RISAIE STABILI, I TONDI ARRIVANO A UN TERZO DELLA SUPERFICIE

I dati definitivi di Ente Risi indicano 232.221 ettari, l’1,1% in meno del 2025. Crescono Tondi, Arborio e Carnaroli; calano Lungo B, Medi e Roma-Baldo, in un mercato segnato da prezzi in ribasso e importazioni in aumento.

 

La risaia italiana cambia composizione senza cambiare sostanzialmente dimensione. Secondo i dati definitivi pubblicati da Ente Risi, nel 2026 sono stati coltivati a riso 232.221 ettari, 2.510 in meno rispetto ai 234.732 del 2025 (-1,1%). Il dato conferma la direzione della stima di luglio, che indicava 233.500 ettari, e la corregge di circa 1.300 ettari verso il basso.

 

Il Tondo cresce di quasi 20mila ettari

 

Il cambiamento riguarda le varietà. I Tondi salgono da 56.820 a 76.751 ettari (+35,1%) e passano da circa un quarto a un terzo della superficie nazionale. Il balzo viene dagli “Altri Tondi” (+17.915 ettari, +47,1%), mentre Selenio cresce del 7,3% e Centauro del 21,2%. Tra i risi da risotto avanzano Carnaroli (+17,5%) e Arborio (+14,5%), per 7.103 ettari complessivi in più. Il Lungo A nel suo insieme cala invece del 7,8%, perché la perdita del gruppo Roma-Baldo (-11.186 ettari, -39,5%) supera quei guadagni. Arretrano anche i Medi, quasi dimezzati (da 13.091 a 7.283 ettari, -44,4%), con il Vialone Nano a -40,1%, e il Lungo B, che perde 7.368 ettari (-15,9%) e scende a 38.910.

 

Semine e prezzi

 

La redistribuzione delle superfici riflette anche le aspettative commerciali maturate dagli agricoltori nella fase di programmazione delle semine. L'evoluzione successiva dei prezzi mostra tuttavia come anche i gruppi varietali in espansione siano esposti a un mercato meno favorevole.


Secondo l’analisi della Camera di commercio di Cremona-Mantova-Pavia, realizzata con BMTI, a metà giugno sulla piazza di Mortara il risone Lungo B quotava oltre il 40% in meno rispetto a un anno prima, il Vialone Nano il 60% in meno, Arborio e Carnaroli rispettivamente il 31% e il 27%. Nel primo trimestre 2026 le importazioni italiane di prodotti risicoli sono cresciute del 29,1% in volume (risone +86%, riso lavorato +41%), mentre le esportazioni sono calate dell’8,8%. Nella fase delle decisioni di semina i Tondi erano stati, secondo quanto dichiarato dalla presidente di Ente Risi Natalia Bobba in un'intervista ad AgriNews Italia, “gli unici che non hanno mai sofferto” sul fronte dei prezzi; a giugno anche il Selenio segnava però -24%, con l’attesa di maggiori superfici.

 

Il quadro europeo

 

Il 28 aprile il Parlamento europeo ha approvato la propria posizione sulla revisione del Sistema di preferenze generalizzate, respingendo gli emendamenti che avrebbero abbassato dal 45% al 20% il margine previsto per l'attivazione della clausola di salvaguardia automatica sul riso, richiesti dalla filiera italiana. L’Italia produce oltre la metà del riso europeo. Il meccanismo prevede l'attivazione della salvaguardia quando le importazioni di determinate categorie di riso da un Paese beneficiario superano del 45% la soglia calcolata sulla media decennale. Ente Risi riconosce che il meccanismo pone comunque un limite agli arrivi senza dazio da Cambogia e Myanmar, ma considera le soglie troppo alte.


Il riposizionamento allontana la risaia dal Lungo B, il gruppo più esposto alla concorrenza dei risi asiatici, e la avvicina a Tondi e risi da risotto, gruppi che però già a giugno mostravano ribassi. Con soglie di salvaguardia giudicate troppo alte dalla filiera, l'andamento dei prezzi nella nuova campagna dipenderà dalle rese effettive, dalle disponibilità di prodotto, dall'evoluzione delle importazioni e dalla capacità della domanda di assorbire la produzione.