BRESCIANGRANA, DALLA SOSPENSIONE DEL RITIRO ALLA DIFFICILE RIPARTENZA: UN MESE DI CRISI PER LA FILIERA DEL LATTE
Dallo stop a 123 tonnellate di latte al giorno alla riapertura dei conferimenti, fino al Tavolo regionale atteso a settembre. In meno di un mese la crisi di Bresciangrana ha costretto una cinquantina di allevamenti lombardi a riorganizzare la vendita del latte e ha aperto un confronto sulla continuità industriale del caseificio di Cignano di Offlaga.
Dopo avere annunciato lo stop, l'azienda ha riaperto agli acquisti e ora sostiene che alcune stalle siano tornate a conferire. Nel frattempo, però, una parte dei produttori ha trovato altri sbocchi e mostra cautela rispetto a un ritorno ai precedenti conferimenti. Ai primi di settembre la Regione Lombardia convocherà un Tavolo latte, quando dovrebbe essere più chiaro anche il quadro della procedura di crisi.
La crisi industriale è già incardinata in una procedura giudiziaria: il Portale dei creditori registra dal 25 giugno 2026 il procedimento unitario n. 304/2026 presso il Tribunale di Brescia, con giudice delegato Alessandro Pernigotto e professionista Tobia Raffaele Lazzari. Le ricostruzioni della procedura indicano un termine di 60 giorni per il deposito di una proposta definitiva.
123 tonnellate di latte al giorno senza destinazione
L'emergenza diventa pubblica il 31 luglio. La comunicazione agli allevatori è secca: sospensione del ritiro dal 3 al 31 agosto. Coinvolti circa 50 allevamenti tra Brescia, Bergamo e Cremona. Una produzione nell'ordine di 1.230 quintali, pari a 123 tonnellate di latte al giorno, rischia di restare invenduta.
Secondo Coldiretti Bergamo la comunicazione aziendale indicava tra le cause della sospensione il calo delle vendite, l'esaurimento degli spazi di magazzino, guasti agli impianti, il blocco del principale conto corrente e altre difficoltà produttive. L'organizzazione agricola segnalava inoltre crediti ancora insoluti nei confronti di alcuni allevatori e contestava modalità e tempi dell'interruzione.
Per le aziende zootecniche si apre immediatamente il problema di collocare una materia prima altamente deperibile e prodotta ogni giorno. Coldiretti Brescia il 3 agosto comunica di avere trovato una soluzione per tutte le proprie aziende associate interessate, attraverso il coinvolgimento di imprese, cooperative e altri operatori lattiero-caseari. Analogo intervento viene realizzato da Coldiretti Bergamo.
Il dietrofront: riapertura dal 10 agosto a 0,36 euro al kg
Pochi giorni dopo arriva il cambio di rotta. Bresciangrana comunica la disponibilità a riprendere gli acquisti dal 10 agosto, indicando un prezzo finito di 0,36 euro al chilogrammo.
La ripartenza, tuttavia, trova una situazione profondamente diversa rispetto a quella precedente allo stop. Una parte degli allevatori dispone ormai di destinazioni alternative per il latte. La quotazione proposta diventa così uno dei punti del confronto. Il riferimento va letto tenendo conto delle diverse condizioni contrattuali e qualitative che regolano il prezzo del latte e senza assimilare automaticamente rapporti continuativi di fornitura e mercato spot. Resta il fatto che la crisi si inserisce in una fase già caratterizzata da forte volatilità.
Pur considerando le diverse unità di misura e condizioni contrattuali, la proposta si colloca sensibilmente al di sotto del riferimento definito al Tavolo lattiero-caseario convocato dal Masaf il 24 giugno. L'intesa ha indicato per il Nord Italia un prezzo base di 48 centesimi al litro per luglio-agosto, 49 centesimi per settembre-ottobre e 50 centesimi per novembre-dicembre, applicato integralmente ai quantitativi di riferimento legati alla produzione 2025; le eccedenze restano affidate alla trattativa privata tra produttore e acquirente.
Maurutto: «Alcune stalle hanno ripreso, pagamenti effettuati»
Il quadro cambia nuovamente nella seconda metà di agosto. Il 21 agosto Bresciangrana, attraverso l'amministratrice delegata e chief restructuring officer Serena Maurutto, afferma che alcune stalle hanno ripreso a conferire.
Secondo quanto dichiarato dall'azienda sono stati inoltre effettuati pagamenti su fattura ed è stato rinnovato per 15 giorni l'impegno al ritiro, a un prezzo superiore rispetto alla precedente proposta e mantenendo le condizioni di pagamento in essere. Nel materiale disponibile non viene però indicato l'importo del nuovo prezzo né il numero delle aziende effettivamente tornate a consegnare.
È proprio la stabilità del rapporto commerciale a essere diventata uno degli elementi centrali della vicenda. La rapida ricollocazione del latte ha consentito agli allevatori di superare l'emergenza immediata, ma ha anche creato nuovi rapporti di fornitura. Per un'azienda da latte prezzo, continuità del ritiro e puntualità dei pagamenti incidono direttamente sulla programmazione produttiva e finanziaria.
Brescia, primo bacino italiano del latte
La crisi assume un peso particolare perché interessa il cuore della zootecnia da latte italiana. La Lombardia produce circa il 46% del latte nazionale e nel 2024 ha raggiunto 6,1 milioni di tonnellate di consegne; Brescia, con circa 1,7 milioni di tonnellate, è la prima provincia italiana, davanti a Cremona e Mantova.
Per il 2026 i dati richiamati dalla Regione indicano 787.547 tonnellate consegnate a Brescia tra gennaio e maggio, il 2,7% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
A settembre il Tavolo latte: la partita si sposta sul piano istituzionale
Il prossimo passaggio è istituzionale. L'assessore lombardo all'Agricoltura Alessandro Beduschi ha annunciato la convocazione di un Tavolo latte ai primi di settembre, dopo la riapertura del Tribunale di Brescia e la conclusione della sospensione feriale dei termini processuali, quando il quadro amministrativo e giudiziario dovrebbe risultare più definito.
Al confronto sono chiamati proprietà, organizzazioni agricole e istituzioni territoriali.
A tre settimane dall'inizio dell'emergenza, la questione si è quindi spostata dalla necessità immediata di trovare una destinazione per 123 tonnellate di latte al giorno alla sostenibilità della ripartenza. Bresciangrana punta a ricostruire il flusso dei conferimenti; gli allevatori dispongono oggi di alternative che all'inizio di agosto non avevano. Il Tavolo di settembre dovrà chiarire soprattutto questo passaggio: quali condizioni industriali, finanziarie e commerciali possano offrire alle aziende agricole garanzie sufficienti per impostare nuovamente rapporti di fornitura stabili.