ACCORDO UE-MERCOSUR: DAZI RIDOTTI DA OGGI. EFFETTI IMMEDIATI CON IMPATTI SELETTIVI TRA OPPORTUNITÀ DI EXPORT E COMPARTI SENSIBILI
Oggi entra in vigore - in modalità provvisoria - l’accordo commerciale UE-Mercosur, con una riduzione immediata dei dazi su oltre il 91% delle esportazioni europee verso un mercato di oltre 260 milioni di consumatori. Per l’agroalimentare l’effetto è duplice: da un lato l’apertura concreta di nuovi spazi di mercato per le produzioni ad alto valore aggiunto e dall’altro aumento della concorrenza nei comparti più sensibili.
Secondo la Commissione europea l’intesa, nel medio periodo, potrà far aumentare fino al 50% l’export agroalimentare UE verso il Mercosur, oggi pari a circa 3,5 miliardi di euro annui. Per l’Italia Ismea stima un valore delle esportazioni agroalimentari verso l’area superiore a 1,2 miliardi di euro, concentrato su vino, olio d’oliva, prodotti da forno e lattiero-caseari. I benefici iniziano formalmente da subito con la riduzione tariffaria, ma la loro piena manifestazione economica è attesa, gradualmente, di qui al 2030. Questo perché molte liberalizzazioni sono progressive e legate a contingenti tariffari, mentre la rimozione delle barriere non tariffarie, quali etichettatura, standard sanitari e procedure doganali richiederà tempo per tradursi in effettiva operatività commerciale.
I comparti italiani con maggiore potenziale sono quelli caratterizzati da elevata differenziazione e riconoscibilità. Il vino, oggi gravato in Brasile da dazi fino al 27%, potrà migliorare rapidamente la propria competitività, in un mercato da oltre 500 milioni di bottiglie. Analogo potenziale riguarda l’olio d’oliva, con dazi attuali tra il 10% e il 20%, e i prodotti lattiero-caseari, che accederanno a contingenti dedicati in mercati ad alta crescita della domanda proteica.
Un elemento strategico è la tutela delle Indicazioni Geografiche: da oggi 344 IG europee sono protette dall’accordo. Per l’Italia, dove i prodotti IG, in base ai dati Ismea, rappresentano oltre il 20% dell’export agroalimentare, questo si traduce in una difesa diretta del valore aggiunto e in una maggiore capacità di presidio commerciale. Sul fronte opposto l’accordo mantiene elevati livelli di attenzione per i comparti sensibili europei. La carne bovina rappresenta il caso più rilevante: è previsto un contingente di 99.000 tonnellate annue a dazio ridotto. Considerando che il Mercosur è tra i principali esportatori mondiali e che i costi di produzione risultano inferiori fino al 30-40% rispetto all’UE, il rischio è una tensione sui prezzi interni, soprattutto nei segmenti standard.
Anche pollame e zucchero rientrano tra i prodotti critici, con aperture contingentate ma potenzialmente impattanti sui mercati europei. La gestione dei flussi sarà perciò determinante per evitare squilibri, nonostante la presenza di clausole di salvaguardia.
Nel comparto risicolo, invece, l’accordo non introduce una liberalizzazione significativa. Il riso resta escluso dalle concessioni rilevanti proprio per la sua sensibilità strategica. L’Unione europea produce circa 2,7 milioni di tonnellate di risone annue, di cui oltre il 50% in Italia, mentre le esportazioni verso il Mercosur, in base ai dati Eurostat, sono marginali, inferiori a 50 mila tonnellate. Non si prevedono quindi aumenti diretti delle importazioni dal Sud America, anche perché Brasile e Uruguay - pur essendo produttori rilevanti, rispettivamente con oltre 10 milioni e 800 mila tonnellate - orientano i flussi verso altri mercati. Tuttavia, il differenziale di costo, che Crea e Oecd stimano tra il 20% e il 30% a favore del Mercosur, e la possibile riallocazione dei flussi globali potrebbero incidere indirettamente sui prezzi internazionali, aumentando la volatilità anche nel mercato europeo.