TRANSIZIONE 5.0, IL GOVERNO RIPRISTINA LE RISORSE. SCONGIURATO IL BLOCCO DEGLI INVESTIMENTI AGRICOLI

Il Governo ha confermato il ripristino integrale delle risorse destinate al Piano Transizione 5.0, garantendo una dotazione complessiva di 1,5 miliardi di euro. La decisione, assunta dopo il confronto urgente con le rappresentanze imprenditoriali al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, fa seguito alle forti proteste del mondo produttivo e consente di evitare il blocco di migliaia di investimenti già avviati o in fase di attuazione. La tensione era esplosa nei giorni scorsi, quando le modifiche inserite nel decreto fiscale avevano ridotto in modo significativo il credito d’imposta previsto per le imprese già ammesse al beneficio. In particolare, le domande presentate tra il 7 e il 27 novembre 2025 avevano subito una riduzione imprevista, con effetti immediati sui piani d’investimento. Il rischio concreto era quello di lasciare prive di copertura centinaia di imprese con progetti già finanziariamente impegnati. La reazione delle organizzazioni di categoria è stata immediata. Al centro della protesta, la necessità di preservare la coerenza e la continuità delle politiche industriali legate alla transizione digitale ed energetica.

 

Il confronto di mercoledì 1 aprile al Mimit ha portato a una soluzione in tempi brevi: il ripristino dei 1,3 miliardi originari, integrato da un ulteriore stanziamento di 200 milioni per coprire le imprese penalizzate dalle modifiche precedenti. Secondo fonti ministeriali la misura consente di soddisfare l’intero fabbisogno legato al credito d’imposta del Piano Transizione 5.0 e di superare gli effetti del recente intervento correttivo. “Le nostre imprese chiedevano certezza sugli investimenti in un momento difficilissimo”, ha evidenziato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti al termine dell’incontro, sottolineando l’importanza del dialogo con il Governo. Sulla stessa linea Federacma, che ha parlato di un “segnale concreto di ascolto e responsabilità”.

 

Per l’agricoltura, la vicenda ha un peso strategico. Il Piano Transizione 5.0 è oggi uno degli strumenti principali per favorire l’adozione di tecnologie di precisione, l’ammodernamento del parco macchine e l’efficientamento energetico delle aziende. L’agevolazione è strutturata come credito d’imposta su investimenti in nuovi beni strumentali e digitali che producono una riduzione dei consumi energetici almeno del 3% sull’intera unità produttiva o del 5% sul singolo processo, con aliquote che, per l’agricoltura, possono oscillare tra il 15% e punte del 45% a seconda del risparmio energetico ottenuto e dell’entità dell’investimento. Tra gli interventi tipicamente agevolabili figurano l’acquisto di trattori e macchinari avanzati (con motore Stage V o equivalente, connessi e dotati di sensoristica), sistemi di precision farming (guida satellitare, dosatura variabile, mappatura dei campi), impianti di irrigazione e fertilizzazione di precisione, sistemi di monitoraggio in tempo reale delle condizioni di campo e di allevamento, nonché soluzioni di digitalizzazione delle filiera (piattaforme di tracciabilità e gestione dati di produzione). Il tetto massimo dei costi ammissibili per singola impresa è di 50 milioni di euro all’anno, con utilizzo del credito in compensazione tramite modello F24 e, in caso di residualità, frazionamento fino a cinque esercizi successivi.


Il clima di incertezza generato nelle scorse settimane aveva rallentato molte decisioni d’investimento, soprattutto tra le imprese di maggiori dimensioni. Con il ripristino delle risorse i programmi di innovazione possono ripartire, evitando uno stop che avrebbe inciso sulla competitività del sistema agroalimentare. In questo quadro emerge però una priorità: garantire stabilità normativa e procedure tempestive. Il settore primario, sottoposto a margini ridotti e alta volatilità dei mercati, ha bisogno di strumenti strutturali e continui per accompagnare la doppia transizione digitale ed ecologica.