PRIMO BIMESTRE IN FORTE CALO PER IL VINO ITALIANO NEGLI USA

Dopo un anno particolarmente complesso, segnato dall’introduzione dei dazi statunitensi e da un contesto geopolitico instabile, il comparto vitivinicolo italiano torna a interrogarsi sulle proprie prospettive internazionali. Se n’è parlato, nell’ambito dell’ultimo Vinitaly, all’incontro promosso da Federvini il 13 aprile a Veronafiere. L’appuntamento ha riunito rappresentanti istituzionali e operatori del mondo del vino. Al centro del confronto, i dati più recenti sul mercato statunitense, che rappresenta ancora il principale sbocco per il vino italiano ma che mostra segnali evidenti di rallentamento.

 

Importazioni Usa in forte nel primo bimestre di quest’anno

 

Secondo le elaborazioni Nomisma su dati doganali, come ha riferito Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor, nel primo bimestre 2026 le importazioni di vino italiano negli Stati Uniti si sono fermate a 191,7 milioni di euro, in netto calo rispetto ai 291,9 milioni del 2024 e ai 338,6 milioni del 2025. In termini quantitativi i volumi sono passati da 49 milioni di litri nel 2024 e 55,5 milioni nel 2025 a 41 milioni di litri nel 2026. Il confronto corretto, come sottolineato da Pantini, è con il 2024, cioè con il periodo precedente all’effetto di accumulo legato ai dazi, e indica una contrazione del 34% a valore e del 16% a volume.


Il 2025, infatti, non può essere considerato un anno normale. Gli importatori statunitensi avevano anticipato gli acquisti per evitare l’impatto delle nuove misure tariffarie, generando un accumulo di scorte che ha inevitabilmente condizionato le dinamiche successive. Le vendite d effettive dal distributore al punto vendita o al consumatore finale, le cosiddette depletions, risultavano ancora negative nell’ultimo trimestre dello scorso anno, segnalando una domanda finale debole e magazzini ancora carichi.

 

 

Il calo dell’import americano non è solo congiunturale 


 

L’analisi presentata a Vinitaly evidenzia come il rallentamento non sia un fenomeno isolato, né limitato all’Italia. Anche altri esportatori registrano una contrazione a valore, ma con dinamiche differenziate sul piano dei volumi. La Francia, per esempio, passa da 305 milioni di euro nel primo bimestre 2024 a 491,7 milioni nel 2025 e poi a 223,6 milioni nel 2026, mentre le quantità si attestano a 24,3 milioni di litri, su livelli comunque superiori a quelli del 2024. La Nuova Zelanda, invece, mostra una maggiore tenuta nei volumi, che crescono progressivamente fino a circa 20 milioni di litri nel 2026, a fronte di una riduzione dei valori. Si tratta di segnali che indicano come la competizione si giochi sempre più sul posizionamento e sulla capacità di presidiare segmenti specifici di mercato. Il mercato statunitense, che negli ultimi anni ha trainato l’export italiano, si conferma quindi più fragile e selettivo. Alla pressione dei dazi si sommano fattori strutturali, tra cui una contrazione dei consumi e una crescente sensibilità al prezzo. Nel 2025 le importazioni complessive di vino negli Usa hanno già registrato una flessione significativa, con un mercato sceso intorno ai 5,5 miliardi di euro, e il 2026 si apre con un ulteriore ridimensionamento.

 

Serve un riposizionamento strategico dell’export vinicolo italiano

 

Nel corso dell’incontro Federvini è emersa la necessità di una riflessione strategica sul posizionamento internazionale del vino italiano. Il modello basato sui mercati maturi mostra limiti sempre più evidenti, mentre cresce l’urgenza di diversificare le destinazioni dell’export e rafforzare la presenza in aree emergenti. Il tema non è soltanto recuperare i volumi persi negli Stati Uniti, ma mantenere il valore in un contesto di crescente competizione e pressione sui prezzi. Il calo registrato nel primo bimestre 2026 assume quindi un significato che va oltre il dato congiunturale. Rappresenta piuttosto il segnale di un riequilibrio in corso, nel quale le imprese italiane sono chiamate a ridefinire strategie commerciali e posizionamento competitivo, adattandosi a un mercato globale più complesso, meno prevedibile e sempre più selettivo.