REGNO UNITO, GLI AGRICOLTORI CHIEDONO GARANZIE NEL NEGOZIATO CON L'UE: AL CENTRO INNOVAZIONE E COMPETITIVITÀ
Il riavvicinamento tra Regno Unito e Unione europea riapre il confronto sulle regole che governano la produzione agricola e gli scambi agroalimentari, con la National Farmers' Union (NFU), una delle principali organizzazioni agricole britanniche, che chiede al governo di salvaguardare i vantaggi acquisiti dopo la Brexit, soprattutto nell'impiego dei prodotti fitosanitari e nell'accesso alle nuove tecnologie genetiche. La presa di posizione, rilanciata dalla rivista specializzata Farmers Weekly, arriva mentre il Regno Unito e l'Unione europea preparano il secondo vertice bilaterale, in programma a Bruxelles il 20 novembre 2026, al quale parteciperanno il primo ministro britannico Andy Burnham, il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
La questione interessa direttamente l'agricoltura, perché uno degli obiettivi del negoziato è la creazione di un'area sanitaria e fitosanitaria comune, che permetterebbe di semplificare gli scambi di prodotti agricoli e alimentari, riducendo certificazioni, controlli alle frontiere e altri adempimenti introdotti dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. In cambio, tuttavia, la Gran Bretagna dovrebbe applicare dinamicamente una parte rilevante della normativa comunitaria nei settori inclusi nell'intesa, comprese le disposizioni riguardanti la difesa delle colture, la sicurezza alimentare e alcuni aspetti delle produzioni zootecniche. L'Irlanda del Nord, che già applica diverse regole europee in virtù del Windsor Framework, presenta una situazione normativa distinta.
La NFU, organizzazione fondata nel 1908 che dichiara di rappresentare circa 43.000 imprese agricole in Inghilterra e Galles, considera favorevolmente la prospettiva di una maggiore apertura commerciale, ma ritiene necessario evitare che l'armonizzazione normativa comporti nuovi costi o limitazioni produttive per le aziende britanniche. L'associazione, presieduta da Tom Bradshaw, svolge un ruolo di primo piano nella rappresentanza degli interessi agricoli presso il governo e le istituzioni europee, pur non comprendendo l'intero sistema agricolo del Regno Unito, dove operano organizzazioni autonome in Scozia e Irlanda del Nord.
Il riavvicinamento commerciale e i timori degli agricoltori
Il percorso negoziale è stato avviato dal governo laburista dopo le elezioni del luglio 2024 e ha trovato una prima definizione nel vertice del 19 maggio 2025 a Londra, quando le due parti hanno concordato una nuova partnership strategica comprendente, tra gli altri interventi, un accordo sanitario e fitosanitario, indicato con la sigla SPS. L'obiettivo è facilitare gli scambi con il principale mercato di riferimento dell'agroalimentare britannico, superando una parte delle difficoltà amministrative e logistiche che, dopo la Brexit, hanno interessato soprattutto i prodotti deperibili, le esportazioni di animali e le forniture di materiale vegetale.
Il governo britannico punta a rendere operative le nuove disposizioni dalla metà del 2027, un obiettivo subordinato alla conclusione del negoziato e all'adozione degli atti necessari per l'applicazione dell'accordo, e ha già individuato gli ambiti normativi nei quali dovrebbe avvenire il riallineamento alle regole europee. Tra questi figurano i prodotti fitosanitari, i biocidi, i limiti massimi di residui negli alimenti, le norme sanitarie e alcune disposizioni relative alla commercializzazione dei prodotti agricoli. Proprio su questi aspetti si concentrano le riserve della NFU, che teme conseguenze economiche per le imprese qualora l'adeguamento avvenisse senza periodi transitori sufficientemente lunghi. Secondo un'analisi commissionata da CropLife UK, organizzazione rappresentativa dell'industria dei prodotti per la protezione delle colture, e realizzata dalla società di consulenza The Andersons Centre, un allineamento immediato, senza un'adeguata fase transitoria, alle norme europee sui prodotti fitosanitari e sui limiti massimi di residui potrebbe comportare costi economici compresi tra 500 e 810 milioni di sterline nel primo anno per i comparti dei seminativi, dell'orticoltura e dello zucchero. Si tratta di una stima riferita a uno specifico scenario di applicazione delle nuove regole, che non equivale quindi a una previsione degli effetti complessivi dell'accordo.
Un ulteriore problema riguarda le produzioni ottenute utilizzando sostanze autorizzate nel Regno Unito, ma soggette a differenti limiti di residui nell'Unione europea, con il rischio che raccolti realizzati nel rispetto delle norme britanniche possano incontrare difficoltà di commercializzazione dopo l'entrata in vigore delle nuove disposizioni. Per evitare queste situazioni, l'organizzazione agricola chiede un'applicazione graduale delle regole, accompagnata da deroghe mirate e da un coinvolgimento effettivo dei rappresentanti britannici nei processi europei di definizione delle normative.
La NFU riconosce tuttavia anche alcune opportunità derivanti dall'armonizzazione, tra cui la possibilità di accedere a oltre venti nuove sostanze attive, prevalentemente biopesticidi, attualmente non disponibili in Gran Bretagna, oltre ai vantaggi che potrebbero derivare da forme di riconoscimento reciproco delle autorizzazioni dei prodotti fitosanitari. L'effettiva utilità agronomica di queste sostanze per le colture britanniche rimane da valutare, ma la prospettiva contribuisce a rendere più articolato il confronto tra i benefici commerciali e le conseguenze produttive dell'accordo.
Innovazione genetica e autonomia normativa
Particolarmente delicato è il capitolo delle nuove tecniche genetiche, sul quale il Regno Unito ha sviluppato, dopo la Brexit, un proprio percorso legislativo, culminato nel 2023 con il Genetic Technology (Precision Breeding) Act, destinato a favorire la ricerca e l'impiego di varietà vegetali ottenute attraverso tecniche di miglioramento genetico di precisione.
La NFU ritiene che queste tecnologie possano contribuire ad aumentare la produttività, migliorare la resistenza delle colture alle avversità e ridurre il ricorso ad alcuni mezzi tecnici, e chiede pertanto che l'eventuale accordo SPS preveda eccezioni o adattamenti capaci di preservare il percorso normativo britannico, tenendo conto delle differenze rispetto alla disciplina europea sulle nuove tecniche genomiche, per le quali è stato avviato un processo di revisione della normativa comunitaria. La stessa organizzazione ha inoltre segnalato potenziali criticità nel capitolo della sanità animale, sul quale l'allineamento dinamico potrebbe incidere su programmi e strumenti regolatori oggi gestiti nell'ambito della normativa britannica.
La posizione espressa dal presidente Tom Bradshaw non costituisce dunque una richiesta di interrompere il dialogo con l'Unione europea, ma riflette la volontà di ottenere un accordo che associ i benefici commerciali del riavvicinamento al mantenimento di condizioni produttive considerate favorevoli per l'agricoltura britannica. È una distinzione importante anche sul piano politico, perché il governo britannico ha escluso il ritorno nel mercato unico e nell'unione doganale, mentre il negoziato riguarda una convergenza normativa circoscritta ai settori inclusi nell'accordo SPS e alle altre iniziative della partnership strategica.
Agricoltori europei e britannici, rivendicazioni che si incontrano
Le preoccupazioni espresse dagli agricoltori britannici richiamano, per alcuni aspetti, quelle manifestate negli ultimi anni dalle organizzazioni professionali dei Paesi membri dell'Unione europea, protagoniste di mobilitazioni e iniziative nei confronti delle istituzioni comunitarie per chiedere una revisione degli oneri amministrativi, maggiore attenzione ai costi delle politiche ambientali e condizioni di concorrenza più equilibrate rispetto alle importazioni provenienti da Paesi terzi.
Le differenze tra le due situazioni rimangono sostanziali, perché gli agricoltori dell'Unione europea partecipano a un sistema di regole comuni dal quale derivano anche il sostegno della Politica agricola comune e i vantaggi del mercato unico, mentre quelli britannici operano in un quadro nazionale autonomo, cercando di recuperare parte delle facilitazioni commerciali perdute con la Brexit.
Il confronto evidenzia tuttavia una questione condivisa: la necessità di conciliare gli obiettivi di tutela ambientale e sanitaria, l'accesso all'innovazione e la sostenibilità economica delle produzioni agricole, tenendo conto delle condizioni nelle quali le imprese operano e delle differenze normative rispetto ai concorrenti internazionali.
Da una parte, quindi, gli agricoltori europei chiedono alle istituzioni comunitarie regole più semplici e strumenti adeguati per mantenere la competitività; dall'altra, quelli britannici riconoscono l'utilità di un rapporto commerciale più stretto con Bruxelles, ma temono che l'armonizzazione possa ridurre alcuni margini di autonomia acquisiti dopo l'uscita dall'Unione. Il vertice del 20 novembre offrirà un'occasione per valutare i progressi del negoziato e le possibili soluzioni alle questioni ancora aperte, comprese quelle sollevate dal mondo agricolo. La discussione britannica conferma quanto le scelte normative incidano sulle prospettive delle imprese e come, indipendentemente dall'appartenenza all'Unione europea, la competitività dell'agricoltura rimanga strettamente legata alla disponibilità di tecnologie, alla prevedibilità delle regole e alle condizioni di accesso ai mercati.