RISO, MERCATO ITALIANO IN FLESSIONE: CALANO I TRASFERIMENTI E CRESCONO LE IMPORTAZIONI
Il mercato risicolo nazionale evidenzia segnali di rallentamento. Il report diffuso l’8 aprile dall’Ente Risi presieduto da Natalia Bobba fotografa una contrazione dei trasferimenti interni, accompagnata da una dinamica divergente sul fronte commerciale: esportazioni stabili verso i Paesi terzi e forte incremento delle importazioni. Al 7 aprile 2026 i trasferimenti di risone si attestano a 862.379 tonnellate, in calo del 10% rispetto alle 958.458 tonnellate della campagna precedente. La flessione interessa in particolare i risi del gruppo lungo B (-23%) e tondo (-11%), mentre il segmento medio mostra una lieve crescita (+2%) e il lungo A una riduzione più contenuta (-4%). Il dato conferma una minore vivacità degli scambi interni, con implicazioni dirette per l’industria di trasformazione e per la formazione dei prezzi alla produzione.
Prezzi in assestamento
Le serie storiche delle quotazioni del risone riportate dall’Ente Risi, basate sulle medie mensili della Borsa Merci di Vercelli, indicano che nella fase avanzata della campagna 2025/2026 il mercato si colloca in una fase di assestamento, successiva alla forte tensione registrata tra il 2023 e il 2024. Il confronto con le campagne precedenti evidenzia un ridimensionamento dei valori, con dinamiche differenziate tra segmenti varietali. Nel comparto dei tondi le varietà Selenio e Centauro mostrano negli ultimi mesi una stabilizzazione delle quotazioni, dopo la fase più dinamica della prima parte di campagna. Il mercato ha progressivamente perso slancio, senza tuttavia evidenziare flessioni marcate come in altri segmenti, segno di un equilibrio ancora relativamente stabile tra domanda e offerta.
Più evidente la fase di ridimensionamento nei risi da interno. Nella parte più recente della campagna le quotazioni di Arborio e Carnaroli si collocano su valori sensibilmente inferiori rispetto ai massimi del biennio precedente: le rilevazioni di mercato di inizio 2026 indicano livelli compresi tra 530 e 577 €/t per l’Arborio e tra 584 e 673 €/t per il Carnaroli. Dopo i picchi determinati dalla scarsità produttiva del 2023 il mercato ha progressivamente riassorbito le tensioni, entrando in una fase di riequilibrio che, nella campagna in corso, si traduce in una riduzione dei prezzi e in una minore volatilità.
Nel segmento dei lunghi A da parboiled la fase avanzata della campagna evidenzia una maggiore tenuta relativa. Le quotazioni delle principali varietà si mantengono su livelli più stabili rispetto ad altri gruppi, sostenute da una domanda industriale che appare regolare e meno esposta alle oscillazioni di breve periodo. Il comparto si mostra caratterizzato da un equilibrio più solido, pur all’interno di un contesto generale meno dinamico rispetto agli anni precedenti. Più marcata, invece, la debolezza dei lunghi B, che nella parte recente della campagna si collocano su valori compresi tra 337 e 365 €/t, confermandosi il segmento più esposto alla concorrenza internazionale. Il calo dei trasferimenti registrato dal report e la crescita delle importazioni contribuiscono a mantenere il mercato su livelli che comprimono i margini della produzione nazionale, soprattutto nei prodotti meno differenziati. Nel complesso la fase avanzata della campagna 2025/2026 evidenzia un mercato in discesa rispetto ai picchi recenti, ma con intensità differenti tra segmenti: più marcata nei risi da interno e nei lunghi B, più contenuta nei lunghi A, in un contesto che riflette il progressivo ritorno a condizioni di equilibrio tra domanda e offerta, anche sotto la spinta crescente della concorrenza internazionale.
Export: tengono i mercati extra UE
Sul fronte delle esportazioni verso Paesi terzi i dati al 31 marzo 2026 indicano un volume complessivo di 84.103 tonnellate (base lavorato), in lieve aumento (+1%) rispetto alla campagna precedente. La stabilità dell’export extra UE rappresenta un elemento di equilibrio per il settore, in un contesto caratterizzato da una domanda internazionale selettiva e da una crescente competizione sui prezzi. Le principali destinazioni restano diversificate, con una presenza significativa nei mercati africani e mediorientali. Diversa la dinamica degli scambi intra-UE: le consegne italiane verso gli altri Stati membri, nel periodo settembre–dicembre 2025, si riducono del 10,1%, passando da 167.534 a 150.625 tonnellate. Il calo interessa soprattutto il riso tondo e il lungo B, mentre il segmento medio registra un incremento rilevante, seppur su volumi contenuti.
Importazioni: crescita significativa dai Paesi terzi
Il dato più rilevante riguarda l’aumento delle importazioni. Al 31 marzo 2026 i titoli richiesti per l’ingresso di riso semigreggio e lavorato da Paesi terzi raggiungono 115.670 tonnellate, in crescita del 16% su base annua. L’incremento interessa in particolare i flussi provenienti dall’Asia, con India e Pakistan tra i principali fornitori. Questa dinamica esercita una tensione significativa sul prodotto nazionale, soprattutto nei segmenti meno differenziati. Anche a livello europeo si osserva un rafforzamento delle importazioni. I dati della Commissione europea indicano, per il periodo 1° settembre 2025 – 31 marzo 2026, un aumento complessivo del 4% delle importazioni UE (base lavorato), con un incremento più marcato per il riso semigreggio (+10%).
Particolarmente rilevante la crescita delle importazioni di riso japonica semigreggio (+241%), segnale di una domanda europea in evoluzione e di una crescente apertura verso fornitori esterni. Le elaborazioni Eurostat riportate nel report evidenziano inoltre un aumento del 9% delle importazioni complessive di riso semilavorato e lavorato, con dinamiche differenziate tra Paesi: forte crescita dal Myanmar (+22%) e lieve calo dalla Cambogia (-1%) .
Export UE: stabilità complessiva, ma divergenze per tipologia
Le esportazioni dell’Unione europea verso Paesi terzi risultano sostanzialmente stabili (-2,9% complessivo), con dinamiche divergenti tra le diverse tipologie di prodotto (pagina 19). Il riso lavorato registra una sostanziale stabilità (+0,3%), mentre il semigreggio cresce del 19,7%. In forte calo invece le esportazioni di risone (-80,4%), segno di una crescente trasformazione del prodotto all’interno dell’UE prima della commercializzazione.
Implicazioni per la filiera risicola
Il quadro delineato dall’Ente Risi evidenzia un equilibrio di mercato più fragile rispetto alle campagne precedenti. La contrazione dei trasferimenti interni, unita alla crescita delle importazioni, suggerisce una pressione crescente sulla redditività dei risicoltori italiani.
L’aumento dei flussi in ingresso, in particolare da Paesi a minor costo di produzione, accentua la competizione sui prezzi e richiede strategie di valorizzazione del prodotto nazionale, basate su qualità, tracciabilità e segmentazione varietale. La tenuta dell’export extra UE e dei prezzi, seppur in fase di stabilizzazione, mantiene attivi margini operativi per la filiera, in un contesto di domanda internazionale selettiva. In questo scenario l’evoluzione dei flussi commerciali e delle dinamiche di mercato, sia interne, sia comunitarie, si conferma un fattore determinante per l’orientamento delle scelte produttive e varietali della risicoltura italiana nel breve periodo.