SOL EXPO 2026: EXTRAVERGINE TRA IDENTITÀ E MERCATI
Si è chiusa a Veronafiere la seconda edizione di SOL Expo (1-3 marzo 2026), il salone internazionale dedicato alla filiera dell’olio extravergine di oliva e degli oli vegetali. Oltre 200 aziende espositrici da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria e la presenza di 15 regioni produttrici hanno rappresentato in modo organico l’intero comparto nazionale. Il format ibrido – business, formazione e cultura – ha consolidato il ruolo della manifestazione quale piattaforma di sistema. Determinante il piano di incoming sviluppato con ITA-Italian Trade Agency, che ha portato a Verona oltre 80 top buyer da 25 Paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Cina e Corea del Sud. L’internazionalizzazione rappresenta infatti la leva principale di crescita per il settore.
Elemento qualificante dell’edizione 2026 è stato l’Osservatorio SOL Expo, realizzato in collaborazione con Nomisma, che ha presentato una nuova Consumer Survey su 2.000 italiani. L’olio extravergine conquista la “medaglia di bronzo” tra i simboli della cucina italiana, dopo pasta e pizza, ed è presente nel 96% dei carrelli della spesa.
Dall’indagine emergono tre driver competitivi: origine, salute e ristorazione. Oltre la metà dei consumatori attribuisce forte rilevanza alla provenienza e ai marchi DOP e IGP. L’83% dichiara maggiore propensione all’acquisto dopo aver ricevuto informazioni sui benefici salutistici. Il 49% riconosce alla ristorazione un ruolo determinante nell’orientare le scelte e il 45% manifesta interesse per esperienze di oleoturismo. Per la filiera si tratta di indicazioni operative: rafforzare la comunicazione tecnico-scientifica e integrare produzione, territorio e consumo fuori casa.
Sul piano dei mercati le elaborazioni dell’Osservatorio SOL Expo su dati Istat indicano tra gennaio e novembre 2025 un export di extravergine superiore a 1,9 miliardi di euro. Il valore segna una flessione del 16% rispetto al 2024, mentre i volumi crescono del 21%, raggiungendo 272 mila tonnellate. Gli Stati Uniti restano primo mercato, pur con un calo del 26,6% a valore, mentre la Corea del Sud registra una crescita del 53,4% a valore, superando il Regno Unito.
Nel mercato domestico i dati Nielsen rielaborati dall’Osservatorio mostrano a gennaio 2026 un +1,1% dei volumi in GDO, a fronte di un -1,4% delle confezioni vendute. Il prezzo medio dell’EVO italiano si attesta a 10,84 euro/litro contro i 7,12 euro/litro del prodotto comunitario. Il differenziale di prezzo conferma il posizionamento premium dell’origine nazionale.
Sul fronte produttivo i dati SIAN indicano una produzione di oli vergini pari a circa 294.000 tonnellate, con la Puglia al 50% del totale (151 mila tonnellate), seguita da Calabria (43 mila) e Sicilia (41 mila). In Europa la Spagna si attesta intorno a 1,2 milioni di tonnellate e la Grecia a circa 200 mila.
Il quadro delineato a Verona fotografa un comparto strutturato e orientato al valore. Qualità certificata, sostenibilità misurabile e rafforzamento del legame con il territorio rappresentano le direttrici strategiche per consolidare la competitività dell’extravergine italiano nei mercati globali.