PESCHE DEL CUNEESE, RACCOLTA IN ANTICIPO DI DUE SETTIMANE: QUALITÀ ELEVATA, MA PREZZI E COSTI PREOCCUPANO LE AZIENDE
È entrata nel vivo con circa quindici giorni di anticipo la raccolta delle pesche in provincia di Cuneo. Le temperature elevate delle ultime settimane hanno accelerato la maturazione dei frutti, modificando il calendario della campagna. Le prime indicazioni sono positive sul piano qualitativo: le aziende segnalano pesche dalla maturazione omogenea e con un elevato grado zuccherino. A preoccupare resta invece il quadro economico, con costi di produzione ancora elevati e quotazioni all’origine inferiori a quelle dello scorso anno.
Anticipo della maturazione e qualità soddisfacente
Secondo Confagricoltura Cuneo diretta da Roberto Abellonio il caldo, accompagnato da una gestione irrigua puntuale, ha accelerato la maturazione senza provocare, almeno finora, conseguenze negative sulla qualità. La disponibilità d’acqua ha consentito di accompagnare correttamente lo sviluppo dei frutti, evitando stress idrico e mantenendo buoni livelli quantitativi e caratteristiche organolettiche giudicate eccellenti. L’anticipo comporta tuttavia anche alcune difficoltà organizzative. In diversi casi si è verificata una concentrazione, nello stesso arco temporale, di varietà normalmente raccolte in momenti differenti. Una sovrapposizione che può rendere più complessa la programmazione della raccolta, del confezionamento e della commercializzazione, aumentando la quantità di prodotto da collocare contemporaneamente sul mercato.
In Italia produzione in recupero, ma superfici ancora in calo
La campagna cuneese si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da una maggiore disponibilità di prodotto rispetto al 2025. Secondo le stime di CSO Italy, la produzione italiana di pesche, nettarine e percoche dovrebbe raggiungere nel 2026 circa 912 mila tonnellate. Anche a livello europeo è previsto un recupero, con oltre 3,4 milioni di tonnellate, circa il 9% in più rispetto allo scorso anno. Si tratta tuttavia di una ripresa rispetto a un’annata difficile, non di un ritorno ai livelli produttivi raggiunti dal comparto in passato.
Il problema strutturale è rappresentato dalla progressiva riduzione degli impianti. Nel 2025 le superfici italiane destinate a pesche, nettarine e percoche erano scese a circa 41.700 ettari, il 3% in meno rispetto all’anno precedente. Le pesche si attestavano poco sotto i 18 mila ettari, con una contrazione del 4%, mentre per le nettarine il calo era stato del 2%. La diminuzione è risultata più marcata nelle regioni del Centro-Nord, dove la perdita di aziende e superfici prosegue ormai da diversi anni.
Prezzi all’origine inferiori al 2025
La maggiore offerta nazionale ed europea si riflette sulle prime quotazioni della campagna. Nella terza settimana di luglio, le rilevazioni di ISMEA Mercati indicavano un prezzo medio nazionale all’origine di 0,82 euro al chilogrammo per le pesche a polpa bianca e di 0,83 euro per quelle a polpa gialla. Rispetto alla stessa settimana del 2025, la flessione era rispettivamente del 18,5% e del 13%. Anche le nettarine mostravano una dinamica analoga: 0,92 euro al chilogrammo per quelle a polpa bianca, in calo dell’11,2% su base annua, e 0,81 euro per quelle a polpa gialla, con una riduzione del 15,1%.
Sono medie nazionali e non quotazioni specifiche del mercato cuneese, ma indicano un avvio di campagna meno favorevole rispetto a quello dello scorso anno. L’accavallamento dei calendari di raccolta e la contemporanea presenza sul mercato di prodotto proveniente da più aree possono accentuare la pressione sui prezzi, soprattutto se i consumi non riescono ad assorbire rapidamente i maggiori quantitativi disponibili. Il confronto con il 2025 richiede comunque prudenza. La scorsa campagna era stata caratterizzata da prezzi particolarmente elevati, che avevano sostenuto il fatturato della filiera ma anche frenato gli acquisti delle famiglie. Secondo le analisi del comparto i volumi acquistati erano diminuiti sensibilmente, a conferma di un mercato nel quale quotazioni troppo alte al consumo possono ridurre la domanda senza necessariamente garantire una remunerazione adeguata ai produttori.
Il Cuneese si conferma il cuore della frutticoltura piemontese
La provincia di Cuneo continua a rappresentare il principale polo frutticolo piemontese. Il comparto conta oltre 4.500 aziende e circa 14 mila ettari coltivati a frutta. Di questi, 2.400 ettari sono destinati a pesche e nettarine, sui circa 3 mila presenti nell’intero Piemonte. Si tratta di una superficie molto inferiore rispetto a quella coltivata una decina di anni fa, segno delle difficoltà che hanno interessato il settore. Pesche e nettarine costituiscono una componente importante dell’economia agricola del territorio, insieme a mele, kiwi, pere e susine. La frutticoltura richiede investimenti elevati, manodopera specializzata, disponibilità irrigua e una gestione tecnica particolarmente attenta, mentre i tempi di raccolta e commercializzazione sono molto concentrati.
Costi elevati e margini ridotti
Se dal punto di vista agronomico le prospettive della campagna appaiono favorevoli, sul piano economico la situazione resta complessa. Il tecnico di Confagricoltura Cuneo Marco Bruna evidenzia l’aumento delle principali voci di spesa sostenute dalle imprese: energia, fertilizzanti, gasolio agricolo, irrigazione e manodopera continuano a incidere pesantemente sui bilanci aziendali. Il dato sui prezzi all’origine rende ancora più delicato il quadro. Una quotazione inferiore rispetto allo scorso anno non significa automaticamente una campagna negativa, perché molto dipenderà dall’andamento delle prossime settimane, dai calibri, dalla qualità, dalla regolarità degli approvvigionamenti e dalla risposta dei consumatori. È però evidente che, con costi elevati e raccolte concentrate, lo spazio per assorbire eventuali ribassi si è notevolmente ridotto.
Per la frutticoltura cuneese la campagna 2026 rappresenta quindi un banco di prova importante. Le condizioni climatiche e la corretta gestione irrigua hanno favorito una produzione di qualità, ma la sostenibilità economica dipenderà dalla capacità della filiera di organizzare l’offerta, evitare eccessive concentrazioni di prodotto e garantire quotazioni coerenti con i costi sostenuti dalle aziende.
La qualità, da sola, non è sufficiente se non viene riconosciuta dal mercato. La sfida sarà accompagnare il prodotto lungo la filiera, valorizzarne l’origine e mantenere un equilibrio tra prezzi accessibili per i consumatori e una remunerazione adeguata per i produttori. Da questo equilibrio dipende la possibilità di arrestare il ridimensionamento dei pescheti e preservare una componente storica dell’agricoltura della Granda.