VILLA IL PASSATEMPO, SECOLI DI STORIA PIEMONTESE IN UNA DIMORA CHIERESE

Solo per oggi, domenica 7 giugno, si possono ancora varcare i cancelli di Villa “Il Passatempo delle Dame di Verrua”, la dimora storica di Strada del Passatempo 8 a Chieri (Torino), all’angolo con Strada Tetti Rocco. In questo fine settimana la villa ha aperto le porte al pubblico con visite guidate curate direttamente dalla famiglia proprietaria, i Folonari. Un’opportunità rara per scoprire uno dei luoghi più affascinanti e discreti del Chierese, che è raramente accessibile e che custodisce al proprio interno secoli di storia piemontese, arredi di straordinario pregio e un parco romantico di piante secolari.

 

La storia: una contessa francese, il Duca di Savoia e la fuga in Francia

 

La villa fu costruita alla fine del Seicento dal conte Augusto Manfredi Scaglia di Verrua per la moglie, Giovanna Battista de Luynes, nobildonna francese figlia del duca di Luynes, che aveva sposato nel 1683. Giunta a Torino, la giovane contessa si distinse subito alla corte sabauda e divenne amante di Vittorio Amedeo II, dal quale ebbe due figli illegittimi: Maria Vittoria Francesca, nata nel 1690, e Vittorio Francesco Filippo, nato nel 1694. Dal marito conte Scaglia aveva avuto invece quattro figli.


Nel 1698 la contessa si separò dal marito e nel 1700 fuggì in Francia; il duca la inseguì fino al Monginevro, senza riuscire a fermarla. Negli anni immediatamente successivi, nel 1706, Torino fu assediata dalle truppe francesi nell’ambito della guerra di successione spagnola: alcuni storici hanno ipotizzato che la contessa, ormai in Francia e ben introdotta alla corte di Luigi XIV, potesse aver avuto un ruolo in quegli eventi, ma si tratta di una questione ancora dibattuta.


Le due figlie femmine avute dal conte Scaglia, Anna Maria e Margherita, rimasero in Piemonte col padre. È a loro che la villa deve il proprio nome: “Il Passatempo delle Dame di Verrua” fu nel Settecento la dimora prediletta delle figlie Scaglia di Verrua.

L’ultima erede Verrua sposò il conte Carlo San Martino della Motta, che nell’Ottocento ristrutturò profondamente la casa trasformandola nell’elegante dimora neoclassica visibile ancora oggi, con il timpano triangolare recante lo stemma dei San Martino e le due ali avanzate a ferro di cavallo. Il San Martino appose ovunque il proprio segno: lo stemma con le cinque frecce - che simboleggiano la discendenza diretta da Arduino d’Ivrea, privilegio condiviso con poche altre famiglie piemontesi - e i grifoni compaiono sul timpano, sui camini, negli alari e nella volta della sala d’armi. Con l’estinzione del casato dei San Martino della Motta, la villa passò in eredità ai conti Balbo Bertone di Sambuy e nel 1894 alla famiglia degli attuali proprietari, i Folonari, discendenti del barone Romano Gianotti e della sua consorte, la baronessa Anna Sacchi de Moore.


Tra i legami documentati della famiglia vi sono quelli con Papa Benedetto XV, cugino della nonna degli attuali proprietari, e con Papa Paolo VI (Montini), la cui sorella era la zia degli attuali proprietari. La cappella della villa è ancora consacrata, e qui si celebrano battesimi, matrimoni e ricorrenze familiari.

 

L’architettura: stile neoclassico con tocchi romantici e gotici

 

La villa è oggi un esempio di architettura romantica di ispirazione classica, sebbene all’interno vi sia una piccola presenza di stile neogotico, in particolare nella stanza chiamata “del tronetto”. L’edificio padronale è formato da un corpo doppio a tre piani fuori terra, con due ali che si protendono verso il parco. Nel corpo centrale, un ampio scalone a rampe simmetriche conduce al piano nobile, dove ampie vetrate danno luce al salone d’onore, decorato con un’imponente vasca di marmo, un ampio camino rivestito da ceramiche delle antiche fabbriche piemontesi e una maestosa scultura lignea che raffigura la battaglia di Vienna del 12-13 settembre 1683, l’episodio in cui le truppe cristiane guidate dal re di Polonia Giovanni Sobiesky e dal principe Eugenio di Savoia fermarono l’avanzata ottomana in Europa, stringendo in una morsa Kara Pascìà tra le colline e la pianura.


Una stampa acquerellata a mano dello Sclopis, conservata nella villa, mostra com’era la dimora prima degli interventi ottocenteschi: senza il timpano, senza il piano superiore, con il giardino ancora all’italiana. La trasformazione romantica è dunque ben documentata e visibile nel confronto. Ogni sala del piano nobile conserva i pavimenti dell’epoca: la sala d’onore e la sala d’armi hanno il pavimento in bargiolina piemontese originaria del Seicento, materiale ormai introvabile nelle dimensioni necessarie per le grandi lastre del salone, mentre nelle altre sale si alternano il seminato veneziano dell’Ottocento e il legno.

 

I tesori delle sale: tappezzerie parigine, porcellane e un servizio da Versailles

 

Il piano nobile si snoda attraverso una sequenza di sale che custodiscono arredi e oggetti di alto valore storico e artistico.


La “camera gialla” deve il proprio nome alla tappezzeria realizzata agli inizi dell’Ottocento dalla manifattura Zuber di Parigi, attiva dal 1797 e ancora oggi operante, patrimonio nazionale francese, che produce tappezzerie esclusivamente a mano con rulli di legno incisi, uno per ogni colore e per ogni disegno, sovrapposti su più fondi. Quella conservata a Villa il Passatempo è un esemplare originale del primo Ottocento in perfetto stato di conservazione. In questa stessa sala è allestita anche una tavola con le porcellane di Meissen, la più importante manifattura europea, fondata in Germania nel Settecento, nel celebre disegno “Blue Onion”, prodotto ininterrottamente da quattro secoli e ispirato alle porcellane asiatiche bianche e blu, che i tedeschi interpretarono come cipolle dando vita a uno dei pattern più longevi della storia delle arti decorative. Particolari i coltelli con manico in porcellana originali del Settecento. Al centro del tavolo, una coppa cinese antica in porcellana montata su base di bronzo con due manici.


Nell’anticamera verde è esposta una collezione di elefanti provenienti dall’Africa e dall’India, dono di ringraziamento di numerosi missionari che la famiglia sosteneva con sussidi continui. Vi si trova anche il ritratto del marchese Giuseppe Folonari, primo titolare di brevetto di pilota civile in Italia, che negli anni Trenta compiva voli straordinari tra cui una traversata dall’Italia fino in Terra Santa e a Baghdad. Un modellino del suo aereo è conservato in un’altra sala della dimora.


La sala da pranzo - che nel secolo scorso vedeva Teresa Folonari mettere a tavola ogni sera trenta persone tra marito, sorella, figli, nuore, generi e nipoti - presenta alle pareti pannelli cinesi in carta dipinta a mano. La tavola è allestita con un servizio di porcellana realizzato dalla manifattura Bernardaud di Limoges in occasione della prima visita di Stato della regina Elisabetta II d’Inghilterra in Francia, quando fu accolta a un pranzo di gala dal presidente René Coty a Versailles nel 1957. Per quell’occasione Bernardaud produsse un servizio complessivo di 4.000 pezzi - tra piatti piani, fondi, da frutta, da portata e zuppiere - con un fondo bianco avorio e decorazioni dorate ispirate ai motivi orientali, rami e fiori su cielo dorato. La famiglia Folonari ne acquistò una parte consistente, circa 300-400 pezzi: un servizio completo che, come sottolineano i proprietari, non si trova da nessun’altra parte.


In un’altra sala del piano nobile sono esposti tre servizi: un servizio da caffè della stessa manifattura Bernardaud, con caffettiera d’argento e zuccheriera; un servizio da tè di Limoges completo di teiera, zuccheriera e lattiera, con un samovar d’argento inglese e due scatole da tè inglesi dell’Ottocento, quando il tè si conservava in foglie e si filtrava con il colino versandolo in tazza; e un servizio da cioccolata, riconoscibile dalla cioccolatiera dal becco caratteristico, diverso da quello della caffettiera e della teiera.


Di grande interesse anche la collezione di samovar, gli apparecchi tradizionalmente usati per scaldare l’acqua per il tè nell’Europa centro-orientale, nel Medio Oriente e anche in Piemonte e in Inghilterra. Tra i pezzi più interessanti: un samovar russo a cilindro alimentato a carbone, costruito tra il 1904 e il 1917, fregiato della medaglia di fornitore ufficiale della Casa Imperiale russa, il cui esemplare gemello è esposto al Metropolitan Museum of Art di New York; un samovar acquistato a Teheran; uno acquistato a Togliatti nel 1970, quando l’attuale proprietario vi si recò per partecipare alla costruzione del celebre stabilimento automobilistico; due samovar orientali in argento o ottone a olio, portati da Baghdad; e due samovar europei ad alcool, di cui uno in peltro del Settecento e uno inglese in Sheffield plate di metà Ottocento.


La sala del biliardo custodisce un tavolo da gioco costruito appositamente per quella stanza - che conserva il pavimento originario del Seicento in legno grezzo - poggiato su sei pilastri di pietra direttamente sulla struttura portante dell’edificio, per non essere alterato dai movimenti del legno.


La sala della musica, aggiunta dal San Martino nell’Ottocento, è ancora oggi utilizzata per ricevimenti, con i divani Impero, le grandi console e il camino d’epoca.

 

Il parco e la cappella

 

All’esterno, il parco di piante secolari - un tempo all’italiana e oggi all’inglese - circonda la villa con querce, pioppi cipressini, cedri e specchi d’acqua. Il giardino immediatamente adiacente alla villa è invece mantenuto all’italiana, con siepi e aiuole a roseti curate ancora oggi direttamente dalla famiglia proprietaria. A lato della villa, la cappella padronale a pianta ottagonale è verosimilmente coeva della villa seicentesca ed è ancora consacrata.

 

Un bene più volte segnalato dal FAI

 

Villa e Parco il Passatempo sono stati segnalati tra i “Luoghi del Cuore” del FAI nelle campagne del 2006, 2016, 2018, 2020 e 2022, a riprova dell’attenzione che il territorio riserva a questa dimora. La villa è iscritta all’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI) ed è inserita negli itinerari di Turismo Torino e Provincia.


Per chi non avesse ancora visitato la villa, oggi domenica 7 giugno è l’ultima occasione: ingresso intero 10 euro, ridotto 5 euro per bambini dai 4 ai 10 anni e per persone con disabilità, gratuito sotto i 4 anni. I possessori della Torino+Piemonte Card pagano 8 euro. La villa si trova in Strada del Passatempo 8, angolo Strada Tetti Rocco, Chieri (TO).