PSA, FILIPPINI AUDITO AL SENATO: «CUNEO CON 1,2 MILIONI DI SUINI RESTA LA NOSTRA PRIORITÀ»

L'11 giugno scorso il commissario straordinario alla peste suina africana Giovanni Filippini, direttore generale della salute animale del Ministero della salute, ha illustrato lo stato dell'emergenza in un'audizione alla 9ª Commissione del Senato (Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare). Il quadro che emerge è quello di una situazione in progressivo miglioramento nelle aree storicamente più colpite, ma con nuovi fronti di attenzione aperti, in primo luogo la provincia di Cuneo.


Il quadro europeo: la PSA non è un problema solo italiano

Prima di entrare nel merito della situazione nazionale, Filippini ha inquadrato l'emergenza nel contesto continentale, richiamando l'Assemblea generale dell'Organizzazione Mondiale della Salute Animale di Parigi, a cui ha partecipato nelle settimane precedenti. I Paesi dell'est Europa - a partire da Romania, Polonia e Ungheria - mostrano ormai una situazione non più epidemica ma endemica, con focolai sia nei cinghiali sia negli allevamenti intensivi. Anche la Spagna, pur avendo in un primo momento creduto di aver contenuto la diffusione, continua a registrare nuovi casi nei selvatici. Il clima geopolitico, i cambiamenti climatici e la crescente movimentazione di persone e animali rendono il quadro sanitario europeo, secondo il Commissario, più instabile di quanto non si sia visto negli ultimi decenni.

I risultati italiani: Sardegna eradicata, tre cluster risolti in penisola

In Italia il bilancio della struttura commissariale è positivo su importanti fronti. La Sardegna, dopo quarant'anni di convivenza con il virus, ha raggiunto l'eradicazione. I cluster attivi in Calabria, Campania e nell'area romana, che avevano impegnato risorse significative fino al 2024, sono stati dichiarati conclusi. Nel cluster del nord-ovest, che coinvolge cinque regioni, la parte che interessava la Lombardia è stata rimossa dalle zone di restrizione nella primavera 2026, al termine di un negoziato con la Commissione Europea. Il confine settentrionale del virus si attesta oggi sull'autostrada A21 Piacenza-Torino, che la struttura commissariale considera la barriera fisica principale da difendere verso il distretto suinicolo di Mantova, Cremona e Brescia, dove si concentra l'80-90% della suinicoltura italiana.

La novità dei cani molecolari: più carcasse trovate non significa più virus

Un punto su cui Filippini ha insistito nell'audizione riguarda la corretta lettura dei dati di sorveglianza. L'aumento dei cinghiali positivi rilevati nel cluster non riflette un'espansione del contagio, ma il miglioramento dell'efficacia della ricerca: la struttura ha attivato da circa un anno una convenzione con ENCI per l'impiego di binomi cinofili molecolari, addestrati specificamente per localizzare carcasse in terreni impervi senza contaminare l'ambiente. La sorveglianza con questi cani ha consentito di individuare e rimuovere carcasse nella Garfagnana e nell'Appennino tosco-emiliano che sarebbero rimaste sul campo con i metodi tradizionali, riducendo così il serbatoio di reinfezione per la fauna selvatica. La struttura conta attualmente 26 binomi, con l'obiettivo di arrivare a 30 entro fine anno.

Il fronte più delicato: il caso di Cuneo e il peso della filiera del prosciutto

Il passaggio più atteso dell'audizione ha riguardato la provincia di Cuneo. Un caso positivo è stato rilevato in un punto geograficamente distante rispetto ai focolai di Piana Crixia e Idego in Liguria, e la sua collocazione desta particolare preoccupazione per il peso zootecnico del territorio: Cuneo ospita circa 1,2 milioni di suini, larga parte dei quali destinati a produrre le cosce per il prosciutto di Parma DOP. La struttura commissariale ha risposto attivando cinque binomi cinofili per una sorveglianza a pettine attorno all'area di Cravanzana, e ha convocato una cabina di regia con Provincia, Regione Piemonte e associazioni di categoria. Sono in corso indagini per accertare l'origine dell'anomala distanza geografica del caso rispetto al fronte ligure, con il sospetto che possa trattarsi di un episodio riconducibile al cosiddetto "fattore umano", cioè all'abbandono di alimenti contaminati, come già si è ipotizzato per l'introduzione del virus nel 2022.

La strategia in quattro pilastri

Filippini ha ribadito i quattro assi del piano strategico: biosicurezza negli allevamenti, barrieramento fisico (chiusura dei varchi autostradali) e biologico (depopolamento del cinghiale), sorveglianza passiva con cani molecolari, formazione e informazione degli operatori. Sul fronte della biosicurezza, il sistema ClassyFarm, che il Commissario ha descritto come uno strumento che altri Paesi europei e non ci invidiano, consente di monitorare in tempo reale il livello di sicurezza degli allevamenti nel cluster. I progressi rispetto all'avvio dell'emergenza sono stati notevoli, tanto nelle strutture fisiche quanto nelle pratiche gestionali degli allevatori.

I cacciatori presidio sanitario del territorio

Nell'audizione ha trovato spazio anche il tema del ruolo del mondo venatorio, particolarmente rilevante nel momento in cui il Parlamento è impegnato nella revisione della legge 157/1992. Filippini ha affermato con chiarezza che senza i cacciatori non sarebbe stato possibile portare avanti il depopolamento del cinghiale nei territori più critici, soprattutto lungo la dorsale appenninica. I cacciatori operano anche come "sentinelle" dei territori, accompagnando i binomi cinofili che altrimenti non potrebbero orientarsi in ambienti complessi. Quanto alle modalità di abbattimento, la struttura ha progressivamente sostituito la braccata, efficace ma potenzialmente dispersiva nei territori infetti, con il controllo selettivo coordinato dalle polizie provinciali. Oggi il 50% degli abbattimenti avviene con modalità di controllo, rispetto al 10% di circa un anno fa. Sono inoltre operative oltre 150 gabbie pig brig per la cattura selettiva, distribuite alle cinque regioni del cluster.

Verso luglio: via le zone in restrizione 3, Toscana più complessa

Entro luglio, in occasione del prossimo incontro tecnico di verifica con la Commissione Europea, la struttura commissariale punta a ottenere la rimozione delle zone in restrizione 3 legate all'unico focolaio registrato in suino domestico, un allevamento semibrado in provincia di Alessandria, gestito e concluso in 24 ore. La situazione toscana, dove la densità di cinghiali è ancora molto alta, richiederà tempi più lunghi, ma le azioni di depopolamento iniziano a produrre risultati: nella sola Garfagnana sono state recuperate e smaltite oltre 400 carcasse.