TORINO, CAPITALE MONDIALE DELL'INGEGNERIA AGRARIA

Oltre 700 ricercatori da più di 60 Paesi hanno riempito oggi l'Aula Magna "Giovanni Agnelli" del Politecnico di Torino per la sessione di apertura del Joint CIGR–EurAgEng World Congress 2026, introdotta dai co-presidenti del congresso, la professoressa Patrizia Busato del Politecnico di Torino e il professor Remigio Berruto dell'Università di Torino. Una giornata densa di lavori scientifici distribuiti in dodici sale parallele, con la ricerca mondiale sull'ingegneria dei biosistemi al centro, dall’intelligenza artificiale alla robotica, alla gestione dell'acqua, dall’agrivoltaico alla zootecnia intelligente: 684 contributi scientifici in tre giorni.

 


La giornata si è aperta alla Cittadella del Politecnico di Torino con un primo blocco di sessioni scientifiche parallele in dodici sale. I temi hanno spaziato dalla fenotipizzazione delle colture guidata dall'intelligenza artificiale (AI-Driven Crop Phenotyping & Digital Twins) al rilevamento intelligente per la qualità degli alimenti, dalla gestione dell'acqua e della nutrizione nell'agricoltura climaticamente adattiva ai sistemi agrivoltaici e di solarizzazione agricola, dalla robotica da campo autonoma all'educazione nell'ingegneria agraria e dei biosistemi, dalla distribuzione di fitofarmaci con droni al monitoraggio intelligente degli allevamenti e delle emissioni, con sessioni dedicate anche alla visione artificiale per zootecnia e colture, alla sensoristica del suolo, all'innovazione digitale e alla climatizzazione intelligente nelle strutture zootecniche.



L'intelligenza artificiale sotto stress climatico


La lectio magistralis nell’aula magna del Politecnico - intitolata AI Under Climate Stress: The Need for Hands-on Coding and Ground Truthing - è stata tenuta da Luis Miranda, componente del comitato scientifico del CIGR (Commission Internationale du Génie Rural - Commissione Internazionale di Ingegneria Agraria e dei Biosistemi) e professore all’ Università di Eberswalde per lo Sviluppo Sostenibile (HNEE), in Germania.


Miranda ha affrontato uno degli argomenti più urgenti dell'applicazione dell'intelligenza artificiale all'agricoltura: La capacità dei modelli di fornire previsioni affidabili in scenari climatici futuri radicalmente diversi da quelli su cui sono stati addestrati. I metodi di machine learning oggi in uso in agricoltura affondano le radici in metodologie statistiche sviluppate per sistemi complessi, dove raccogliere dati richiede anni di osservazioni sul campo. Il problema centrale non è più fornire previsioni affidabili nello spazio - da un campo a un altro, da una coltura a un'altra - ma nel tempo: verso un futuro climatico che i dati storici non sono in grado di rappresentare.

Miranda ha identificato almeno quattro criticità: la variazione combinata di temperatura e precipitazioni, il possibile disallineamento tra le misurazioni standard dell'aria a due metri e le condizioni reali al livello del suolo, la presenza di soglie biochimiche a cascata difficili da modellare, e il ruolo delle specie invasive in un ecosistema in rapido cambiamento.

Le possibili risposte passano per l'integrazione di moduli fisiologici basati su principi fisici nei modelli di apprendimento automatico, lo sviluppo di sistemi capaci di adattarsi a condizioni mutevoli - sul modello della robotica cognitiva - e la progettazione di esperimenti che, già nella fase di raccolta dati, tengano conto dell'instabilità futura.

Il monito finale: “Bisogna imparare a programmare e saper usare i grandi modelli linguistici, ma bisogna anche continuare a sporcarsi le mani e misurare esattamente dove serve”.

La sessione inaugurale: tutti i relatori


La sessione inaugurale ufficiale ha visto alternarsi al podio una sequenza di relatori di primo piano del mondo accademico, istituzionale e associativo, in un crescendo che ha ben rappresentato la dimensione internazionale, nazionale e locale del congresso.


Claus Grøn Sørensen, presidente della CIGR e docente  all'Università di Aarhus (Danimarca), ha aperto i lavori sottolineando come il congresso sia “un punto di incontro della competenza globale”, che riunisce ricercatori, ingegneri, industria, decisori e professionisti da tutto il mondo. Sørensen ha ricordato che l'innovazione raggiunge il suo valore reale soltanto quando viene adottata: “Una tecnologia che funziona perfettamente in laboratorio ma non viene adottata ha un impatto pari a zero”. Ha rivolto un incoraggiamento particolare ai giovani ricercatori, invitandoli a fare domande, costruire reti e portare avanti le proprie idee, e ha ribadito l'impegno della CIGR a rafforzare la cooperazione internazionale con i partner regionali di tutto il mondo.


Nikolaos Katsoulas, presidente della EurAgEng  - European Society of Agricultural Engineers e docente all'Università Agraria della Tessaglia (Grecia), ha portato il saluto dell'organizzazione europea, ricordandone la missione: essere la “casa europea” non solo delle associazioni nazionali di ingegneria agraria, ma dell'intera comunità dell'ingegneria dei sistemi agricoli, “collegando persone, idee e innovazioni attraverso i confini”. Katsoulas ha inquadrato le sfide globali che il settore deve affrontare - cambiamento climatico, limitazione delle risorse, sostenibilità ambientale, necessità di nutrire una popolazione crescente -  e ha incoraggiato in particolare la rete Young Professional Network e gli studenti a sfidare i paradigmi esistenti, “perché sarete voi a guidare la prossima generazione”.


Claudia Arcidiacono, vicepresidente dell'AIIA -  Associazione Italiana di Ingegneria Agraria e docente all'Università di Catania, ha portato i saluti del presidente dell'associazione, professor Giuseppe Tumbat, rettore dell'Università di Reggio Calabria, trattenuto a Roma dalla conferenza dei rettori. Arcidiacono ha ripercorso il lungo radicamento dell'associazione italiana nella famiglia CIGR, ricordando le eccellenze nazionali: meccanizzazione, edilizia rurale, gestione dell'acqua, energie rinnovabili, agricoltura di precisione. “L'innovazione non è più un'opzione - ha affermato - è una necessità” e ha concluso con un ringraziamento esplicito agli organizzatori Patrizia Busato e Remigio Berruto per aver reso possibile l'evento.


Danilo Monarca, professore dell'Università della Tuscia e presidente del Club di Bologna, ha illustrato il ruolo di questa realtà internazionale, fondata nel 1989 dal professor Giuseppe Pellizzari, oggi con 102 soci e 7 dottorandi provenienti da 29 Paesi, dedicata al dialogo scientifico e all'analisi strategica sulla meccanizzazione agricola, operante sotto l'egida della CIGR e in collaborazione con FAO e UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale). Monarca ha segnalato il Premio Felici, destinato ogni due anni alla migliore tesi di dottorato sulla meccanizzazione agricola, e ha invitato i giovani ricercatori presenti a candidarsi e a utilizzare l'archivio storico del Club come strumento di lavoro.


Andrea Bocco, direttore del DIST - Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio del Politecnico di Torino, ha portato il saluto di una struttura che è insieme del Politecnico e dell'Università di Torino, nata quarant'anni fa dall'idea che la complessità dei sistemi territoriali non potesse essere affrontata da un'unica disciplina e che oggi conta centottanta professori e ricercatori. Bocco ha ricordato con autoironia di non aver mai sentito parlare dell'associazione CIGR prima che Patrizia Busato e Remigio Berruto venissero a proporgli l'idea, “ma sono rimasto stupito dall'ampiezza e dalla portata del congresso, e ho detto subito: facciamolo”. Ha concluso con la citazione dell'architetto Cedric Price:  “Technology is the answer, but what was the question?”, un invito a non perdere di vista la finalità sociale dell'innovazione: “La società non si preoccupa delle tecnologie in sé. Vuole cibo, vestiti, legname. Dobbiamo fare in modo che tecnologia e società avanzino insieme”, evocando lo spirito del movimento Slow Food, nato proprio in Piemonte.


Luisella Celi, vicerettrice per la ricerca dell'Università di Torino e docente al DISAFA - Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, ha portato il saluto del rettore dell'ateneo Cristina Prandi. Chimica agraria di formazione, ha dichiarato di aver guardato il programma con occhi familiari, riconoscendo in esso “i temi che sono anche le priorità dei principali agenda internazionali”: sicurezza alimentare, adattamento e mitigazione climatica, gestione sostenibile dell'acqua, transizione energetica, conservazione della biodiversità, trasformazione digitale. Ha sottolineato come la collaborazione tra Università di Torino e Politecnico  incarni l'approccio interdisciplinare necessario, “dall'ingegneria alla scienza agraria, ambientale, dei dati, sociale e giuridica, per costruire l'agricoltura del futuro”. Ha concluso con un richiamo alla responsabilità geopolitica della scienza: “In questo momento difficile, i ricercatori di tutto il mondo devono lavorare per trovare nuovi dialoghi e nuove interazioni per un futuro di pace”.


Elena Maria Baralis, prorettore del Politecnico di Torino, ha ribadito come l'intelligenza artificiale abbia oggi raggiunto una maturità tale da poter essere “un supporto forte per molte altre scienze, agricoltura inclusa”. Ha insistito su due priorità: l'approccio interdisciplinare  “non possiamo pensare in una singola disciplina di fare tutto da soli” e la necessità che la ricerca produca conoscenza concretamente utile alla società, riconoscendo al contempo l'esistenza di “una crisi di fiducia nella scienza” che si supera solo attraverso risultati tangibili. Ha ricordato la stretta collaborazione in corso tra Politecnico e Università di Torino: “La collaborazione con l'Università di Torino ci aiuta a crescere verso la società”.


Francesco Tresso, assessore all'Ambiente del Comune di Torino, ha definito l'ingegneria agraria applicata ai biosistemi come “l'ingegneria della vita stessa, non una disciplina del passato”, capace di abbracciare l'intera filiera del valore: dalla terra agli impianti di trasformazione, dall'energia rinnovabile da residui organici ai biomateriali destinati a sostituire la plastica. “Applicare l'ingegneria a qualsiasi sistema - ha detto - è un atto di responsabilità”.


Hanno partecipato in videoconferenza due rappresentanti delle istituzioni piemontesi e nazionali. Paolo Bongioanni, assessore regionale all'Agricoltura della Regione Piemonte, portando i saluti del governatore Alberto Cirio, ha valorizzato il “modello Piemonte, riconosciuto a livello europeo e internazionale come territorio di eccellenza dell'agroalimentare”. Ha sottolineato come l'innovazione non sia più un obiettivo ma “lo strumento”, in un momento in cui i cambiamenti avvengono a una velocità a cui non eravamo preparati.


Luigi D'Eramo, sottosegretario di Stato al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste del governo Meloni, ha portato i saluti del ministro Francesco Lollobrigida. Ha illustrato gli investimenti del governo nel settore agroalimentare, definiti “senza precedenti”: 16,8 miliardi di euro complessivi, con gli investimenti produttivi passati da 3,6 a 8,9 miliardi, 3,2 miliardi per il piano solare agricolo (circa 30.000 impianti), oltre 92 miliardi per l'innovazione, il Fondo ISMEA portato oltre i 500 milioni a sostegno di circa tremila imprese, e 12 miliardi per il Piano nazionale di interventi infrastrutturali per la sicurezza del settore idrico. Per la digitalizzazione, ha citato il piano «Coltiva Italia» con oltre 13,5 milioni di euro destinati principalmente al CREA per integrare intelligenza artificiale, agricoltura di precisione, sensoristica avanzata e meccatronica nelle aziende sperimentali.


I lavori del pomeriggio: dodici sale, tutto il giorno


Il programma scientifico pomeridiano si è sviluppato con due blocchi di sessioni parallele. I temi hanno spaziato da sistemi bio-ispirati e robotica agricola all'intelligenza artificiale per i sistemi alimentari e i digital twins, dall'edge AI e smart computing allo smart energy e agli ambienti controllati, dai droni UAV e LiDAR per la fenotipizzazione delle colture al workshop PROMEDRICE sulla gestione idrica negli agroecosistemi risicoli mediterranei, dai droni per la protezione fitosanitaria di precisione agli stress da calore e alla resilienza animale, dal monitoraggio acustico di malattie e parassiti alle infrastrutture verdi e alle soluzioni basate sulla natura. Il terzo blocco di sessioni ha incluso ulteriori incontri su imaging iperspettrale e intelligenza spettrale, filiere del freddo e cold-chain engineering, operazioni da campo autonome, trazione e dinamica fuoristrada, machine learning per l'agricoltura di precisione, irrigazione intelligente e sistemi di supporto alle decisioni.


La cena di gala al MAUTO

La giornata si è chiusa con la visita e la cena al Museo Nazionale dell'Automobile – MAUTO di Torino, un omaggio alla storia industriale e tecnologica di una città che ospita il congresso con piena consapevolezza del proprio ruolo nell'innovazione globale.


Il congresso si concluderà oggi, con le ultime sessioni scientifiche parallele, le riunioni dei gruppi di lavoro internazionali CIGR e la cerimonia di chiusura nell'Aula Magna "Giovanni Agnelli" del Politecnico di Torino.