SUINI, PREZZI IN RECUPERO: SEGNALI CONCRETI DI INVERSIONE DEL CICLO

Il mercato dei suini da macello mostra segnali chiari di inversione di tendenza rispetto alla fase ribassista che aveva caratterizzato la fine del 2025 e l’avvio del nuovo anno. Le ultime rilevazioni della Commissione Unica Nazionale (CUN) confermano una ripresa delle quotazioni, sostenuta da una domanda più vivace e da un’offerta più contenuta. Si tratta tuttavia di un recupero ancora in gran parte legato alla contrazione dell’offerta, più che a un rafforzamento strutturale della domanda.

 

Le quotazioni del 2 aprile 2026

 

Nella riunione del 2 aprile la CUN ha fissato il prezzo indicativo dei suini del circuito tutelato nella classe 156-200 kg a 1,616 €/kg di peso vivo, in crescita di quasi 2 centesimi rispetto alla settimana precedente. Un segnale positivo arriva anche dal comparto degli animali da allevamento: i suinetti di 30 kg sono saliti a 3,550 €/kg, con un incremento significativo di oltre 10 centesimi,  un dato in linea con il +3,7% già registrato nella riunione del 26 marzo, come rilevato da Crefis, il Centro Ricerche Economiche sulle Filiere Suinicole dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il rafforzamento dei suinetti rappresenta un indicatore anticipatore particolarmente rilevante, perché riflette aspettative di mercato in miglioramento da parte degli ingrassatori.

Le scrofe da macello vengono quotate in una forcella compresa tra 0,490/0,500 €/kg (franco partenza, prezzo minimo) e 0,660/0,670 €/kg (franco arrivo, prezzo massimo). Sul fronte dei tagli freschi, che restano più stabili rispetto al vivo, si evidenzia una trasmissione ancora incompleta degli aumenti lungo la filiera, con effetti sui margini della macellazione e trasformazione.

 

Il contesto: da dove veniamo

 

Per capire il significato dell’attuale recupero occorre ricordare da dove si parte. All’inizio di quest’anno il mercato era ancora in evidente difficoltà: a gennaio il prezzo del suino pesante si attestava a 1,630 €/kg, mentre a dicembre dello scorso anno aveva raggiunto un picco di 1,790 €/kg salvo poi cedere. Con l’entrata in vigore della nuova declaratoria CUN il 5 marzo 2026, che ha ridefinito le fasce di peso portando la classe di riferimento a 156-200 kg, il prezzo di esordio era sceso a 1,507 €/kg. Da quel minimo il recupero accumulato si aggira intorno al 6-7%. Secondo le elaborazioni di Crefis il prezzo del suino pesante ad aprile 2026 si attesta a 1,696 €/kg, con un indice di redditività dell’ingrasso in crescita del 6,4%.

 

È in questo contesto che si inserisce l’analisi pubblicata da 3tre3.it, tra i portali di riferimento internazionale per il comparto suinicolo, a firma di Guillem Burset: il prezzo del suino sta aumentando rapidamente, ma con alcune riserve sul medio periodo legate all’offerta e alla domanda strutturale. Una dinamica che conferma come l’attuale fase positiva abbia basi ancora fragili e fortemente dipendenti dall’equilibrio tra disponibilità di capi e capacità di assorbimento del mercato.

 


 

La situazione europea

 

Nella settimana del 23-28 marzo, il confronto con i principali mercati europei mostrava quotazioni stabili per la carcassa in Germania (Vezg a 1,70 €/kg) e in Olanda (Vion a 1,41 €/kg). La Spagna si distingueva in controtendenza positiva, con la Mercolleida che continuava a spingere verso l’alto le quotazioni del vivo. Il sostegno ai prezzi a livello europeo appare quindi legato più alla dinamica dell’offerta che a una crescita dei consumi. In termini di produzione le previsioni Eurostat per il 2026 indicano un quadro complessivamente stabile, con una maggiore concentrazione nei Paesi più competitivi: la Spagna, con 15,8 milioni di capi attesi nel quarto trimestre, manterrà la leadership (25,7% della produzione UE), seguita da Germania e Danimarca.

 

Prospettive

 

Il recupero delle quotazioni è reale, ma la prudenza resta necessaria. Il divario tra circuito tutelato e non tutelato — pari a 0,11 €/kg, un livello che non si vedeva dal 2021 — testimonia le tensioni ancora presenti nella filiera. Il rischio, in assenza di un rafforzamento della domanda, è quello di una fase prolungata di disallineamento tra prezzi all’origine e capacità di valorizzazione a valle. Restano da monitorare l’andamento della Peste suina africana (con aggiornamenti positivi sulla zonizzazione nel Nord Italia) e le implicazioni degli accordi commerciali internazionali, in particolare il Mercosur, che potrebbero incidere sulla competitività delle produzioni DOP italiane sui mercati esteri.