SIENA LAVORA, IL LAVORO AGRICOLO DIVENTA POLITICA DI SVILUPPO

Il lavoro agricolo si pone al centro del confronto pubblico con un’impostazione più ampia di quella, spesso riduttiva, legata alle sole emergenze stagionali. È il segnale che arriva da Siena LavORA – Impresa, persone, territorio, futuro, iniziativa promossa dall’Unione Agricoltori di Siena – Confagricoltura e ospitata il 10 marzo al Santa Maria della Scala, nata per presentare la Carta del Lavoro in Agricoltura quale esito di un percorso di confronto su sicurezza, welfare aziendale, giovani, incontro tra domanda e offerta, normativa e contrattazione. Confagricoltura Siena descrive la Carta come un documento fondato su responsabilità condivisa, centralità della persona, sostenibilità dell’impresa e stabilità normativa; il progetto si propone inoltre come laboratorio territoriale di buone pratiche, con l’ambizione di superare i confini provinciali. 

 

A rendere l’appuntamento senese più rilevante del normale calendario convegnistico è stata anche la qualità dei partecipanti. Al confronto nazionale hanno preso parte Teresa Bellanova, Cesare Damiano, Renata Polverini, Elsa Fornero, Giovanni Mininni, Enrica Mammuccari, Antonio Castellucci e Roberto Caponi; sul piano territoriale il progetto è stato seguito da Gianluca Cavicchioli, direttore dell’Unione Agricoltori di Siena, mentre il presidente dell’Unione senese Simone Lorenzo Signorini ha rivendicato la necessità di affrontare il tema del lavoro agricolo “con serietà e spirito costruttivo”. La presenza contemporanea di ex ministri, economisti, parti sociali e rappresentanza datoriale indica che il tema non riguarda più soltanto l’organizzazione del lavoro nei campi, ma la tenuta competitiva delle filiere agroalimentari. 

 

Il contesto economico rafforza questa lettura. Secondo l’ISTAT nel 2024 l’agricoltura italiana ha registrato una crescita reale della produzione dello 0,6% e del valore aggiunto del 2%; a prezzi correnti, il valore aggiunto del settore ha raggiunto 42,4 miliardi di euro, collocando l’Italia al primo posto nell’Unione europea. Nello stesso anno è cresciuta anche l’occupazione del settore, stimata dall’ISTAT in + 0,7%. Sono numeri che confermano la capacità dell’agricoltura di generare ricchezza in una fase complessa, ma allo stesso tempo mostrano quanto il fattore lavoro sia ormai decisivo non solo in termini quantitativi, bensì qualitativi: competenze, continuità, sicurezza, organizzazione. 

 

La Toscana offre, da questo punto di vista, un osservatorio particolarmente utile. L’IRPET - Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana rileva che gli addetti agricoli rappresentano circa il 3% dell’occupazione regionale e che oltre i due terzi del totale si concentrano nelle province di Siena, Grosseto, Arezzo e Firenze. Lo stesso istituto evidenzia inoltre che in Toscana la manodopera familiare pesa ancora per circa la metà del totale, pur avendo registrato nell’ultimo decennio una riduzione superiore al 45%. Il dato è importante perché descrive una transizione strutturale: l’agricoltura toscana resta legata a un impianto imprenditoriale familiare, ma richiede sempre più lavoro salariato, competenze specialistiche e strumenti organizzativi più evoluti. 

 

In questa cornice Siena diventa un caso di studio. La provincia si colloca dentro una delle aree toscane in cui il lavoro agricolo ha un peso maggiore e dove la qualità delle produzioni, dal vino all’olivicoltura fino ai seminativi specializzati, impone un salto di scala nella gestione del capitale umano. Non basta più reperire manodopera; occorre costruire condizioni di attrattività, formazione e permanenza. È qui che la Carta del Lavoro acquista un valore operativo: non manifesto identitario, ma tentativo di saldare competitività delle imprese e qualità del lavoro in un unico quadro di sviluppo. 

 

L’IRPET ricorda che tra il 2010 e il 2020, secondo il 7° Censimento generale dell’agricoltura, la manodopera agricola in Italia si è ridotta di quasi un terzo, mentre le giornate di lavoro sono diminuite del 14,6%. Siena LavORA si colloca dentro questa trasformazione strutturale del settore: minore disponibilità di lavoro, crescente richiesta di competenze tecniche e maggiore attenzione alla stabilità organizzativa delle imprese. In questo quadro la Carta del Lavoro in Agricoltura rappresenta un tentativo di affrontare il tema con strumenti di confronto tra imprese, istituzioni e rappresentanze del lavoro, in una prospettiva di sviluppo del sistema agricolo territoriale.