UMBRIA: LA CORILICOLTURA DIVENTA UNA NUOVA FILIERA AGRICOLA

Negli ultimi anni il nocciolo è diventato una delle colture simbolo della riconversione agricola in Umbria. Un’evoluzione che nasce da una strategia di filiera costruita attraverso politiche regionali, ricerca agronomica e accordi industriali. Proprio questo percorso di crescita della corilicoltura umbra è stato al centro del seminario tecnico organizzato dal Servizio fitosanitario regionale il 24 febbraio scorso a Perugia, a Palazzo Broletto, che ha riunito istituzioni, università, agronomi e periti agrari. L’incontro ha rappresentato l’occasione per fare il punto su una coltura che, in pochi anni, ha assunto un peso crescente nel sistema agricolo regionale.

 

La fotografia di partenza evidenzia quanto sia stato rapido il cambiamento. Secondo i dati Istat riferiti al 2020, in Umbria il nocciolo occupava appena 145 ettari distribuiti tra le province di Perugia e Terni, con una produzione complessiva di circa 2.700 quintali provenienti da 130 aziende. Numeri che collocavano la regione in una posizione del tutto marginale rispetto ai principali distretti italiani, guidati da Piemonte, Lazio e Campania.

 

La svolta è arrivata con le politiche di sviluppo rurale. Il Programma di sviluppo rurale dell’Umbria ha sostenuto l’introduzione della frutta in guscio come opportunità di diversificazione aziendale, finanziando nuovi impianti attraverso diverse misure dedicate agli investimenti agricoli e ai progetti di filiera. Nel complesso sono in fase di completamento oltre 1.500 ettari di nuovi noccioleti, con il coinvolgimento di circa 200 imprenditori agricoli e investimenti complessivi superiori ai 12 milioni di euro attraverso le misure 4.1.1 e 16.4.1 del PSR.

 

Nel frattempo si è sviluppata un’organizzazione industriale della filiera. Dal 2018 la corilicoltura umbra è entrata nel Progetto Nocciola Italia promosso da Ferrero, con un accordo ventennale che prevede il ritiro di una quota significativa della produzione a condizioni contrattuali definite. L’intesa, realizzata attraverso il Consorzio ProAgri, garantisce agli agricoltori l’acquisto di circa il 75% del prodotto, con un prezzo minimo indicizzato ai costi di produzione e alle dinamiche di mercato.

 

Questa integrazione tra produzione agricola e industria ha favorito un’espansione rapida delle superfici. Nel 2018 i noccioleti coinvolti nel progetto occupavano circa 40 ettari; nel 2021 avevano già superato i 500 ettari e l’obiettivo condiviso della filiera è raggiungere circa 1.500 ettari entro il quest’anno. Le aree di maggiore sviluppo si concentrano nell’Alta Valle del Tevere, nell’area Assisi–Foligno–Spoleto e nella zona ternana, territori dove la coltura può rappresentare una valida alternativa economica in contesti collinari e marginali.

 

Il rafforzamento della filiera si è concretizzato anche sul piano infrastrutturale. L’anno scorso è entrato in funzione a Città di Castello il primo polo regionale per raccolta, essiccazione e lavorazione delle nocciole, struttura che consente di gestire la produzione locale e di migliorare la qualità del prodotto destinato all’industria dolciaria. Il centro coinvolge circa 80 agricoltori e si inserisce nella rete del consorzio ProAgri, che conta oltre 800 soci su circa 3.000 ettari complessivi di coltivazioni diverse.

 

Il seminario di Perugia ha analizzato proprio questa fase di consolidamento. Oltre agli aspetti fitosanitari – tema centrale per una coltura in espansione – il confronto ha affrontato la sostenibilità economica degli impianti, la meccanizzazione della raccolta e il miglioramento genetico. In questo ambito l’Università degli Studi di Perugia ha presentato i risultati delle attività di ricerca varietale, tra cui la selezione della cultivar Tonda Francescana, sviluppata per adattarsi meglio alle condizioni pedoclimatiche dell’Italia centrale.

 

La corilicoltura umbra si trova quindi in una fase decisiva della sua evoluzione. Dopo gli anni dell’espansione degli impianti la sfida riguarda il consolidamento di una filiera capace di garantire redditività alle aziende agricole e continuità di approvvigionamento all’industria di trasformazione. Il seminario di Perugia ha evidenziato come il nocciolo non sia più una semplice sperimentazione agronomica, ma una componente sempre più strutturale del sistema produttivo regionale. In una regione caratterizzata da aziende di dimensione medio-piccola e da territori collinari diffusi, la crescita della corilicoltura rappresenta oggi una delle opportunità più concrete per rafforzare la competitività dell’agricoltura umbra.