DAL 3 SETTEMBRE STOP UE A BOVINI, POLLAME E ALTRI PRODOTTI ANIMALI DAL BRASILE: MANCANO LE GARANZIE SUGLI ANTIMICROBICI

Da domani 3 settembre il Brasile perde l’abilitazione a esportare nell’Unione europea, per quanto riguarda le nuove prescrizioni sull’impiego degli antimicrobici, bovini, equini, pollame, prodotti dell’acquacoltura, miele e budelli. La misura è prevista dal Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1189 della Commissione del 4 giugno 2026 e deriva dalla mancata presentazione di garanzie sufficienti sulla conformità alle norme europee. Il provvedimento non è collegato all’accertamento di uno specifico episodio di contaminazione alimentare. La Commissione europea precisa infatti di non avere ricevuto informazioni in grado di garantire che il Brasile abbia attuato, entro il 3 settembre, le misure necessarie per assicurare il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa UE per le categorie interessate.

 

Brasile escluso dall’elenco per sei categorie

 

Il Regolamento 2026/1189 modifica il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/405 introducendo l’allegato XVI bis, che individua i Paesi terzi autorizzati all’ingresso nell’Unione di determinate categorie di animali e prodotti di origine animale destinati al consumo umano in relazione alle restrizioni sull’impiego di alcuni medicinali antimicrobici. Il Brasile figurava tra i Paesi abilitati per bovini, equini, pollame, acquacoltura, miele e budelli. Dal 3 settembre le relative autorizzazioni vengono eliminate perché, secondo la Commissione, non sono state fornite le garanzie necessarie per dimostrare la conformità ai requisiti europei.


La Commissione ha confermato il 1° settembre che il Brasile non figura al momento nell’elenco dei Paesi conformi ai nuovi requisiti. Bruxelles mantiene tuttavia aperto il confronto con le autorità brasiliane. È inoltre in corso nel Paese un audit europeo relativo a pollame e miele, che dovrebbe concludersi nei prossimi giorni; le conclusioni tecniche richiederanno successivamente il lavoro degli esperti della Commissione.

 

Le regole europee sull’uso degli antimicrobici

 

Il quadro normativo discende dal Regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari e dal Regolamento delegato (UE) 2023/905, che applica specifiche prescrizioni anche agli animali e ai prodotti di origine animale provenienti dai Paesi terzi e destinati al consumo umano nell’Unione. Tra i principi centrali figurano le restrizioni all’impiego di antimicrobici per promuovere la crescita o aumentare la resa degli animali e quelle riguardanti gli antimicrobici riservati al trattamento di determinate infezioni nell’uomo. I Paesi esportatori devono fornire alla Commissione europea prove e garanzie sul rispetto delle condizioni richieste. Il sistema assume particolare rilevanza per la zootecnia europea, chiamata a sostenere costi sanitari e gestionali connessi all’applicazione delle norme UE sui medicinali veterinari e sul contrasto all’antimicrobico-resistenza.

 

Le organizzazioni agricole: applicare il principio di reciprocità

 

Coldiretti e Filiera Italia leggono la decisione sul Brasile come un’applicazione del principio di reciprocità negli scambi agroalimentari. Secondo le organizzazioni, l’accesso al mercato comunitario dovrebbe essere subordinato al rispetto di standard comparabili a quelli imposti agli allevatori e agli operatori europei.

 

La posizione delle organizzazioni agricole va oltre il dossier sugli antimicrobici e interessa anche residui, sostanze e pratiche produttive non autorizzate nell’Unione europea. Il tema è al centro del confronto sul pacchetto Omnibus Food and Feed, nell’ambito del quale le rappresentanze agricole chiedono un rafforzamento delle condizioni applicate ai prodotti importati. Si tratta di un piano distinto dalla decisione adottata sul Brasile: il Regolamento 2026/1189 interviene specificamente sulle garanzie relative all’impiego degli antimicrobici, mentre l’estensione del principio di reciprocità ad altri standard costituisce una richiesta delle organizzazioni agricole.

 

Confagricoltura segnala che aveva evidenziato la grande disparità delle regole di produzione tra il Brasile e l’Unione europea. “Nel Paese sudamericano - precisa Confagricoltura - si fa un uso di antimicrobici e ormoni della crescita negli allevamenti ben al di fuori degli standard europei. I nostri allevamenti, invece, sono soggetti a norme attente non solo al benessere animale, ma anche alla tracciabilità della filiera, alla salubrità del prodotto finale e alla trasparenza di ogni fase di produzione e macellazione. Nei primi sei mesi del 2026 il Brasile – aggiunge Confagricoltura - è l’unico Paese che ha aumentato l’export verso l’Ue, mentre è calato quello degli altri “top exporter”. E’ importante - conclude Confagricoltura - che venga tutelato il principio di reciprocità a tutela della salute dei consumatori e della competitività delle imprese agricole europee.

 

Importazioni dal Brasile in aumento prima delle nuove regole

 

Il provvedimento arriva in una fase di crescita degli scambi agroalimentari con il Brasile. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea, nel maggio 2026 le importazioni italiane di pollo brasiliano sarebbero aumentate del 129% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre quelle di carne bovina avrebbero registrato un incremento del 212%. L’andamento assume ulteriore rilievo dopo l’avvio, il 1° maggio 2026, dell’applicazione provvisoria dell’Accordo interinale sugli scambi tra Unione europea e Mercosur, che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. L’accordo commerciale e le condizioni sanitarie di accesso al mercato europeo operano tuttavia su piani distinti. Le agevolazioni tariffarie previste dall’intesa UE-Mercosur non eliminano l’obbligo per i prodotti importati di rispettare le prescrizioni sanitarie e veterinarie stabilite dall’Unione.


Per il comparto zootecnico europeo il dossier brasiliano assume quindi una rilevanza che supera i volumi commerciali interessati nell’immediato: l’applicazione delle stesse condizioni previste dalla normativa sugli antimicrobici alle produzioni destinate al mercato UE incide direttamente sulla concorrenza tra allevamenti europei e fornitori dei Paesi terzi.