SUINI: RIMBALZO DEI PREZZI IN EUROPA, ITALIA ANCORA PRUDENTE
Il mercato suinicolo europeo mostra segnali di recupero dopo la flessione registrata tra gennaio e febbraio. Nelle principali piazze del Nord Europa i prezzi dei suini da macello sono tornati a crescere con decisione, mentre in Italia la filiera del suino pesante continua a registrare quotazioni più deboli, fortemente influenzate dall’andamento dei tagli freschi e dalla dinamica del comparto dei prosciutti Dop.
Il rimbalzo dei prezzi è iniziato nella seconda metà di febbraio e si è consolidato nelle prime settimane di marzo nei principali Paesi produttori. In Germania il riferimento della VEZG per le carcasse suine ha raggiunto circa 1,60 euro/kg a inizio marzo, dopo incrementi settimanali di circa 5 centesimi che hanno portato a un recupero superiore al 10% nell’arco di tre settimane. La VEZG (Vereinigung der Erzeugergemeinschaften für Vieh und Fleisch) è l’associazione tedesca delle organizzazioni di produttori di bestiame e carne che pubblica ogni settimana il prezzo di riferimento nazionale dei suini da macello. La quotazione rappresenta uno dei principali benchmark del mercato suinicolo europeo e spesso orienta l’andamento delle quotazioni anche negli altri Paesi dell’Unione.
Andamenti analoghi si registrano anche in altri mercati comunitari. In Belgio le carcasse si collocano intorno a 1,52 euro/kg, con incrementi superiori all’11-12% nell’ultimo mese, mentre nei Paesi Bassi le quotazioni sono vicine a 1,36 euro/kg. In Spagna il suino vivo ha raggiunto circa 1,14 euro/kg, con aumenti oltre il 13% nello stesso periodo.
Questa dinamica riflette un riequilibrio tra offerta e domanda dopo il calo di inizio anno. Secondo i dati del Meat Market Observatory della Commissione europea, nel corso del 2025 i prezzi suinicoli avevano raggiunto livelli elevati per poi scendere fino ai minimi di inizio 2026, con una successiva fase di recupero nelle ultime settimane. La ripresa è sostenuta soprattutto dalla domanda del comparto della trasformazione e dalle esportazioni europee, mentre la disponibilità di animali da macello rimane relativamente contenuta in alcuni Paesi del Nord Europa.
Il quadro italiano resta più debole rispetto agli altri mercati europei, anche se nelle ultime settimane emergono i primi segnali di stabilizzazione. Secondo i dati della Commissione Unica Nazionale (CUN), nella seduta del 12 marzo 2026 la tendenza di mercato è stata indicata in rialzo. Il prezzo dei suini da macello del circuito tutelato 156-200 kg è salito a 1,520 euro/kg peso vivo, rispetto a 1,507 euro/kg della seduta del 5 marzo, con un incremento di 1,3 centesimi/kg. L’aumento ha interessato tutte le categorie di peso sia del circuito tutelato sia di quello non tutelato, segnando il primo recupero delle quotazioni dopo la fase ribassista registrata nel mese di febbraio.
Su base mensile il ridimensionamento dei prezzi resta comunque evidente. L’analisi Crefis – Centro Ricerche Economiche sulle Filiere Sostenibili, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona e dall’Università degli Studi di Brescia, indica che a febbraio il prezzo medio dei suini pesanti destinati al circuito Dop è sceso a circa 1,539 euro/kg, con una contrazione del 5,6% rispetto a gennaio e del 16,4% su base annua.
Secondo l’ultimo report Crefis diffuso nelle scorse settimane la riduzione dei prezzi dei tagli freschi ha contribuito a comprimere i margini degli allevatori e delle fasi di ingrasso. Nel mese di febbraio la redditività del ciclo chiuso è diminuita del 5,4%, mentre la fase di ingrasso ha registrato un calo di circa il 2,4% rispetto al mese precedente.
Un ulteriore elemento che pesa sul mercato nazionale è la dinamica delle macellazioni nel circuito dei prosciutti Dop. Nel mese di febbraio sono stati macellati circa 569.800 suini idonei Dop, con una riduzione dell’8,5% rispetto a gennaio. La contrazione dei volumi si inserisce in un contesto di rallentamento della domanda di materia prima da parte della trasformazione, mentre il segmento dei prosciutti stagionati mantiene quotazioni in crescita, con il prosciutto di Parma oltre 9,5 kg che mostra incrementi di prezzo nella fase di stagionatura.
Sul fronte dei costi di produzione emergono segnali moderatamente positivi. Nel mese di febbraio i prezzi delle principali materie prime zootecniche hanno mostrato una leggera flessione. Il mais ha registrato un calo di circa l’1%, mentre soia e orzo evidenziano dinamiche complessivamente stabili o leggermente ribassiste. La riduzione dei costi alimentari contribuisce a contenere le perdite degli allevamenti, ma non risulta sufficiente a compensare la caduta delle quotazioni del suino pesante.
Nel breve periodo il mercato italiano potrebbe beneficiare della ripresa dei prezzi europei, già evidente nelle principali piazze del Nord Europa. Il rialzo registrato nella seduta CUN del 12 marzo rappresenta un primo segnale di inversione di tendenza, ma la sostenibilità del recupero dipenderà dall’andamento dei tagli freschi e dalla domanda della filiera dei prosciutti Dop nel corso della prossima primavera.