ViINI NO ALCOL: IL VINITALY INDICA CHE IL SEGMENTO COMINCIA A CRESCERE
Il vino no alcol in Italia, per quanto riguarda i volumi, è ancora un fenomeno di nicchia, ma i segnali emersi a Vinitaly indicano che la produzione cresce a doppia cifra e che le grandi cantine entrano in modo strutturato nel segmento. Inoltre ci sono nuove aziende, in pratica start-up che si stanno specializzando esclusivamente nei dealcolati, che non sono più una semplice curiosità tecnologica, ma una categoria in formazione, con proprie logiche economiche e di consumo.
Nel padiglione dedicato ai prodotti No-Lo abbiamo osservato i produttori, i potenziali acquirenti e i curiosi, sperimentando anche due assaggi delle realtà Valdo Spumanti, con il suo Purø – Alcohol Free Blanc de Blancs e PRIMØZERO, con uno spumante bianco dealcolato pensato per il consumo contemporaneo. Due modelli diversi che sono indicativi di due direttrici di sviluppo del comparto.
I numeri: crescita rapida, base ancora limitata
I dati confermano la fase espansiva. Secondo l’Osservatorio di Unione Italiana Vini -Vinitaly nel 2025 la produzione italiana di vini dealcolati è attesa in crescita di circa il 60% rispetto all’anno precedente, con una netta prevalenza degli spumanti e dei prodotti zero alcol, che rappresentano circa l’83% del totale. A livello globale il comparto No-Lo ha già raggiunto un valore di 2,4 miliardi di dollari nel 2024, con una proiezione a 3,3 miliardi entro il 2028 e tassi di crescita annui superiori all’11%, nettamente più dinamici rispetto al vino tradizionale. Si tratta ancora di un segmento marginale in termini assoluti, ma con dinamiche tali da attirare investimenti e attenzione lungo tutta la filiera.
Valdo e Purø: il modello industriale e di filiera
Nel caso di Valdo Spumanti, il progetto Purø si inserisce nella strategia aziendale con un progetto ben definito. In occasione del centenario aziendale (1926–2026), la cantina introduce uno spumante dealcolato Blanc de Blancs pensato come alternativa al brindisi tradizionale, senza rinunciare a immagine e qualità percepita. Il vino base deriva da un blend di uve bianche (Glera, Chardonnay, Traminer) coltivate nella tenuta friulana I Magredi, vinificate in bianco e successivamente sottoposte a dealcolazione a bassa temperatura, senza aggiunta di aromi.
La dealcolazione è condotta con tecniche a bassa temperatura per contenere la perdita di composti aromatici, ma il profilo finale è inevitabilmente diverso da quello del vino di partenza, con una struttura più semplice e una minore persistenza. Purø si inserisce in una strategia aziendale che affianca versioni alcoliche e analcoliche della stessa tipologia. La comunicazione è supportata dal sistema U-LABEL, che rende disponibili informazioni su origine, processo produttivo e caratteristiche nutrizionali.
PRIMØZERO: la specializzazione nel no alcol
Di segno diverso l’approccio di PRIMØZERO, wine company nata nel 2026 a Montepulciano con un focus esclusivo su vini dealcolati e bevande analcoliche premium. La gamma comprende vini fermi e spumanti, oltre a bevande a base di vino dealcolato, con un’impostazione tecnica orientata a bassi contenuti zuccherini e a una struttura che richiami quella del vino alcolico. Lo spumante bianco degustato a Vinitaly rientra in questa impostazione: un prodotto pensato per il consumo fuori casa, in particolare ristorazione, bar ed eventi, con un profilo secco e un’impostazione gustativa orientata più alla freschezza che alla dolcezza.
Degustazione: una categoria con parametri propri
Gli assaggi confermano che il vino no alcol si muove su un piano distinto rispetto al vino tradizionale. L’assenza di etanolo modifica profondamente corpo, percezione aromatica e persistenza, rendendo inadeguati gli strumenti di valutazione classici. Al naso e in bocca il prodotto evidenzia un vero cambio di paradigma: il vino dealcolato non può essere interpretato ricorrendo ai parametri del vino tradizionale. L’assenza di alcol modifica struttura, dinamica gustativa e percezione aromatica, rendendo necessario un approccio diverso, basato sull’equilibrio tra le componenti, sulla pulizia del profilo e sulla capacità del prodotto di rispondere alla specifica occasione di consumo, più che sui criteri classici di complessità e persistenza.
Sostenibilità: costi, energia e gestione dei sottoprodotti
Il tema della sostenibilità introduce elementi di complessità. I vini dealcolati sono costosi da produrre, richiedono impianti dedicati e investimenti significativi, con economie di scala necessarie per rendere sostenibile il processo. La dealcolazione comporta inoltre consumi energetici rilevanti, soprattutto nei sistemi a bassa temperatura utilizzati per preservare il profilo aromatico. Questo aspetto incide sul bilancio ambientale del prodotto, in un contesto in cui il comparto vitivinicolo è sempre più orientato alla riduzione dell’impatto. Un ulteriore elemento riguarda i sottoprodotti della dealcolazione, in particolare l’alcol separato dal vino. Questo può essere recuperato e destinato a usi industriali, energetici o alimentari, ma la sua gestione incide direttamente sulla sostenibilità economica e ambientale del processo.
Un segmento in costruzione
L’elenco degli espositori nel padiglione No-Lo conferma che il comparto è ancora in fase di strutturazione, ma già caratterizzato da una filiera articolata che comprende produttori, fornitori di tecnologia e operatori specializzati. Oltre a PRIMØZERO e Valdo, erano presenti realtà quali Zonin, a conferma dell’interesse dei grandi gruppi vitivinicoli, e aziende con approcci differenti come Pizzolato Organic Wine e Giol, che integrano il tema del biologico con quello della riduzione o eliminazione dell’alcol. Tra le altre aziende Cantina dei Colli Ripani, Mack & Schuhle Italia, Dr. Fischer - Hofstätter, Frizero (Cantine Fumanelli) e Vinucci, insieme a realtà più orientate alla tecnologia e ai processi, tra cui Vasongroup, Omnia Technologies e Oso, che evidenziano come il segmento sia fortemente legato all’innovazione impiantistica.
Uno spazio di mercato reale, tutto da scoprire
Nel complesso il vino no alcol in Italia si trova in una fase iniziale ma già significativa. I tassi di crescita, l’ingresso di grandi aziende e la nascita di realtà specializzate indicano che il segmento sta superando la dimensione sperimentale. Tuttavia è prematuro formulare previsioni. Non è possibile stabilire quale sarà l’evoluzione del mercato nel medio periodo, né quale ruolo il vino senza alcol riuscirà a ritagliarsi all’interno del sistema vitivinicolo. O se sarà un segmento a sé.
Ciò per ora che emerge con chiarezza è l’esistenza di uno spazio di mercato concreto, alimentato da nuovi modelli di consumo e da una crescente attenzione alla moderazione. Uno spazio che offre prospettive e che un numero crescente di aziende – dalla grande industria alle start-up, fino ai fornitori di tecnologia – sta iniziando a presidiare. Saranno l’evoluzione della domanda, la sostenibilità dei processi e soprattutto la capacità delle imprese di definire standard qualitativi adeguati a determinare se il vino no alcol diventerà una componente stabile del comparto o rimarrà una nicchia evoluta.