BIOLOGICO, ACCORDO UE SULLE NUOVE REGOLE: EUROFOGLIA PIÙ TUTELATA E MENO BUROCRAZIA PER I PICCOLI OPERATORI

Consiglio e Parlamento europeo raggiungono un'intesa sulla revisione del regolamento 2018/848. Requisiti aggiuntivi per il logo europeo sui prodotti importati, soglie più alte per l'esenzione dalla certificazione e riconoscimento dei sistemi equivalenti di undici Paesi terzi prorogato al 2036. Le nuove disposizioni attendono l'approvazione definitiva.

 

L'Unione europea si prepara a modificare alcune regole della produzione biologica, intervenendo soprattutto sull'etichettatura dei prodotti importati, sulla certificazione dei piccoli operatori e sugli adempimenti delle imprese. Il 20 ottobre Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulla revisione mirata del regolamento (UE) 2018/848, applicabile dal gennaio 2022.


L'obiettivo è semplificare le disposizioni senza modificare i principi fondamentali del biologico europeo, rafforzando la trasparenza verso i consumatori e le condizioni di concorrenza tra produttori comunitari ed extracomunitari.

 

Eurofoglia, requisiti aggiuntivi per le importazioni

 

La novità più significativa riguarda l'utilizzo dell'Eurofoglia, il logo che identifica i prodotti biologici conformi alle regole dell'Unione.

I prodotti provenienti da Paesi terzi i cui sistemi di produzione sono riconosciuti equivalenti a quello europeo potranno continuare a essere commercializzati come biologici e utilizzare il logo del Paese d'origine. Per esporre anche l'Eurofoglia dovranno però rispettare requisiti supplementari dell'UE, riguardanti, tra l'altro, la coltivazione su suolo vivo, il benessere animale, i metodi di trasformazione e i relativi controlli.


La distinzione deriva anche dalla sentenza della Corte di giustizia europea del 4 ottobre 2024, che ha chiarito come il riconoscimento dell'equivalenza non comporti automaticamente il diritto di utilizzare il logo comunitario. Il compromesso introduce inoltre una garanzia rispetto alla proposta iniziale della Commissione: è stata eliminata la possibilità di utilizzare l'Eurofoglia sui prodotti contenenti meno del 5% di ingredienti provenienti da Paesi terzi che non rispettano i requisiti aggiuntivi. Per i produttori europei la modifica rappresenta uno strumento di tutela della concorrenza, perché distingue più chiaramente le produzioni pienamente conformi alle norme UE da quelle ammesse attraverso accordi di equivalenza.

 

Certificazione semplificata per i piccoli operatori

 

Un secondo intervento riguarda i piccoli dettaglianti che vendono direttamente ai consumatori prodotti biologici sfusi, come frutta e ortaggi. La soglia di fatturato annuo prevista per l'esenzione dall'obbligo di certificazione passerà da 20.000 a 40.000 euro, calcolati sulla media dei cinque anni precedenti. Parallelamente, il limite quantitativo delle vendite annuali salirà da 5.000 a 10.000 chilogrammi.


L'esenzione sarà estesa, a determinate condizioni, anche ai piccoli rivenditori online di prodotti biologici preconfezionati. Si tratta di semplificazioni che interessano soprattutto la distribuzione di prossimità e le attività commerciali di dimensioni contenute. L'esenzione dalla certificazione non equivale comunque a un'esclusione generalizzata dagli obblighi previsti dalla normativa biologica, né si estende automaticamente alle aziende che producono o trasformano i prodotti.

 

Scambi internazionali garantiti fino al 2036

 

L'accordo proroga al 31 dicembre 2036 il riconoscimento di equivalenza per undici Paesi terzi, tra cui Stati Uniti, Canada, Argentina e Nuova Zelanda. Il regime attuale sarebbe scaduto alla fine del 2026. La proroga consentirà di mantenere la continuità degli scambi commerciali mentre l'Unione negozia nuovi accordi, evitando interruzioni nelle forniture di materie prime e prodotti biologici.

Il compromesso comprende inoltre disposizioni transitorie sull'impiego di mangimi proteici non biologici per avicoli e suini e sull'utilizzo di giovani animali non biologici nell'acquacoltura, con deroghe destinate a essere progressivamente eliminate. Sono previsti anche adeguamenti tecnici alle regole di produzione.


I prodotti già etichettati secondo la normativa attuale potranno continuare a essere commercializzati fino all'esaurimento delle scorte.

 

Un comparto in crescita, con minori costi amministrativi

 

La revisione interessa un comparto che nell'Unione europea ha raggiunto 16,9 milioni di ettari coltivati con metodo biologico, rispetto ai 9,5 milioni del precedente periodo di riferimento indicato dalla Commissione, con un incremento complessivo del 79%.

Secondo le stime della Commissione europea le semplificazioni proposte potrebbero ridurre i costi amministrativi diretti di circa 47,8 milioni di euro all'anno, dei quali 45,9 milioni a beneficio degli agricoltori e degli altri operatori e 1,9 milioni per le amministrazioni. Si tratta di una valutazione riferita alla proposta di revisione, non di risparmi già conseguiti.


L'intesa dovrà ora essere confermata formalmente dal Parlamento europeo e dal Consiglio, prima dell'adozione del regolamento. Le nuove disposizioni, quindi, non sono ancora applicabili. La revisione punta a combinare due esigenze: rendere meno onerosa l'attività degli operatori e assicurare che il marchio biologico europeo continui a identificare requisiti di produzione riconoscibili e verificabili. Una distinzione particolarmente importante per il mercato italiano, nel quale il biologico rappresenta una componente significativa della produzione agricola e delle filiere agroalimentari.