SICCITÀ IN PIEMONTE, PIOGGE IN ARRIVO: CHE COSA CAMBIA PER MAIS, SOIA, VITE E RISO

Dopo settimane di disponibilità idrica ridotta, le piogge attese da qui al 23 agosto dovrebbero migliorare il quadro nei comprensori irrigui piemontesi. Il Bollettino idro-meteorologico settimanale n. 18/2026 di Arpa Piemonte, emesso ieri 18 agosto, prevede il passaggio da deficit marcato a moderato in quattro dei cinque comprensori monitorati e da moderato a lieve nel Novarese-Vercellese. Un recupero significativo nella parte finale della stagione irrigua, che lascia tuttavia il territorio regionale in condizioni di deficit.

 

La settimana dal 10 al 16 agosto è stata caratterizzata da temperature ampiamente superiori alla norma e da precipitazioni concentrate soprattutto sui settori montani e nel nord del Piemonte. Il deficit idrico risulta moderato nel comprensorio Novarese-Vercellese e marcato negli altri quattro: Canavese-Valli di Lanzo; Val di Susa-Chisone-Pellice-Alto Po e Maira; Stura-Gesso-Vermenagna-Pesio-Alto Tanaro; Alessandrino-Destra Bormida-Scrivia.

 

Secondo la classificazione utilizzata da Arpa, il deficit è lieve (D) quando è compreso tra il 15 e il 50%, moderato (DD) tra il 50 e il 100% e marcato (DDD) quando supera il 100%. La condizione di disponibilità idrica sufficiente corrisponde invece a un deficit inferiore al 15%.

 

Portate ancora molto basse nel reticolo idrografico

 

Le misure delle portate confermano una situazione di sofferenza soprattutto nella parte medio-bassa del reticolo piemontese. Il Po a Isola Sant'Antonio ha registrato negli ultimi sette giorni una portata media di 40,6 metri cubi al secondo, rispetto a una media storica di 225,8 m³/s. A San Sebastiano il Po si attesta a 13,9 m³/s, contro 42,9 m³/s della media storica. Marcato anche lo scarto del Sesia a Palestro, con 16,1 m³/s rispetto a 62,3 m³/s, mentre il Varaita a Polonghera registra appena 0,5 m³/s, contro una media storica di 1,7. Condizioni decisamente migliori sulla Dora Baltea a Tavagnasco, dove la portata media degli ultimi sette giorni raggiunge 109 m³/s, relativamente vicina ai 119,5 m³/s della media storica. Il Po a Torino registra invece 26,2 m³/s rispetto a una media storica di 36,4.

 

Anche le precipitazioni mostrano quanto il recupero idrico debba partire da una situazione ancora fragile. Nei primi 16 giorni di agosto sul bacino complessivo sono caduti 28,1 millimetri, mentre la precipitazione media storica dell'intero mese è pari a 82,8 mm. Nel Piemonte settentrionale il dato raggiunge 33,9 mm rispetto a una media mensile storica di 156,3 mm; nel Piemonte orientale 20,2 contro 84,5 mm; nel settore meridionale 20,6 contro 52,4 mm e in quello occidentale 38,8 contro 66,6 mm. Il confronto va letto tenendo conto che il dato 2026 riguarda soltanto la prima parte di agosto, mentre il riferimento climatico copre l'intero mese.

 

Temporali e temperature in calo: migliora il bilancio idrico

 

La novità più rilevante arriva dalle previsioni. Arpa indica temporali diffusi fino a domenica, con quantitativi di pioggia anche importanti, soprattutto sui settori settentrionali e orientali della regione, insieme al ritorno delle temperature verso valori medi del periodo. L'effetto atteso sul bilancio dei comprensori irrigui è evidente. Nel Novarese-Vercellese il deficit dovrebbe passare da moderato a lieve, mentre negli altri quattro comprensori è previsto il miglioramento da marcato a moderato. Tutti i comprensori presentano nella tabella Arpa una tendenza in miglioramento. Il quadro favorevole dovrebbe proseguire anche nella settimana dal 24 al 30 agosto, quando sono previsti temporali sparsi e temperature inferiori alla norma. Secondo Arpa, queste condizioni determineranno un ulteriore incremento della disponibilità idrica nei comprensori irrigui.

 

Mais, soia, vite e riso: il miglioramento arriva in una fase decisiva

 

Per l’agricoltura piemontese il cambio di circolazione atmosferica arriva in una fase nella quale l’acqua mantiene un valore produttivo elevato, ma con effetti molto diversi a seconda delle colture e dello stadio fenologico. Per il mais tardivo e gli ibridi a ciclo più lungo, una migliore disponibilità idrica può ancora accompagnare il completamento del riempimento della granella; nella soia, soprattutto negli appezzamenti più tardivi, può limitare gli effetti dello stress accumulato durante formazione e riempimento dei baccelli. Le precipitazioni possono inoltre favorire prati e secondi raccolti foraggeri e, dove saranno sufficientemente consistenti, consentire una riduzione degli ultimi interventi irrigui.

 

Anche il previsto calo delle temperature ha un peso agronomico rilevante. Temperature meno elevate riducono la domanda evaporativa dell’atmosfera e quindi il consumo idrico delle colture, amplificando l’effetto delle precipitazioni sul bilancio del suolo. È un elemento particolarmente importante dopo una fase caratterizzata da forte accumulo termico: il bollettino Arpa evidenzia infatti nel 2026 somme termiche superiori al 2025 in tutti i cinque comprensori considerati, sia in base 0 °C sia in base 10 °C.

 

Per la vite, ormai prossima o già entrata nella fase vendemmiale nelle aree e per le varietà più precoci, il beneficio va letto soprattutto sul piano della maturazione. L’annata 2026 si sta caratterizzando in Piemonte per un marcato anticipo fenologico e delle raccolte: nell’Alessandrino le prime operazioni sono in anticipo di circa dieci giorni di anticipo, mentre in altre aree piemontesi dell’Astigiano e delle Langhe le varietà precoci base spumante sono arrivate alla vendemmia già nella prima metà di agosto. Dopo settimane di caldo e stress idrico, precipitazioni ben distribuite e temperature più contenute possono rallentare l’accumulo degli zuccheri e favorire un maggiore equilibrio con maturazione fenolica, acidità e componente aromatica. Sui vigneti che hanno già subito stress severi, invece, l’acqua di fine agosto difficilmente potrà recuperare le perdite quantitative determinate da acini più piccoli o da una ridotta attività vegetativa. A questo punto della stagione diventa quindi ancora più importante decidere la raccolta sulla base dei controlli di maturazione piuttosto che del calendario.

 

La pioggia alla vigilia della vendemmia richiede però particolare attenzione alla modalità con cui cade. Eventi moderati e ben distribuiti favoriscono l’infiltrazione e possono migliorare lo stato idrico della pianta; precipitazioni molto intense aumentano invece ruscellamento ed erosione nei vigneti in pendenza e, se associate a grandine e vento, possono provocare danni diretti ai grappoli. Una successione di giornate piovose e umide in prossimità della raccolta può inoltre aumentare la pressione dei marciumi e rendere più delicata la gestione sanitaria delle uve. Il miglioramento meteorologico previsto da Arpa può dunque essere favorevole alla qualità della vendemmia, ma il risultato dipenderà dalla distribuzione delle piogge e dalla rapidità con cui torneranno condizioni asciutte dopo i temporali.

 

Per il riso, concentrato soprattutto nel Novarese-Vercellese, l’effetto atteso è più direttamente legato alla disponibilità della risorsa. La coltura arriva da settimane di elevata domanda idrica e di forte pressione sul sistema irriguo. Il comprensorio Novarese-Vercellese è attualmente classificato da Arpa in deficit moderato e dovrebbe passare a deficit lieve: è il miglioramento più avanzato tra le aree monitorate, pur senza raggiungere ancora la classe di disponibilità idrica sufficiente. Le precipitazioni previste proprio sui settori settentrionali e orientali possono quindi ridurre temporaneamente la necessità di derivazioni, mentre il calo termico limita evaporazione ed evapotraspirazione. Per le risaie l’effetto combinato può essere più importante dei soli millimetri caduti, perché aumenta l’apporto naturale e contemporaneamente riduce la domanda d’acqua.

 

Nella parte finale del ciclo del riso occorre tuttavia evitare di tradurre automaticamente più pioggia in maggiore produzione. Varietà, epoca di semina, tecnica irrigua e stadio fenologico determinano risposte differenti; nel 2026 assume particolare rilievo anche la diffusione delle semine in asciutta. Con il passaggio verso condizioni più fresche e umide cresce inoltre l’importanza del monitoraggio fitosanitario, in particolare per il brusone, mentre temporali violenti accompagnati da vento possono aumentare il rischio di allettamento nelle colture più sviluppate.

 

Il beneficio agronomico delle precipitazioni previste dipenderà quindi meno dal dato medio regionale che da quantità, intensità e distribuzione territoriale delle piogge. Un evento moderato e prolungato consente una maggiore infiltrazione nel terreno e un migliore utilizzo da parte delle colture; un temporale violento può produrre una risposta idrologica immediata, ma con una quota maggiore di acqua persa per ruscellamento. Per mais, soia e foraggere l’obiettivo è recuperare disponibilità idrica nella fase conclusiva del ciclo; per la vite entra in gioco soprattutto l’equilibrio della maturazione e la sanità delle uve; per il riso conta anche l’alleggerimento della pressione sulla rete irrigua. Il miglioramento previsto da Arpa arriva dunque in un momento agronomicamente utile, ma non cancella gli effetti dello stress accumulato durante l’estate e richiederà una valutazione coltura per coltura e, soprattutto, territorio per territorio.

 

Il recupero va misurato nei suoli e nelle portate

 

La fase che si apre richiede quindi di distinguere il miglioramento meteorologico dal recupero effettivo della disponibilità idrica. Qualche giornata piovosa può ridurre rapidamente il fabbisogno irriguo delle colture e aumentare le portate dei corsi d'acqua; il ripristino delle riserve nel terreno e, più in generale, delle componenti del sistema idrico risponde invece a tempi e dinamiche differenti.

 

Per le aziende agricole sarà soprattutto la distribuzione delle precipitazioni a determinare l'entità del beneficio. I temporali estivi possono produrre differenze molto marcate anche tra aree vicine, rendendo poco indicato tradurre il dato regionale in una riduzione uniforme dei fabbisogni irrigui. La gestione dovrà quindi seguire l'umidità effettivamente disponibile nel profilo esplorato dalle radici, la fase fenologica delle colture e le precipitazioni realmente registrate a scala aziendale.

 

Resta inoltre l'esposizione ai fenomeni intensi associati all'attività temporalesca. Grandine, raffiche di vento, ruscellamento superficiale e ristagni temporanei possono trasformare localmente un apporto idrico favorevole in un fattore di danno, soprattutto sulle colture prossime alla raccolta o su terreni con ridotta capacità di infiltrazione. Si tratta di un rischio agronomico legato alla natura dei fenomeni convettivi, distinto dalla valutazione dello stato idrico contenuta nel bollettino Arpa.

 

Il dato centrale resta comunque favorevole. Dopo una settimana ancora caratterizzata da temperature elevate e deficit marcato in quattro comprensori su cinque, Arpa Piemonte prevede un miglioramento di una classe dello stato idrico in tutti i comprensori irrigui monitorati. Se le precipitazioni attese saranno sufficientemente diffuse e proseguirà la fase più fresca prevista per il 24-30 agosto, la pressione sulla risorsa irrigua potrà attenuarsi proprio nella parte conclusiva della campagna.

 

Il Piemonte rimane però in deficit. È questa la distinzione essenziale per leggere correttamente il bollettino: la situazione migliora, ma la disponibilità idrica prevista non torna ancora nella classe “sufficiente” in nessuno dei cinque comprensori. Per l'agricoltura, le prossime due settimane potranno quindi offrire un recupero concreto, la cui dimensione andrà verificata attraverso precipitazioni effettive, risposta delle portate e disponibilità d'acqua nel suolo.