USA, L’INCERTEZZA SULL’ACCORDO CON CANADA E MESSICO METTE SOTTO OSSERVAZIONE 60 MILIARDI DI DOLLARI DI EXPORT AGRICOLO

L’eventuale revisione dell’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico (USMCA) torna al centro del dibattito agricolo americano. In un’analisi pubblicata da Farm Progress, uno dei principali gruppi editoriali specializzati nell’informazione agricola statunitense, l’economista David Kohl evidenzia come la scelta dell’amministrazione americana di sottoporre periodicamente l’accordo a verifica possa aumentare l’incertezza per un mercato che vale circa 60 miliardi di dollari di esportazioni agricole all’anno.  

 

Secondo Kohl, professore emerito della Virginia Tech e tra i più autorevoli esperti statunitensi di economia e finanza agraria, il problema non riguarda tanto gli scambi attuali quanto la prevedibilità del quadro commerciale. Investimenti, programmazione produttiva e organizzazione delle filiere richiedono infatti regole stabili, mentre revisioni frequenti potrebbero alimentare tensioni tariffarie e contenziosi.  

 

Canada e Messico assorbono complessivamente oltre 60 miliardi di dollari di prodotti agricoli statunitensi ogni anno e rappresentano uno sbocco essenziale per cereali, carni, lattiero-caseari e numerose altre produzioni. Sul versante opposto gli Stati Uniti importano dai due partner merci agricole per quasi 85 miliardi di dollari, segno di una filiera fortemente interconnessa.

 

Le considerazioni di Kohl rappresentano tuttavia uno scenario di rischio più che una previsione. Dopo oltre trent’anni di integrazione commerciale un ridimensionamento dell’USMCA comporterebbe costi economici rilevanti per tutti e tre i Paesi, circostanza che rende improbabili cambiamenti radicali nel breve periodo.

 

Per l’Unione europea la situazione merita attenzione. Qualora aumentasse l’incertezza nei rapporti commerciali nordamericani alcuni esportatori europei potrebbero trovare maggiori opportunità in mercati oggi dominati dall’offerta statunitense, soprattutto nei prodotti ad alto valore aggiunto. Per contro una politica commerciale americana più orientata al protezionismo potrebbe tradursi in nuove tensioni anche nei confronti dei partner europei, come già avvenuto in passato.

 

Per l’Italia il tema riguarda soprattutto le filiere dell’agroalimentare di qualità. Vino, formaggi, olio d’oliva e prodotti a indicazione geografica continuano a competere sui mercati internazionali grazie al valore aggiunto dell’origine e della trasformazione. In uno scenario caratterizzato da crescente instabilità geopolitica e commerciale la strategia più solida resta la diversificazione dei mercati di sbocco, sostenuta dalla rete di accordi commerciali dell’Unione europea e dalla competitività delle produzioni italiane.