RUSSIA: LE STIME CEREALICOLE 2026/27 CONVERGONO AL RIALZO. MA I MERCATI GUARDANO OLTRE I NUMERI
La revisione di IKAR a 91,5 milioni di tonnellate di grano riaccende il dibattito sull’equilibrio mondiale dell’offerta nella prossima campagna commerciale
Le ultime settimane hanno registrato una significativa convergenza al rialzo delle principali agenzie di analisi cerealicola russe sulle prospettive produttive per la campagna 2026/27. L’aggiornamento più recente, pubblicato il 4 giugno da Agroinvestor con riferimento alle elaborazioni di IKAR (Istituto russo per gli studi sui mercati agricoli), porta la previsione del raccolto di grano russo a 91,5 milioni di tonnellate, con una revisione in incremento di 1,5 milioni rispetto alla stima precedente. La previsione complessiva per i cereali sale a 142,5 milioni di tonnellate (+3 milioni di tonnellate). Il dato produttivo in sé è rilevante, ma per gli operatori italiani ed europei il valore strategico della notizia sta altrove: nel potenziale di esportazione che ne deriva e nelle sue implicazioni sui prezzi internazionali nella nuova stagione commerciale.
Il “Grande Sud” come variabile chiave
Il cuore dell’aggiornamento IKAR riguarda le regioni del cosiddetto Grande Sud, i distretti federali del Caucaso meridionale e settentrionale, che storicamente concentrano il 70-75% delle esportazioni russe di grano. Secondo le elaborazioni di Dmitry Rylko, direttore generale di IKAR, queste regioni potrebbero raggiungere un raccolto di 38 milioni di tonnellate, rispetto ai 31 milioni dell’anno precedente: un incremento di 7 milioni che, da solo, ridisegna la geografia dell’offerta disponibile per il mercato internazionale. Su questa base, IKAR stima il potenziale di esportazione del grano per la stagione 2026/27 a 47,5 milioni di tonnellate, con un export complessivo di cereali a 63,5 milioni di tonnellate.
Un coro insolito: tutte le agenzie rialzano
Quello che colpisce è la consonanza tra le principali fonti di analisi indipendente. La società ProZerno ha portato le sue previsioni cerealicole a 137,4 milioni di tonnellate (grano a 89 milioni, orzo a 19,25 milioni), motivando la revisione con una superficie seminata in calo meno marcato del previsto e con aspettative di resa che potrebbero attestarsi a 31,8 quintali per ettaro, leggermente sopra i circa 31 q/ha dell’anno precedente. SovEcon, a sua volta, ha portato la stima del grano a 90,3 milioni di tonnellate, con un potenziale di esportazione cerealicola complessivo per la nuova stagione a 55,7 milioni di tonnellate, di cui 46,3 milioni di grano. Il centro Rusagrotrans si spinge fino a ipotizzare un raccolto tra 91 e 95 milioni di tonnellate in condizioni favorevoli.
La convergenza non è scontata: nel gennaio 2026, la stagione era partita con preoccupazioni serie, dopo che un dicembre insolitamente mite aveva lasciato spazio a un improvviso gelo intenso, esponendo il frumento invernale al rischio di moria invernale (winterkill), con formazione di crosta di ghiaccio nelle regioni del Centro e del Volga. Il recupero primaverile nelle regioni meridionali ha poi ribaltato il quadro.
Il contesto globale: offerta abbondante, prezzi sotto pressione
Le revisioni russe si innestano in un contesto internazionale già caratterizzato da ampia disponibilità cerealicola. Le ultime letture di FAO, USDA e IGC confermano una produzione di grano su livelli storicamente elevati, con scorte mondiali nell’ordine di 265-266 milioni di tonnellate. Il WASDE di maggio 2026 dell’USDA, che ha offerto le prime proiezioni ufficiali per la stagione 2026/27, ha generato una reazione al rialzo sui futures del grano a Chicago e Parigi, pur in un quadro complessivo di pressione ribassista sui prezzi.
A questa abbondanza si aggiungono altri elementi che amplificano la pressione sull’offerta: la Turchia stima per il 2026 un raccolto di grano a 22,75 milioni di tonnellate, tra i più abbondanti degli ultimi anni, in crescita del 26,7% sull’anno precedente. Sul versante americano, la superficie destinata al grano per la campagna 2026/27 negli USA è prevista al livello più basso dal 1919, con riduzioni trasversali a tutte e cinque le classi di frumento, in parte per effetto della scarsa redditività relativa rispetto a mais e soia.
I rischi che il mercato non può ignorare
Lo stesso Rylko ha precisato che “permangono molti rischi per il prossimo raccolto e, di conseguenza, per le esportazioni”. La stagione russa resta esposta a possibili ribaltamenti, soprattutto per le variabili meteo nelle regioni meridionali e per le scelte di politica commerciale. La Russia ha applicato quote e dazi all’esportazione cerealicola con frequenza crescente negli ultimi anni, e la quota di 20 milioni di tonnellate entrata in vigore a metà febbraio 2026 ha già condizionato i flussi nella seconda metà della stagione 2025/26.
Sul piano logistico la concentrazione della produzione nel Grande Sud semplifica l’accesso ai porti del Mar Nero e di Azov, ma non elimina le strozzature infrastrutturali che rallentano i flussi dalle regioni interne. La logistica ferroviaria resta un fattore di costo rilevante e non sempre si traduce in quotazioni FOB competitive.
Che cosa monitorare nelle prossime settimane
Per gli operatori della filiera italiana - importatori, molitorie, mangimifici, cerealicoltori in cerca di riferimenti per le proprie strategie commerciali - i prossimi appuntamenti da monitorare sono: il WASDE di giugno (11 giugno 2026), che aggiornerà le proiezioni USDA per la nuova campagna; l’andamento meteorologico nelle regioni meridionali russe durante la maturazione e la raccolta del frumento invernale (luglio-agosto); la politica russa sulle quote di esportazione per la stagione 2026/27, la cui definizione influenzerà direttamente i volumi disponibili sul mercato internazionale. Un raccolto russo effettivamente vicino ai 91-92 milioni di tonnellate, in un contesto di scorte globali elevate, tenderebbe a consolidare la pressione ribassista sulle quotazioni, con riflessi diretti sui prezzi di acquisto delle materie prime cerealicole in Italia.