VENDEMMIA TURISTICA, DALLE REGIONI REGOLE DIVERSE PER PORTARE I VISITATORI NEI FILARI

Dalla visita in cantina alla raccolta dell’uva: la vendemmia è entrata stabilmente nell’offerta enoturistica italiana. Il quadro nazionale consente la partecipazione dei visitatori quando l’attività conserva carattere culturale, didattico e ricreativo, mentre diverse Regioni hanno definito procedure e requisiti propri. Toscana e Friuli Venezia Giulia hanno sviluppato le indicazioni operative più dettagliate. La Ganzega trentina appartiene invece a un altro ambito: quello dell’aiuto gratuito e occasionale alla raccolta.

 

Entrare nel vigneto, raccogliere alcuni grappoli, seguire le prime operazioni di trasformazione e conoscere direttamente il lavoro che precede la produzione del vino. La vendemmia è diventata una delle esperienze utilizzate dalle aziende vitivinicole per ampliare l’offerta enoturistica e creare un rapporto più diretto tra produzione agricola e consumatore.

 

La possibilità di coinvolgere materialmente i visitatori nella raccolta richiede però una separazione precisa tra esperienza turistica e lavoro agricolo. Il turista partecipa per finalità culturali e ricreative e non può diventare manodopera gratuita destinata a sostituire i lavoratori necessari alla produzione. La base normativa nazionale è contenuta nella legge 205/2017, che ha definito l’enoturismo, e nel decreto ministeriale 12 marzo 2019 sugli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività. Fra le iniziative ammesse rientrano le attività didattiche, culturali e ricreative svolte nei vigneti e nelle cantine, compresa la vendemmia didattica.

 

Nel 2023 l’Ispettorato nazionale del lavoro e l’Associazione nazionale Città del Vino hanno definito specifiche Linee guida per la vendemmia turistica con l’obiettivo di distinguere chiaramente l’esperienza dell’ospite dalla prestazione lavorativa.

 

La vendemmia turistica non è lavoro agricolo

 

Le Linee guida nazionali definiscono la vendemmia turistica come un’attività di raccolta dell’uva non retribuita, di breve durata, episodica, circoscritta ad appositi spazi e caratterizzata da finalità culturali e ricreative. La durata deve essere limitata a poche ore e l’attività non può essere organizzata in modo promiscuo con la vendemmia professionale. I filari utilizzati dai visitatori devono quindi essere riconoscibili e distinti dalle aree nelle quali lavorano gli addetti alla raccolta.

 

È prevista inoltre la presenza di un referente aziendale o di un tutor, mentre ai turisti deve essere impedito l’accesso alle attrezzature e alle operazioni che comportano rischi incompatibili con la natura dell’esperienza, a partire dall’utilizzo delle macchine agricole e dalle attività di carico e scarico.

 

L’azienda deve disporre di una copertura assicurativa per la responsabilità civile e rispettare gli adempimenti amministrativi previsti dalle norme regionali e locali. Il principio di fondo è semplice: il visitatore può sperimentare la vendemmia, ma non può essere inserito nell’organizzazione produttiva come un normale raccoglitore.

 

Toscana, partecipazione nei filari con comunicazione preventiva

 

La Toscana ha sviluppato una delle applicazioni più strutturate delle Linee guida nazionali.

La disciplina regionale distingue espressamente la semplice dimostrazione della vendemmia dalla partecipazione operativa dell’ospite. Le regole specifiche interessano proprio il secondo caso, quando il visitatore entra nel vigneto e prende parte materialmente alla raccolta.

 

L’attività può essere organizzata nell’ambito dell’enoturismo, delle fattorie didattiche e delle altre attività didattiche, ricreative e culturali legate al mondo rurale previste dalla normativa regionale. Per le aziende che aderiscono alle Linee guida sulla vendemmia turistica è prevista una comunicazione preventiva al SUAP per ogni giornata interessata. Devono essere indicati, fra gli altri elementi, i filari destinati all’esperienza, gli orari, il referente aziendale, la copertura assicurativa e i partecipanti. La Toscana ha quindi scelto di rendere tracciabile l’attività e di separarla amministrativamente dalla normale vendemmia aziendale.

 

Friuli Venezia Giulia, una procedura dedicata

 

Anche il Friuli Venezia Giulia ha definito una procedura specifica per la vendemmia turistica e didattica.

La disciplina regionale la qualifica come attività non lavorativa e non retribuita, svolta per poche ore al giorno, destinata a un numero limitato di partecipanti e organizzata sotto la supervisione dell’azienda agricola. Sono richiesti spazi adeguati, delimitazione delle aree, segnaletica, misure per impedire l’accesso alle attrezzature pericolose e copertura assicurativa per la responsabilità civile.


L’attività viene gestita attraverso il sistema SUAP sulla base delle Linee guida definite con l’Ispettorato interregionale del lavoro Nord-Est e Città del Vino Friuli Venezia GiuliaToscana e Friuli Venezia Giulia rappresentano così due esempi particolarmente avanzati di regolazione operativa della partecipazione dei turisti alla raccolta.

 

In molte Regioni la vendemmia didattica rientra nell’enoturismo

 

In altre parti d’Italia il modello è meno specifico: la vendemmia didattica viene inserita direttamente nella disciplina regionale dell’enoturismo e della multifunzionalità agricola. È il caso, con impostazioni differenti, di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Valle d’Aosta. Il Piemonte, per esempio, comprende esplicitamente fra le attività enoturistiche le iniziative didattiche, culturali e ricreative svolte nelle cantine e nei vigneti, compresa la vendemmia didattica.

 

L’impostazione è analoga in numerose altre realtà regionali: visite ai vigneti e alle cantine, degustazioni, conoscenza delle tecniche di coltivazione e vinificazione e attività pratiche vengono ricondotte alla diversificazione dell’impresa agricola, con procedure che possono comprendere SCIA, iscrizioni in elenchi regionali e requisiti professionali. La vendemmia esperienziale si colloca quindi all’interno di un fenomeno più ampio: l’impresa vitivinicola non commercializza soltanto vino, ma anche conoscenza del territorio, cultura produttiva e partecipazione alle fasi agricole.

 

Dal vino all’olio, cresce il turismo legato alle produzioni agricole

 

Lo stesso modello si sta estendendo ad altre produzioni. L’oleoturismo, riconosciuto dalla legislazione nazionale e disciplinato successivamente da numerose Regioni, applica alla filiera olivicola una logica simile: visite agli oliveti e ai frantoi, conoscenza dei processi produttivi, degustazioni e iniziative culturali e didattiche. Per le aziende agricole si tratta di un’evoluzione rilevante della multifunzionalità. La fase agricola entra direttamente nell’offerta commerciale e contribuisce a valorizzare prodotto, paesaggio e territorio. La partecipazione pratica del visitatore, tuttavia, rimane subordinata alla necessità di non trasformare l’esperienza in apporto produttivo sostitutivo della normale manodopera aziendale.

 

La Ganzega trentina è un’altra cosa

 

Su questo punto è utile distinguere nettamente la vendemmia turistica dalla Ganzega, riconosciuta nel 2026 in Trentino.

 

La Ganzega non riguarda turisti che acquistano o ricevono un’esperienza in vigneto. Riguarda invece una consuetudine della comunità agricola: l’aiuto occasionale e gratuito prestato durante vendemmia e raccolta da persone legate all’agricoltore da rapporti personali, di parentela, amicizia, vicinato o conoscenza. Il pasto e il momento conviviale conclusivo accompagnano tradizionalmente questa forma di collaborazione, senza assumere natura di retribuzione.

 

La differenza rispetto alla vendemmia turistica è quindi sostanziale. Nel primo caso il partecipante è un visitatore e l’attività deve avere carattere culturale e ricreativo. Nella Ganzega la persona presta invece un aiuto effettivo alla raccolta, fondato sulla gratuità, sull’occasionalità e sulla consuetudine locale. Anche il rapporto con l’organizzazione produttiva è diverso. Le regole della vendemmia turistica puntano a tenere separati gli ospiti dai vendemmiatori professionisti. La Ganzega nasce invece proprio come forma tradizionale di collaborazione durante il picco della raccolta.

 

Dalla ricognizione delle discipline regionali non emerge al momento un istituto direttamente equivalente alla Ganzega trentina. Nelle altre Regioni sono ampiamente diffuse norme sull’enoturismo, sulle fattorie didattiche e sulla vendemmia esperienziale, mentre il riconoscimento dell’aiuto comunitario gratuito alla raccolta costituisce una specificità del sistema trentino.

 

Per le aziende due opportunità, con regole differenti

 

Vendemmia turistica e solidarietà rurale possono entrambe avere interesse per l’impresa agricola, ma rispondono a obiettivi completamente diversi. La prima è un’attività connessa capace di generare valore economico attraverso servizi, visite, degustazioni e vendita diretta. Consente alla cantina di trasformare il vigneto e la raccolta in strumenti di comunicazione e di relazione con il consumatore.


La seconda riguarda l’organizzazione sociale del lavoro agricolo nei momenti di maggiore fabbisogno e, nel caso trentino, recupera una pratica tradizionale di collaborazione comunitaria.

 

Per l’impresa vitivinicola la distinzione deve rimanere netta. Il turista entra nel vigneto per vivere e comprendere la vendemmia; il lavoratore entra nel vigneto per produrre; l’aiuto gratuito può esistere soltanto quando ricorrono effettivamente le condizioni previste dalla legge o dagli usi riconosciuti. È su questo confine che si gioca la possibilità di sviluppare nuove forme di turismo agricolo senza creare sovrapposizioni con la disciplina del lavoro.

 

Riferimenti principali: legge 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, commi 502-505; decreto ministeriale 12 marzo 2019 sugli standard minimi di qualità dell’attività enoturistica; Linee guida per la vendemmia turistica sottoscritte il 12 luglio 2023 dall’Ispettorato nazionale del lavoro e dall’Associazione nazionale Città del Vino; normative regionali in materia di enoturismo, agriturismo e multifunzionalità agricola.