RISO ITALIANO, LA FILIERA CHIEDE MISURE URGENTI: IL TAVOLO MASAF PUNTA SU ACQUA, CONTRATTI E TUTELA DEL REDDITO

Il comparto risicolo italiano attraversa una delle fasi più complesse degli ultimi anni. Il Tavolo nazionale del riso, convocato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) il 30 luglio, ha riunito istituzioni, rappresentanze agricole e operatori della filiera con un obiettivo condiviso: individuare interventi concreti per contrastare una crisi che mette sotto pressione la redditività delle aziende e la competitività di un settore strategico per l’agricoltura nazionale.

 

Nel corso dell’incontro il ministro Francesco Lollobrigida ha ribadito il ruolo dell’Italia quale primo produttore di riso dell’Unione europea e leader internazionale per qualità, indicando una strategia che punta su investimenti nelle infrastrutture idriche, rafforzamento dei controlli lungo la filiera, promozione del consumo di riso italiano, innovazione varietale e sviluppo dei contratti di filiera pluriennali per garantire maggiore stabilità economica ai produttori e all’industria di trasformazione. Il Ministero ha inoltre richiamato gli strumenti già attivati attraverso il Fondo per la sovranità alimentare e le iniziative a sostegno delle filiere agricole più esposte alle turbolenze di mercato.

Una crisi che nasce dalla convergenza di più fattori

 

La difficoltà del comparto non è riconducibile a un solo elemento. Alla flessione delle quotazioni all’origine si sommano l’aumento dei costi di produzione, la crescente pressione competitiva delle importazioni, gli effetti dei cambiamenti climatici e le criticità nella gestione della risorsa idrica.

 

Secondo Cia-Agricoltori Italiani, per alcune tipologie di riso le quotazioni sono ormai scese al di sotto dei costi medi di produzione, comprimendo i margini delle imprese agricole. Alla pressione economica si aggiungono temperature elevate e disponibilità idrica sempre più incerta, fattori che rendono complessa la programmazione delle semine e la gestione agronomica delle risaie.

 

Anche Confagricoltura evidenzia il rischio di un progressivo abbandono della coltura nelle aree più fragili, con ripercussioni che andrebbero ben oltre la produzione agricola. La risicoltura, infatti, rappresenta un elemento fondamentale per l’economia di vaste aree di Piemonte, Lombardia e Veneto, oltre a svolgere un’importante funzione ambientale nella regolazione idraulica, nella tutela della biodiversità e nella conservazione del paesaggio agrario.

 

Importazioni sotto osservazione

 

Uno dei temi più discussi riguarda l’incremento delle importazioni di riso proveniente da Paesi extra-Ue.

Coldiretti ha chiesto un rafforzamento dei controlli e una maggiore trasparenza sull’origine del prodotto, ricordando che nel 2025 sarebbero arrivati in Italia oltre 300 milioni di chilogrammi di riso estero, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. L’organizzazione propone inoltre l’attivazione di un fondo dedicato ai contratti di filiera e un bando per destinare riso italiano ai programmi di aiuto alimentare destinati alle persone in difficoltà economica.

 

Confagricoltura richiama i dati sulle importazioni del primo trimestre 2026, che registrerebbero una crescita del 29% in volume e del 17% in valore rispetto allo stesso periodo del 2024. L’organizzazione sollecita un’applicazione più rigorosa delle clausole di salvaguardia previste dagli accordi commerciali internazionali, insieme a un rafforzamento dei controlli fitosanitari e qualitativi sui prodotti importati.

Il tema è particolarmente delicato poiché il comparto risicolo italiano opera in un mercato fortemente globalizzato, nel quale le produzioni provenienti da Paesi con costi di produzione inferiori esercitano una pressione crescente sui prezzi riconosciuti agli agricoltori.

 

Acqua e cambiamenti climatici: la priorità rimane l’irrigazione

 

Accanto alle dinamiche di mercato emerge con forza la questione della disponibilità idrica.

Le risaie italiane dipendono da un sistema irriguo tra i più complessi d’Europa, alimentato da una rete di canali storici che necessita di continui interventi di manutenzione e ammodernamento. Le elevate temperature registrate negli ultimi anni e la crescente irregolarità delle precipitazioni stanno aumentando la pressione sulla gestione dell’acqua, rendendo prioritari nuovi investimenti infrastrutturali.

Il Masaf considera questo uno dei pilastri della strategia per la filiera, mentre le organizzazioni agricole chiedono interventi strutturali che consentano di accumulare e distribuire la risorsa in modo più efficiente, riducendo la vulnerabilità delle aziende agli eventi climatici estremi.

 

Contratti di filiera e stoccaggi per stabilizzare il mercato

 

Tra le richieste emerse con maggiore convergenza figura il rafforzamento dei contratti di filiera, ritenuti uno strumento essenziale per offrire maggiore certezza economica sia agli agricoltori sia all’industria risiera.

Accanto ai contratti pluriennali, le organizzazioni propongono il potenziamento degli strumenti di stoccaggio, capaci di attenuare le oscillazioni del mercato evitando che l’offerta concentrata nei periodi di raccolta determini ulteriori ribassi dei prezzi.

La richiesta riguarda anche una migliore programmazione produttiva, sostenuta da un più stretto coordinamento tra produttori, trasformatori e distribuzione.

 

Innovazione e ricerca tra le leve della competitività

 

Nel confronto ministeriale è emersa anche la necessità di accelerare gli investimenti nella ricerca varietale e nelle nuove tecnologie.

Cia richiama il ruolo delle Tecniche di evoluzione assistita (TEA) come opportunità per sviluppare varietà più resistenti agli stress climatici e alle principali fitopatie, riducendo al tempo stesso gli input produttivi. L’innovazione viene indicata come uno dei fattori decisivi per mantenere elevata la competitività del riso italiano in un contesto internazionale sempre più selettivo.

 

Una filiera strategica per l’agricoltura europea

 

Con circa la metà dell’intera produzione risicola dell’Unione europea concentrata nel nostro Paese, l’Italia mantiene una posizione di leadership costruita su qualità, specializzazione varietale e capacità industriale.

La crisi attuale, tuttavia, evidenzia come la competitività della filiera non possa più essere valutata esclusivamente sulla base delle dinamiche di mercato. Redditività delle imprese, sicurezza degli approvvigionamenti idrici, politiche commerciali, innovazione genetica, organizzazione della filiera e valorizzazione dell’origine italiana sono ormai elementi strettamente interconnessi.

Dal Tavolo nazionale del riso emerge un quadro di sostanziale convergenza tra Governo e organizzazioni agricole sulle priorità di intervento. Ora occorre tradurre le indicazioni emerse in misure operative, capaci di garantire continuità produttiva a una coltura che rappresenta un patrimonio economico, ambientale e agroalimentare di rilievo europeo.