NOCCIOLO, LE VARIETÀ AMERICANE ALLA PROVA DEL PIEMONTE: PRODUTTIVITÀ, QUALITÀ E ADATTAMENTO SOTTO OSSERVAZIONE

La diversificazione varietale potrebbe diventare una delle strade per aumentare la stabilità produttiva dei noccioleti italiani di fronte a caldo, siccità e crescente variabilità climatica. Non per sostituire la Tonda Gentile, che mantiene caratteristiche qualitative e un legame con il territorio difficilmente replicabili, ma per verificare se nuovi materiali genetici possano affiancare le cultivar tradizionali negli ambienti nei quali la continuità delle produzioni sta diventando più difficile.

 

Il tema è stato affrontato il 2 ottobre a Cherasco, nel Cuneese, nell’incontro dedicato alle varietà americane organizzato da Nocciolo Service e Agronuts, società vivaistica che opera in Italia nella diffusione di cultivar sviluppate nell’ambito del programma di miglioramento genetico dell’Oregon State University. Al centro dell’attenzione soprattutto Tonda Pacifica, Yamhill e McDonald, insieme ad altre selezioni come Sacajawea, Jefferson, Wepster, PollyO e Dorris. Cultivar con caratteristiche differenti, dalla qualità organolettica alla produttività, dalla precocità di raccolta alla destinazione industriale.

 

Un programma di miglioramento genetico nato in Oregon

 

Il programma dell’Oregon State University ha una storia di oltre mezzo secolo. Avviato alla fine degli anni Sessanta anche per rispondere ai problemi determinati dall’Eastern Filbert Blight, grave malattia fungina del nocciolo, ha progressivamente ampliato gli obiettivi verso produttività, qualità dei frutti, caratteristiche agronomiche e resistenza alle malattie. Tra i protagonisti del programma figura il professor Shawn Mehlenbacher, dal cui lavoro di selezione e incrocio sono derivate numerose cultivar oggi utilizzate nella corilicoltura nordamericana.

 

Secondo i dati illustrati durante la presentazione, le varietà OSU interesserebbero oggi circa 4.000 ettari negli Stati Uniti, 10.000 in Cile e 400 in Europa. Il passaggio dall’Oregon all’Italia richiede però cautela. Una cultivar selezionata in un determinato ambiente non può essere trasferita automaticamente in un altro territorio assumendo che mantenga le medesime prestazioni. Clima, suolo, disponibilità idrica, epoca di fioritura, impollinazione, pressione delle avversità e tecniche colturali possono modificare profondamente il comportamento della pianta. Ed è proprio su questo terreno che si concentra ora la sperimentazione italiana.

 

Pacifica, il legame genetico con la Tonda Gentile

 

La varietà che suscita particolare interesse per il Piemonte è Tonda Pacifica. Nella sua genealogia compare infatti la Tonda Gentile delle Langhe, incrociata con una selezione OSU derivante a sua volta da Barcelona ed Extra Ghiaghli.

«Pacifica potrebbe essere un’alternativa interessante soprattutto nelle nostre zone proprio perché uno dei genitori è la Tonda Gentile», spiega Gianluca Griseri di Nocciolo Service. «Mantiene caratteristiche molto vicine alla nostra cultivar e acquisisce dagli altri materiali genetici una maggiore rusticità e capacità di risposta agli stress».


I dati illustrati durante l’incontro indicano per Pacifica un frutto di circa 17 millimetri e un gheriglio intorno ai 14 millimetri, dimensioni sostanzialmente analoghe a quelle indicate per la Tonda Gentile. La resa alla sgusciatura è prossima al 48%, mentre la pelabilità dopo tostatura viene indicata al 95%. Nei dati presentati, a quattro anni la produzione raggiunge 350 grammi per pianta contro i 150 utilizzati come termine di confronto per la Gentile. La caduta del frutto è descritta come concentrata e viene inoltre segnalata una maggiore resistenza del frutto al marciume dopo la caduta a terra. Sono numeri interessanti, che devono però essere letti per quello che rappresentano: indicazioni provenienti dalle prove e dai materiali presentati, non ancora risultati consolidati su noccioleti italiani adulti.


Griseri lo sottolinea esplicitamente: «In Italia oggi abbiamo impianti che hanno al massimo due-tre anni. I risultati che abbiamo ottenuto nei campi sperimentali sono positivi, ma per osservare impianti già pienamente produttivi dobbiamo guardare, per esempio, al Belgio, dove Agronuts dispone di circa 200 ettari di varietà americane».

 

Yamhill guarda soprattutto all’industria

 

Differente è il profilo di Yamhill, cultivar caratterizzata da dimensioni più contenute della pianta e da una spiccata vocazione produttiva. Il materiale tecnico la indica come una varietà adatta anche agli impianti ad alta densità, con alberi di dimensioni pari al 50-60% rispetto alla Barcelona e densità che possono arrivare, nelle condizioni indicate dal programma, fino a 800 piante per ettaro. La resa alla sgusciatura è riportata al 48-49%. Nelle prove illustrate a Cherasco, Yamhill presenta un frutto di circa 16 millimetri e un gheriglio di 13, una pelabilità del 35% e una resa alla sgusciatura intorno al 48%. Il dato più evidente riguarda la produttività giovanile: vengono indicati circa 900 grammi per pianta al quarto anno, contro i 150 della cultivar assunta come riferimento. La caduta dei frutti sarebbe inoltre anticipata di circa dieci giorni.

«Yamhill ha un calibro più piccolo, ma è molto produttiva e la vediamo soprattutto come una varietà destinata all’industria», osserva Griseri.


È un elemento importante perché sposta il confronto varietale dalla semplice produzione per ettaro alla destinazione del prodotto. Una nocciola destinata all’industria deve rispondere a parametri precisi per calibro, resa alla sgusciatura, uniformità, caratteristiche del gheriglio e comportamento durante la trasformazione.

 

McDonald tra produttività e qualità

 

Un terzo profilo è rappresentato da McDonald. I dati presentati indicano un frutto di circa 18 millimetri, un gheriglio di 15, pelabilità dell’85% e resa alla sgusciatura intorno al 50%. Al quarto anno viene riportata una produzione di circa 270 grammi per pianta, mentre la caduta dei frutti risulta anticipata di una decina di giorni rispetto alla cultivar utilizzata come confronto. Per McDonald viene sottolineata soprattutto la precocità e la concentrazione della caduta dei frutti, caratteristiche potenzialmente interessanti per organizzare meglio la raccolta e ridurre la permanenza delle nocciole sul terreno.


Proprio la rapidità e l’uniformità della caduta possono diventare parametri agronomici rilevanti in un contesto climatico nel quale le precipitazioni durante il periodo di raccolta possono compromettere qualità e sanità del prodotto.

 

La sperimentazione italiana deve dare le risposte

 

La vera verifica, tuttavia, avverrà nei noccioleti italiani. Campi sperimentali con cultivar OSU sono già presenti in Piemonte, Umbria, Campania e Calabria. Tra le località indicate figurano Torino e Beinette, nel Cuneese, oltre a Perugia e Salerno. Altri impianti sono in programma.

«Abbiamo distribuito campi prova in diverse zone e quest’autunno saranno realizzati due campi sperimentali importanti nel Nord e Centro Italia», spiega Griseri. «È attraverso queste prove che potremo capire quali varietà esprimono le caratteristiche migliori nei differenti ambienti. L’idea è sperimentare soprattutto Pacifica e altre cultivar potenzialmente interessanti in diverse aree piemontesi, quindi progressivamente nel resto del Nord e, successivamente, anche nel Centro Italia».


L’obiettivo, quindi, non è individuare una nuova cultivar universale, ma costruire una maggiore articolazione varietale. Ciò che funziona in un ambiente può non fornire gli stessi risultati altrove.

 

Impollinazione, un fattore decisivo

 

La diversificazione può inoltre contribuire ad affrontare un altro aspetto agronomico: l’impollinazione. Il nocciolo è una specie autoincompatibile e richiede l’impollinazione incrociata. La presenza di cultivar compatibili, con emissione di polline sovrapposta alla ricettività dei fiori femminili, è quindi determinante per l’allegagione. Tra gli impollinatori indicati figurano Eta e Theta per le fasi più tardive e York e Felix per completare il calendario di impollinazione. L’indicazione tecnica proposta è di destinare agli impollinatori almeno il 10-15% delle piante, distribuendoli in modo da favorire la dispersione del polline.


Anche Griseri richiama questo aspetto: «Queste varietà richiedono un’impostazione corretta del noccioleto. Bisogna prevedere una quota del 12-15% di impollinatori e scegliere correttamente gli abbinamenti tra varietà principali e impollinatori».

La scelta varietale, dunque, non può essere separata dalla progettazione complessiva dell’impianto.

 

Produttività: i numeri richiedono ancora conferme italiane

 

Uno degli aspetti che inevitabilmente suscita maggiore interesse riguarda le rese. Griseri riferisce che negli impianti produttivi osservati all’estero alcune di queste cultivar mostrano non soltanto produzioni elevate, ma soprattutto una maggiore regolarità da un anno all’altro. Per le situazioni considerate viene indicato un livello superiore ai 30 quintali per ettaro. Anche i dati illustrati durante l’incontro mostrano livelli produttivi elevati: in una delle comparazioni Yamhill raggiunge 5.872 kg/ha di prodotto in guscio e Tonda Pacifica 4.656 kg/ha.


È però essenziale non trasformare questi numeri in previsioni di resa per il Piemonte. Il dato che oggi manca è una serie pluriennale ottenuta su noccioleti adulti coltivati nelle condizioni pedoclimatiche italiane. Ed è esattamente ciò che i nuovi campi sperimentali dovranno verificare.

 

Il mercato c’è, ma qualità e destinazione restano determinanti

 

Infine la questione commerciale. Una cultivar più produttiva ha interesse per l’agricoltore soltanto se il prodotto trova una destinazione remunerativa. Da questo punto di vista esiste già un’esperienza industriale internazionale. «Ci sono industrie che trasformano Pacifica e Yamhill», riferisce Griseri. «Sono quindi prodotti già testati anche sotto il profilo della trasformazione. Se si arriverà a quantitativi importanti, possono diventare varietà interessanti anche per l’industria».


Le destinazioni sono peraltro differenti. Pacifica viene proposta soprattutto per il mercato della nocciola intera e pelata di elevata qualità; Yamhill ha una vocazione prevalentemente industriale; McDonald associa resa alla sgusciatura, qualità e precocità. Altre cultivar ampliano ulteriormente il ventaglio: Sacajawea è indirizzata ai segmenti premium, mentre Jefferson e PollyO vengono presentate come varietà a doppia attitudine.

 

Per la corilicoltura piemontese il confronto con questi materiali genetici è quindi appena iniziato. La Tonda Gentile conserva un patrimonio qualitativo, commerciale e territoriale che costituisce uno dei punti di forza della filiera. La questione aperta dalla sperimentazione è capire se, accanto alle cultivar tradizionali e al loro miglioramento genetico, possano trovare spazio varietà capaci di garantire produzioni più regolari in determinati ambienti e per specifiche destinazioni commerciali. Saranno i campi prova e, soprattutto, alcuni anni di produzioni in condizioni italiane a stabilire quali delle prestazioni osservate all’estero potranno essere confermate anche nei noccioleti del Piemonte e delle altre regioni italiane.