LA LECTIO MAGISTRALIS DI CRISTINA PRANDI HA APERTO IL 241° ANNO ACCADEMICO DELL'ACCADEMIA DI AGRICOLTURA DI TORINO
Ha scelto la scienza come chiave di lettura del mondo, e la simbiosi come sua metafora più potente. La professoressa Cristina Prandi, Magnifica Rettrice dell'Università di Torino e chimica di lungo corso, ha tenuto questa mattina alla Reggia di Venaria la Lectio magistralis inaugurale del 241° anno accademico dell'Accademia di Agricoltura di Torino, con un intervento dal titolo "La forza della simbiosi: dal dialogo molecolare alla cooperazione tra le nazioni". Un percorso intellettuale rigoroso e appassionante, che ha condotto la platea dalla rizosfera del suolo agricolo alle grandi sfide della cooperazione scientifica internazionale.
Un cambio di paradigma: dalla competizione alla cooperazione
Il punto di partenza è stato teorico e provocatorio: la biologia evoluzionistica, ha spiegato Prandi, non si esaurisce nel paradigma darwiniano della competizione e della selezione del più adatto. Accanto a quel modello - sistemi guidati dal conflitto, individui autonomi, modellazione lineare - esiste e prospera un paradigma alternativo, quello simbiotico: cooperazione e integrazione, co-evoluzione delle differenze, sopravvivenza attraverso relazioni stabili. Come ha sintetizzato Prandi "l'evoluzione non è solo pressione selettiva dall'esterno; è la capacità di creare legami funzionali stabili dall'interno."
A sostenere questa visione la biologa Lynn Margulis e la sua ipotesi endosimbiotica: la complessità della cellula eucariotica non è nata dalla competizione tra organismi, ma dalla loro incorporazione stabile e reciprocamente vantaggiosa. La complessità, ha sottolineato Prandi, non deriva solo dal prevalere, ma dalla capacità di trasformare una differenza in una nuova possibilità.
L'essere umano come olobionte e gli strigolattoni come protagonisti
Da questo quadro teorico la Rettrice ha guidato il pubblico verso il cuore del suo campo di ricerca: la chimica dei segnali molecolari nel suolo e, in particolare, gli strigolattoni (SL). Questi ormoni vegetali multifunzionali, di cui Prandi è tra le principali esperte a livello europeo, sono prodotti dalle radici delle piante in risposta allo stress da carenza di fosforo e azoto, e svolgono una doppia missione: verso l'alto, riallocano le risorse interne della pianta; verso il basso, vengono emessi nella rizosfera come segnali di richiamo per i funghi micorrizici arbuscolari, che in cambio di zuccheri fotosintetici forniscono minerali essenziali alla pianta. Una vera economia mutualistica sotterranea, dove ogni partner offre ciò che l'altro non ha. Ma gli strigolattoni non sono solo molecole: sono, ha chiarito Prandi, informazione. La chimica diventa così la semiotica della vita, lo studio dei segni attraverso i quali gli organismi si rendono reciprocamente intelligibili. "Capire la materia significa capire come il segnale diventi relazione e la relazione diventi vantaggio evolutivo", ha detto Prandi.
La complessità del sistema ha però anche un lato oscuro: quello stesso segnale chimico che attrae i funghi benefici può essere intercettato da piante parassite quali la striga, devastante infestante delle colture cerealicole in Africa subsahariana e in alcune aree europee. La comunicazione, ha concluso Prandi su questo punto, non è mai neutra: apre sempre un campo in cui cooperazione e minaccia convivono.
Dalla rizosfera alle istituzioni: la simbiosi come modello universale
Il salto più originale della lectio è stato quello dalla biologia all'organizzazione istituzionale. Come l'essere umano è un "olobionte", non un individuo autosufficiente ma un sistema dinamico composto da cellule umane e da una vasta comunità microbica, dove la salute è mantenimento di un equilibrio relazionale, così un'istituzione non è riducibile al proprio organigramma. La sua efficacia dipende dalla qualità delle relazioni tra le sue unità, non dalla loro semplice somma. Prandi ha distinto la "disbiosia organizzativa", caratterizzata da silos isolati, conflitti improduttivi, informazione che non circola, dagli "ecosistemi collaborativi" in cui la segnalazione è trasparente, i ruoli sono chiari, le competenze diverse si integrano e il pluralismo non sacrifica la coerenza. A coronamento di questo ragionamento, la Rettrice ha presentato il caso MIRRI (Microbial Resource Research Infrastructure), infrastruttura europea della conoscenza di cui l'Università di Torino è parte attiva: un esempio concreto di cooperazione scientifica basata su standard condivisi, interoperabilità tra sistemi e fiducia istituzionale. Una risorsa biologica o un dato, ha concluso, non generano valore solo per il fatto di esistere: il valore emerge dall'interconnessione.
Verso strumenti agricoli bio-ispirati
Sul piano applicativo la lectio ha illustrato come la comprensione profonda della chimica simbiotica stia aprendo la strada a una nuova generazione di strumenti agricoli bio-ispirati: biofertilizzanti a base di strigolattoni in grado di stimolare la crescita micorrizica e migliorare la nutrizione del suolo, molecole per il controllo della germinazione di piante parassite, applicazioni in floricoltura. Il tutto in un ecosistema di innovazione che Prandi ha definito "perfettamente circolare": chimica verde, sintesi bio-ispirata, rese sostenibili e recupero della biomassa si alimentano a vicenda, esattamente come fanno i partner in una simbiosi riuscita. Un intervento, in sintesi, che ha saputo tenere insieme la precisione molecolare della chimica e la visione sistemica di chi guida una grande università: la dimostrazione che la scienza, quando dialoga con sé stessa e con il mondo, produce qualcosa di più grande della somma delle sue parti.