Chi vuol fare il buttero? La Maremma assume

Un solo posto. A tempo indeterminato. Nel cuore della Maremma.


Non è l’incipit di un racconto. È la sostanza di un bando pubblico pubblicato da Ente Terre Regionali Toscane per la Tenuta di Alberese, nel comune di Grosseto. Si cerca un buttero. Uno vero. Non un figurante, né un testimonial della tradizione, ma un lavoratore che sappia occuparsi professionalmente di zootecnia estensiva. Il linguaggio amministrativo parla di “operaio agricolo specializzato area 1, livello B – settore zootecnico”. La realtà operativa è molto più selettiva. Qui si lavora prevalentemente a cavallo, si governano mandrie di bovini ed equini allo stato brado, si interviene sugli animali, si gestiscono pascoli, recinzioni, mezzi meccanici, sicurezza e biosicurezza. È allevamento vero, in un contesto pubblico dove la zootecnia maremmana è funzione produttiva quotidiana.

 

Il dirigente agronomo della Regione Toscana Gennaro Giliberti lo ha scritto chiaramente in una nota su LinkedIn: non è un lavoro per tutti. Non basta l’attrazione per la vita all’aria aperta, non basta l’immaginario bucolico. Servono fisico, continuità, competenze pratiche, capacità di lavorare con gli animali e dentro un’organizzazione complessa. È un mestiere che non perdona improvvisazioni e che seleziona naturalmente chi ha davvero stoffa.

 

Il buttero del 2026 è lontano dall’icona romantica del passato. In Maremma il buttero è una figura tecnica, inserita in un’azienda agricola pubblica che deve tenere insieme allevamento brado, benessere animale, normative sanitarie, tutela delle razze autoctone, gestione ambientale e apertura al pubblico. Il cavallo non è solo un simbolo: è uno strumento di lavoro, come lo sono la cavezza, il tondino, la recinzione, la trattrice. La conoscenza del territorio conta quanto la manualità, la capacità di leggere una mandria quanto quella di rispettare protocolli e procedure.

 

I butteri professionisti attivi in Toscana si contano in poche decine e l’età media è elevata. La Tenuta di Alberese rappresenta uno dei rarissimi luoghi in cui questo mestiere è sopravvissuto come lavoro reale, non come attrazione. Oggi cercare un buttero significa riconoscere che questo sapere non si trasmette da solo e che senza ricambio rischia di interrompersi, non per mancanza di valore, ma per mancanza di continuità.

 

Molto di questo emerge con chiarezza dalla prova pratica prevista dal concorso, che è forse la parte più interessante dell’intera selezione. Non si tratta di una dimostrazione simbolica, ma di una vera verifica sul campo delle competenze tradizionali e operative del buttero. Ai candidati viene richiesto di lavorare a cavallo all’interno di una mandria di bovini bradi, di eseguire manovre di sbrancamento, di catturare un animale al laccio nel tondino e di procedere alla sua immobilizzazione in sicurezza. È prevista anche la costruzione manuale di strumenti di lavoro, come la cavezza maremmana e le corde in canapa per l’impastoio, oltre all’addestramento di un giovane cavallo e all’uso della trattrice agricola per il foraggiamento. In altre parole, non si giudica ciò che il candidato racconta, ma ciò che è effettivamente in grado di fare, con gli animali, con il cavallo e con gli strumenti del mestiere.

 

Anche il contratto riporta il tutto su un piano concreto, lontano da ogni retorica. L’assunzione è a tempo indeterminato, regolata dal contratto collettivo nazionale degli operai agricoli e florovivaisti e dal contratto provinciale di Grosseto. La retribuzione lorda mensile si colloca indicativamente tra i 1.550 e i 1.650 euro, con un netto che può oscillare tra i 1.200 e i 1.400 euro in base alle condizioni individuali. Non cifre straordinarie, ma solide. In agricoltura, oggi, la stabilità è un fattore produttivo a tutti gli effetti. A questo si aggiunge la possibilità di un alloggio aziendale all’interno della tenuta, un elemento che incide in modo significativo sull’equilibrio economico e sulla qualità della vita di chi lavora quotidianamente sul territorio. Il bando completo è disponibile sul sito internet dell’Ente Terre Regionali Toscane.

 

Questo concorso racconta molto più di un’assunzione. Spiega che una parte dell’agricoltura italiana non è scomparsa, ma ha smesso di fare rumore. Chiarisce che il lavoro manuale specializzato esiste ancora, ma chiede rispetto, competenza e continuità. Insegna che il buttero non è un mestiere del passato, ma un mestiere che ha attraversato il tempo, ha perso il mito e ha guadagnato realtà. Chi deciderà di provarci non vivrà nella leggenda. Entrerà in servizio. E scoprirà che in Maremma la tradizione si vive ogni giorno.

 

 

La fotografia è dell’Azienda Agricola