SICCITÀ IN PIEMONTE: IL TANARO A MENO DEL 10% DELLA PORTATA NORMALE, IL PO TORINESE AI MINIMI
Il Piemonte affronta l'avvio dell'estate 2026 con uno scenario idrico che richiama, pur con alcune differenze, la grande siccità del 2022. La fotografia che emerge dai dati più recenti di Arpa Piemonte e dall'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche è quella di una regione che ha esaurito in pochi mesi il modesto surplus accumulato durante l'inverno e che si trova ora ad affrontare la stagione più calda con riserve limitate.
Il Tanaro, indicatore della crisi idrica regionale
Il fiume Tanaro è oggi il simbolo più evidente della crisi idrica piemontese. Nel principale affluente del Po scorrono appena 11,1 metri cubi d'acqua al secondo contro una media storica superiore a 106 metri cubi al secondo: manca quasi il 90% della risorsa normalmente disponibile. Il dato evidenzia la natura strutturale del problema. Il Tanaro nasce nelle Alpi Marittime e nell'Appennino Ligure, aree particolarmente colpite dalla scarsità di neve invernale, e attraversa il Cuneese, l'Astigiano e l'Alessandrino prima di confluire nel Po. La riduzione delle portate si riflette quindi sull'intero sistema irriguo di alcune delle aree agricole più importanti della regione.
I segnali della crisi erano già emersi nel corso della primavera. A maggio, i monitoraggi evidenziavano deficit intorno al 50% sia a Farigliano, nel Cuneese, sia a Montecastello, nell'Alessandrino. Con l'arrivo delle elevate temperature di giugno la situazione è ulteriormente peggiorata. L'Osservatorio ANBI del 16 giugno segnala il Tanaro come uno degli esempi più evidenti degli effetti della carenza nivale sui corsi d'acqua alimentati prevalentemente dalle precipitazioni. Già nel bollettino del 9 giugno i flussi risultavano inferiori del 76% rispetto ai valori ordinari, mentre il Toce registrava un deficit del 53%.
Il Po piemontese in forte sofferenza
La riduzione delle portate degli affluenti si riflette direttamente sul Po. Nel tratto piemontese del fiume, a San Sebastiano, si registra un deficit del 74% rispetto ai valori abituali, mentre nell'Alessandrino il deficit raggiunge il 64%. Si tratta di valori che riducono sensibilmente la disponibilità idrica per l'irrigazione proprio nella fase di massimo fabbisogno delle colture. Il confronto con gli anni precedenti evidenzia la portata del fenomeno: nello stesso periodo del 2025 nel Po scorreva circa tre volte e mezzo l'acqua disponibile oggi, mentre rispetto al 2024 il rapporto sale a oltre sei volte.
Neve insufficiente e primavera asciutta
Le cause della situazione attuale derivano dalla combinazione di due fattori principali. Il primo è la ridotta presenza di neve sulle Alpi piemontesi durante l'inverno. Le anomalie termiche registrate nella primavera 2026, spesso superiori a 1,5 °C rispetto alla norma, hanno accelerato la fusione del manto nevoso e ridotto l'apporto idrico destinato a fiumi, torrenti e falde. Particolarmente significativo è stato l'ammanco nivale nelle aree montane meridionali e occidentali della regione.
Il secondo fattore è rappresentato dalla scarsità delle precipitazioni primaverili. Nel mese di maggio sono caduti mediamente circa 70 millimetri di pioggia, con un deficit del 44% rispetto alla media climatica 1991-2020. Nelle aree settentrionali e orientali il deficit ha raggiunto il 50%. Anche marzo aveva fatto registrare precipitazioni inferiori alla norma. Il risultato è un deficit idrico accumulato che coinvolge l'intero sistema delle riserve regionali. Considerando neve, invasi e Lago Maggiore, a maggio la disponibilità complessiva risultava inferiore del 31% rispetto ai valori medi.
Arpa Piemonte: compare la siccità moderata
Per la prima volta negli ultimi due anni, Arpa Piemonte segnala condizioni di siccità moderata in una parte del territorio regionale. L'indice sintetico relativo a maggio 2026 individua nel settore settentrionale del Piemonte l'area maggiormente interessata dal fenomeno. Secondo l'Agenzia, tale situazione è riconducibile principalmente alla scarsità di neve presente in quota e alle ridotte portate del reticolo idrografico. Nel resto della regione le condizioni restano generalmente nella norma, pur mostrando una tendenza verso scenari più siccitosi. Anche le acque sotterranee iniziano a evidenziare segnali di criticità. In diverse aree regionali il livello della falda superficiale risulta già inferiore ai valori medi del periodo e in alcuni casi ha superato soglie considerate di attenzione.
Estate 2026: previsioni poco favorevoli
Le indicazioni stagionali elaborate da Arpa Piemonte non mostrano, al momento, elementi in grado di modificare il quadro.
Le previsioni per l'estate confermano il trend degli ultimi anni, con temperature superiori alla media e precipitazioni in progressiva diminuzione nel corso del trimestre. Luglio e agosto sono attesi più caldi e probabilmente più secchi. In questo contesto, l'ondata di calore che sta interessando il Piemonte, con temperature prossime o superiori ai 35 °C in molte aree urbane, aumenta ulteriormente la pressione sulla risorsa idrica, accrescendo l'evapotraspirazione e il fabbisogno irriguo delle colture.
Sistema irriguo sotto pressione
Il Piemonte dispone di uno dei sistemi irrigui più sviluppati d'Italia, con oltre 20.000 chilometri di canali, circa 500.000 ettari serviti e 56 invasi in grado di accumulare complessivamente 350 milioni di metri cubi d'acqua. La disponibilità effettiva della risorsa resta tuttavia legata alle portate dei corsi d'acqua, oggi fortemente ridotte. Per questo ANBI Piemonte continua a richiamare l'attenzione sulla necessità di aumentare la capacità di accumulo attraverso nuovi bacini e infrastrutture dedicate.
Secondo il presidente di ANBI Piemonte, Vittorio Viora, l'incremento della capacità di stoccaggio rappresenta una priorità per affrontare siccità sempre più frequenti e garantire una gestione efficiente della risorsa, conciliando gli obiettivi del deflusso ecologico con le esigenze produttive dell'agricoltura. La stagione irrigua 2026 si presenta dunque come un banco di prova importante per l'intero sistema regionale. La crescente irregolarità delle precipitazioni, concentrate in eventi intensi e brevi intervallati da lunghi periodi asciutti, rende sempre più strategica la capacità di trattenere e gestire l'acqua disponibile.