilità sui mercati energetici e, a cascata, sui fertilizzanti. Il rialzo del petrolio e le incertezze sulle forniture di gas stanno determinando nuovi aumenti dei concimi azotati proprio nelle settimane che precedono l’avvio della campagna, con rincari progressivi sul mercato europeo. Il legame diretto tra energia e produzione dei fertilizzanti riporta così sotto pressione i costi tecnici delle aziende agricole. In questo contesto, Confagricoltura Piacenza sottolinea che il prezzo concordato non assorbe gli aumenti e lascia margini estremamente ridotti.

 

L’altro aspetto riguarda la qualità. Le modifiche alle tabelle qualitative introdotte nell’accordo vengono giudicate penalizzanti perché possono determinare riduzioni immediate del prezzo riconosciuto, fino a 0,50 €/q, con ulteriori decurtazioni possibili nel corso della campagna. Un meccanismo che trasferisce parte del rischio economico direttamente sulla produzione agricola.

 

Sul piano negoziale l’organizzazione evidenzia anche un problema di equilibrio nella filiera. La pressione a incrementare le superfici – legata alle difficoltà di altri comparti – ha rafforzato la posizione industriale. Le prime indicazioni delle OP parlano di un possibile aumento delle superfici tra il 5% e l’8% nel Nord Italia, elemento che tende a comprimere ulteriormente il prezzo della materia prima.

 

In un comparto che in Italia supera i 5 milioni di tonnellate trasformate annue e rappresenta circa il 13% della produzione mondiale, l’annata si apre quindi con un equilibrio più instabile. L’accordo consente di avviare la campagna, ma lascia aperta una questione centrale: la sostenibilità economica della produzione agricola dentro una filiera sempre più orientata alla compressione dei costi.