SICCITÀ, GLI ALLEVATORI FRANCESI CHIEDONO 3 MILIARDI DI AIUTI

La siccità presenta un conto sempre più pesante agli allevamenti francesi. Le quattro organizzazioni specializzate della FNSEA che rappresentano i produttori di bovini da carne e da latte, ovini e caprini chiedono al governo 3 miliardi di euro di aiuti straordinari per sostenere l’acquisto di foraggi ed evitare che le difficoltà alimentari ed economiche inducano le aziende a ridurre ulteriormente mandrie e greggi.

 

La richiesta arriva da FNB (Fédération nationale bovine), FNPL (Fédération nationale des producteurs de lait), FNO (Fédération nationale ovine) e FNEC (Fédération nationale des éleveurs de chèvres). Secondo le quattro organizzazioni sarebbero necessari complessivamente 5,4 miliardi di euro per acquistare i foraggi destinati a bovini, ovini e caprini dopo un’estate caratterizzata da siccità prolungata e ripetute ondate di calore.

Le federazioni chiedono allo Stato di coprire 3 miliardi attraverso un aiuto di crisi, corrispondente a circa 300 euro per UGB, l’unità utilizzata per esprimere in modo omogeneo la consistenza del bestiame. La valutazione delle organizzazioni è riferita a circa 10,6 milioni di UGB di bovini, ovini e caprini presenti in Francia.

 

Prati permanenti, deficit del 36%

 

La gravità della situazione foraggera trova riscontro nei dati ufficiali di Agreste, il servizio statistico del ministero francese dell’Agricoltura. Al 20 agosto l’accrescimento cumulato dell’erba nei prati permanenti risultava inferiore del 36% rispetto alla media 1989-2018. Tutte le regioni francesi presentavano un deficit.

La situazione si è progressivamente deteriorata durante l’estate. Sempre secondo Agreste, il deficit rispetto alla norma era pari al 26% al 20 luglio ed è aumentato con il protrarsi della scarsità d’acqua e delle elevate temperature. La minore crescita dell’erba riduce direttamente le disponibilità alimentari prodotte in azienda e costringe molti allevatori ad anticipare l’utilizzo delle scorte accumulate per l’inverno oppure a ricorrere al mercato.

Il maggiore fabbisogno di foraggi acquistati si traduce così in un aggravio immediato dei costi, mentre le aziende devono contemporaneamente ricostituire le riserve necessarie per affrontare i prossimi mesi.

 

Chiesto anche un intervento delle filiere sui prezzi

 

FNB, FNPL, FNO e FNEC ritengono che l’intervento pubblico debba essere affiancato dagli strumenti fiscali, contributivi e assicurativi disponibili. Ma chiamano in causa anche le filiere agroalimentari.

A fronte dei 5,4 miliardi di euro di fabbisogno stimato dalle organizzazioni, i 3 miliardi richiesti allo Stato coprirebbero infatti soltanto una parte dei maggiori costi. Per la quota restante, le federazioni chiedono che le difficoltà degli allevamenti trovino un riconoscimento attraverso i prezzi corrisposti ai produttori di latte e carne.

L’obiettivo immediato è mantenere gli animali nelle aziende. In assenza di foraggi sufficienti o delle risorse necessarie per acquistarli, una parte degli allevatori potrebbe essere costretta ad aumentare le vendite di capi per ridurre il fabbisogno alimentare. La siccità rischierebbe così di produrre effetti che vanno oltre la campagna 2026, accelerando la contrazione del patrimonio zootecnico francese e incidendo sul potenziale produttivo degli allevamenti negli anni successivi.