RISO, FILIERA COMPATTA PER ABBASSARE AL 20% LA SOGLIA DELLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA
Il Parlamento europeo oggi voterà la revisione del Sistema di Preferenze Generalizzato (SPG) mentre la filiera risicola italiana chiede un intervento puntuale sulla clausola di salvaguardia. Confagricoltura, con una lettera del presidente Massimiliano Giansanti agli eurodeputati, propone di ridurre dal 45% al 20% l’incremento delle importazioni necessario per attivare i dazi. La posizione trova convergenza nell’Ente Nazionale Risi presieduto da Natalia Bobba e nelle principali organizzazioni agricole, che sollecitano un adeguamento tecnico dello strumento per renderlo coerente con le dinamiche del mercato.
Il contesto è caratterizzato da una crescita strutturale delle importazioni a dazio zero o ridotto, in particolare dai Paesi Meno Avanzati (PMA) beneficiari del regime EBA (Everything But Arms). Secondo la Commissione europea l’UE importa annualmente circa 1,7–2,5 milioni di tonnellate di riso lavorato equivalente. Eurostat evidenzia come, dal 2010 al 2023, i flussi dai PMA – soprattutto Cambogia e Myanmar – siano aumentati di oltre il 200%. Coldiretti segnala che circa il 60% del riso importato beneficia di dazio zero; dal 2009 gli arrivi dai PMA sono passati da 9 a oltre 50 milioni di chilogrammi.
L’impatto sul mercato interno è evidente, soprattutto nel segmento Indica, maggiormente esposto alla concorrenza di prezzo. L’Ente Nazionale Risi rileva una crescente volatilità delle quotazioni all’origine, con fasi di contrazione che incidono sulla sostenibilità economica delle aziende. I prezzi del risone variano tra 400 e 1.000 euro/tonnellata a seconda delle varietà, con una media attorno ai 550 euro/t, livelli che consentono margini positivi solo alle aziende di maggiore dimensione.
Sul piano produttivo l’Italia conferma il primato europeo con circa 235.000 ettari investiti e una produzione di circa 1,4 milioni di tonnellate di risone. Tuttavia, la tenuta produttiva non si traduce automaticamente in redditività.
I dati CREA e ISMEA delineano una struttura dei costi elevata. I costi variabili, valutati prima dell’ultimo aumento dei fertilizzanti e dei carburanti in seguito alla guerra in Medio Oriente, si attestavano intorno ai 1.200 euro per ettaro, mentre i costi totali, includendo meccanizzazione, manodopera, affitti e oneri fiscali, superavano già i 2.000 euro/ettaro.
In base alla normativa attuale la clausola di salvaguardia scatta solo quando le importazioni di riso aumentano di oltre il 45% rispetto alla media degli anni precedenti: una soglia elevata che consente l’intervento solo quando l’afflusso di prodotto estero ha già inciso in modo significativo sui prezzi e sugli equilibri di mercato. Cia-Agricoltori Italiani la definisce inefficace rispetto alla rapidità degli scambi, mentre Coldiretti richiama la necessità di un meccanismo in grado di intervenire prima che si determinino squilibri rilevanti sul mercato. La proposta di abbassamento al 20% si muove in questa direzione: anticipare l’eventuale applicazione dei dazi e limitare l’effetto cumulativo degli incrementi di import.
La revisione dello SPG si inserisce in un quadro normativo più ampio. Il regolamento (UE) n. 978/2012, in vigore dal 2014, è stato prorogato fino al 2027. Il regime EBA coinvolge 65 Paesi e nel 2022 ha generato importazioni nell’UE per circa 80 miliardi di euro (Commissione europea). Inoltre la PAC 2023-2027 introduce requisiti ambientali più stringenti, con effetti diretti sui costi di produzione per le aziende europee.
Il voto del Parlamento europeo incide direttamente su un parametro operativo che determina tempi e modalità di intervento sul mercato. L’eventuale riduzione della soglia al 20% anticiperebbe l’attivazione dei dazi in presenza di incrementi significativi dei flussi in ingresso, con effetti immediati sulla stabilizzazione delle quotazioni. Per la risicoltura italiana, che concentra oltre il 50% della produzione UE, la modifica rappresenta una leva concreta di gestione del mercato, in grado di contenere le oscillazioni dei prezzi e garantire maggiore continuità economica alle imprese della filiera.