VINO ITALIANO, LA CRISI IN MEDIO ORIENTE AUMENTA I COSTI E FRENA L’EXPORT

L’export del vino italiano subisce un contraccolpo diretto dal conflitto in Iran, con ordini già sospesi in circa venti mercati tra Golfo Persico e aree limitrofe. Il valore delle esportazioni coinvolte è stimato in circa 80 milioni di euro annui. La segnalazione arriva dall’Unione Italiana Vini (UIV), che evidenzia un impatto immediato non solo commerciale, ma anche produttivo e logistico.

 

A lanciare l’allarme è il presidente UIV, Lamberto Frescobaldi, intervenuto ieri al consiglio nazionale dell’associazione che si è tenuto alla Cantina Girlan a Cornaiano (Bolzano). Secondo l’Osservatorio Uiv i soli eventuali costi aggiuntivi stimati per le materie prime secche potrebbero influire sul prezzo finale di una bottiglia da 4 euro in un range compreso tra il 10% e il 20%. Il blocco degli ordini si inserisce in un contesto già fragile per il settore, caratterizzato da una domanda internazionale in contrazione e da margini ridotti dalle recenti tensioni commerciali.

 

Aumentano i costi di produzione

 

Le criticità più rilevanti riguardano la filiera industriale. Secondo l’Osservatorio del Vino UIV, l’aumento dei costi delle cosiddette “materie prime secche” – vetro, carta, cartone, capsule e gabbiette – potrebbe incidere tra il 10% e il 20% sul prezzo finale di una bottiglia base da 4 euro. Un incremento che le imprese dichiarano di non essere in grado di assorbire, soprattutto dopo la riduzione dei listini export verso gli Stati Uniti: -11% medio nel 2025 e -13% nel primo trimestre 2026. Sul fronte logistico si registrano già rincari nei trasporti nazionali, mentre a livello internazionale i costi dei container sono stimati in crescita tra il 20% e il 50%. Le tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per le rotte commerciali, aggravano ulteriormente il quadro.

 

Effetti a catena su turismo ed economia del vino

 

L’impatto del conflitto si estende oltre la dimensione strettamente industriale. Il rallentamento dei flussi turistici internazionali, in particolare dai Paesi del Golfo, rischia di penalizzare anche l’enoturismo, segmento sempre più rilevante per la redditività delle aziende vitivinicole italiane. Permane inoltre elevata incertezza sugli effetti macroeconomici, tra possibili spinte inflazionistiche e rallentamento della crescita globale.

 

Richiesta di intervento istituzionale

 

UIV sollecita un intervento rapido da parte del Governo italiano e dell’Unione europea per sostenere il comparto. Le priorità riguardano strumenti di mitigazione dei costi, supporto alla liquidità delle imprese e misure per stabilizzare i mercati di sbocco. Il comparto vitivinicolo rappresenta uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale, con un valore dell’export che secondo l’Istat supera i 7,8 miliardi di euro annui. Le tensioni geopolitiche in atto confermano la forte esposizione internazionale del settore e la necessità di politiche di gestione del rischio più strutturate.

 

Prospettive

 

Nel breve periodo l’evoluzione del conflitto e delle rotte commerciali sarà determinante per comprendere l’entità reale dell’impatto. Nel medio termine emerge la necessità di rafforzare la resilienza della filiera, sia sul piano degli approvvigionamenti sia su quello della diversificazione dei mercati.