DRONI AGRICOLI, ENAC SEMPLIFICA LE AUTORIZZAZIONI. NUOVE REGOLE PER I TRATTAMENTI FITOSANITARI IN ITALIA E NELL’UE
Si amplia la possibilità di utilizzare droni di maggiori dimensioni nelle attività agricole e forestali. ENAC introduce una procedura semplificata per le autorizzazioni al volo, mentre la normativa italiana prevede una sperimentazione triennale dell’irrorazione con prodotti fitosanitari. Anche l’Unione europea prepara nuove disposizioni per favorire l’impiego delle tecnologie di precisione.
L'impiego dei droni in agricoltura compie un ulteriore passo avanti sul piano normativo. Con un provvedimento pubblicato il 14 agosto scorso l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) ha introdotto una procedura semplificata per autorizzare determinate operazioni agricole, orticole e forestali effettuate con i droni, tecnicamente Unmanned Aircraft System, cioè sistema aeromobile senza equipaggio.
La novità interessa anche i mezzi di maggiori dimensioni, con una dimensione caratteristica fino a cinque metri, ampliando le possibilità di utilizzo di piattaforme capaci di trasportare carichi più consistenti. Il provvedimento riguarda la sicurezza delle operazioni aeronautiche. Per la distribuzione di prodotti fitosanitari occorre considerare anche le disposizioni europee e nazionali sull'irrorazione aerea, recentemente interessate da importanti iniziative legislative.
Autorizzazioni ENAC, procedure più semplici
Il sistema introdotto da ENAC utilizza una valutazione del rischio predefinita, denominata PDRA (Pre-Defined Risk Assessment), che permette agli operatori di presentare la domanda di autorizzazione senza sviluppare ogni volta una valutazione completa secondo la metodologia SORA. L'Ente ha predisposto anche un manuale operativo standardizzato, una lista di rispondenza precompilata e specifiche istruzioni per la documentazione richiesta.
La procedura riguarda le operazioni nella categoria europea Specific, soggette a requisiti di sicurezza proporzionati ai rischi dell'attività. Le applicazioni comprendono il monitoraggio delle colture, la mappatura dei terreni, la distribuzione delle sementi, il rilascio di insetti antagonisti per la lotta biologica e, nel rispetto della normativa di settore, l'irrorazione di prodotti fitosanitari e biocidi. L'impiego di droni di maggiore capacità può risultare particolarmente interessante per vigneti, frutteti, colture specializzate e superfici caratterizzate da pendenze elevate o difficoltà di accesso con le macchine agricole tradizionali.
Trattamenti aerei, che cosa prevede la normativa europea
La disciplina europea sull'impiego dei prodotti fitosanitari è contenuta nella direttiva 2009/128/CE, che istituisce un quadro per il loro utilizzo sostenibile. L'articolo 9 stabilisce il divieto generale dell'irrorazione aerea, prevedendo deroghe in circostanze particolari. Queste richiedono, tra le altre condizioni, l'assenza di alternative praticabili oppure vantaggi chiaramente dimostrabili per la salute umana e l'ambiente rispetto ai trattamenti terrestri.
I prodotti utilizzati devono inoltre essere espressamente autorizzati per l'applicazione aerea, sulla base di una specifica valutazione dei rischi. La disciplina nasce dall'esigenza di limitare soprattutto la deriva, cioè il trasporto delle goccioline di prodotto al di fuori dell'area trattata, con possibili conseguenze per persone, colture confinanti, organismi non bersaglio e corpi idrici. L'evoluzione tecnologica dei droni ha introdotto modalità operative differenti rispetto ai tradizionali trattamenti effettuati con aerei ed elicotteri. La possibilità di volare a quote ridotte, controllare la distribuzione e intervenire su superfici circoscritte offre nuove opportunità per l'agricoltura di precisione, la cui efficacia ambientale deve essere valutata nelle concrete condizioni operative.
Italia, sperimentazione triennale prevista dalla legge 182/2025
Anche la normativa italiana è stata recentemente modificata. L'articolo 6 della legge 2 dicembre 2025, n. 182, ha introdotto nel decreto legislativo 150/2012 il nuovo articolo 13-bis, dedicato all'irrorazione aerea mediante droni. La disposizione prevede una sperimentazione triennale, decorrente dal 18 dicembre 2025, sui terreni qualificati agricoli dagli strumenti urbanistici.
L'attività deve essere svolta da utilizzatori professionali adeguatamente formati, nel rispetto del Piano d'azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e delle disposizioni aeronautiche. La legge prevede inoltre un decreto interministeriale per definire le tipologie di terreni, colture e organismi nocivi interessati, i prodotti utilizzabili e le condizioni operative necessarie a tutelare la salute umana, gli animali e l'ambiente. Per effettuare i trattamenti sperimentali è prevista la presentazione di una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al servizio fitosanitario regionale competente, accompagnata da una relazione agronomica asseverata. Alle strutture regionali spettano anche il monitoraggio dei risultati e la vigilanza.
L'attuazione della sperimentazione è tuttavia ancora legata all'adozione delle disposizioni ministeriali.
Il decreto interministeriale previsto dall'articolo 13-bis non risultava ancora adottato alla data di pubblicazione di un recente dossier del Servizio Studi del Senato. Nel frattempo una nuova disposizione all'esame del Parlamento propone di far decorrere il triennio sperimentale dall'emanazione del decreto attuativo, anziché dal 18 dicembre 2025. La modifica consentirebbe di utilizzare integralmente il periodo previsto per verificare sul campo efficacia, sicurezza e sostenibilità dei trattamenti.
Bruxelles prepara nuove deroghe per i droni
Un'ulteriore evoluzione riguarda la legislazione europea. Il 16 dicembre 2025 la Commissione ha presentato la proposta di direttiva COM(2025)1021, che interviene anche sulla direttiva 2009/128/CE. Il testo propone di introdurre un nuovo articolo 9-bis, attraverso il quale gli Stati membri potrebbero esentare determinate categorie di droni dal divieto generale di irrorazione aerea. La deroga sarebbe subordinata alla dimostrazione che i rischi associati all'impiego dei droni risultino equivalenti o inferiori a quelli dei trattamenti terrestri. I prodotti fitosanitari dovrebbero comunque essere espressamente autorizzati per tale modalità di applicazione, secondo il regolamento (CE) 1107/2009.
Il Consiglio dell'Unione europea ha adottato la propria posizione negoziale il 27 maggio 2026, confermando l'impostazione della Commissione. Tra le modifiche proposte figura un termine di 30 mesi per l'adozione dell'atto delegato destinato a individuare le tipologie di droni utilizzabili, insieme a un ruolo specifico dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nella valutazione dei rischi. Il provvedimento deve ancora completare l'iter legislativo europeo.
Le prime esperienze italiane
In Italia sono già state realizzate attività sperimentali di distribuzione dei prodotti fitosanitari mediante droni, nell'ambito di specifiche autorizzazioni ministeriali. Tra le esperienze documentate figura quella della Regione Emilia-Romagna, che ha condotto prove nel biennio 2024-2025, interessando nel secondo anno colture quali vite, pomodoro e cipolla. I risultati, presentati nel dicembre 2025, contribuiscono alla raccolta di informazioni tecniche sulle possibilità applicative dei droni, con particolare attenzione alle modalità di distribuzione, all'efficacia dei trattamenti e agli aspetti ambientali.
Queste attività costituiscono un riferimento per lo sviluppo di protocolli operativi e per la definizione delle condizioni necessarie a un eventuale impiego più esteso delle tecnologie.
Agricoltura di precisione, opportunità per le imprese
L'evoluzione normativa interessa direttamente le imprese agricole, i contoterzisti e i produttori di tecnologie per la distribuzione dei fitosanitari. I droni possono consentire interventi tempestivi anche quando le condizioni del terreno ostacolano l'accesso dei mezzi tradizionali. L'assenza di transito delle macchine sulla superficie coltivata permette inoltre di evitare il calpestamento delle colture e il compattamento del suolo associato al passaggio dei mezzi agricoli.
La distribuzione aerea di precisione offre potenzialità anche nella gestione localizzata delle avversità, attraverso l'integrazione con sensori, sistemi di georeferenziazione e mappe di prescrizione. I risultati dipendono tuttavia dalle caratteristiche delle attrezzature, dalla dimensione delle gocce, dalle condizioni meteorologiche, dall'altezza di volo e dalla capacità di contenere la deriva. La semplificazione ENAC, la sperimentazione italiana e la revisione della direttiva europea procedono dunque su tre livelli distinti e complementari. Il loro coordinamento potrà favorire lo sviluppo dei trattamenti di precisione, accompagnando l'innovazione tecnologica con criteri verificabili di efficacia agronomica, sicurezza e sostenibilità ambientale.