PIANO FERTILIZZANTI UE: PER IL BIOGAS AGRICOLO SI APRONO SPIRAGLI CONCRETI, MA I CRITERI TECNICI RESTANO DA DEFINIRE

Nel mare di misure generiche che compongono il Piano d'azione sui fertilizzanti adottato ieri dalla Commissione europea, alcune pagine riguardano da vicino la filiera del biogas agricolo. Non si tratta di cenni marginali: per la prima volta in un documento di questa portata digestato, biogas e biometano vengono riconosciuti esplicitamente quali strumenti di autonomia strategica energetica e di circolarità dei nutrienti, non semplici sottoprodotti da gestire.

 

Il digestato e il regime RENURE

Il passaggio più atteso riguarda l'estensione del regime RENURE, acronimo di REcovered Nitrogen from manURE, ai digestati liquidi. La Direttiva Nitrati, nella sua versione attuale, limita fortemente l'impiego di azoto nelle cosiddette Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN), creando vincoli operativi significativi per gli impianti di biogas che producono digestato. Il Piano annuncia che la Commissione sta lavorando ad estendere la deroga RENURE, già applicata al digestato di letame, a certi tipi di digestato liquido, riconoscendone la maggiore efficienza rispetto al liquame grezzo. L'obiettivo dichiarato è rendere operativa la misura già dalla prossima stagione di coltivazione. Si tratta di un risultato concreto, frutto di un lavoro tecnico già avviato. Il Piano cita espressamente che "i lavori preparatori in tale direzione sono già in corso", il che lascia intendere che la base scientifica per la modifica regolamentare esiste. Il vero punto critico, però, è che i criteri qualitativi che il digestato dovrà soddisfare per essere ammesso al regime RENURE esteso non sono ancora stati definiti pubblicamente.

 

Il regulatory sandbox: un cantiere aperto

Accanto all'estensione RENURE, il Piano introduce un altro strumento potenzialmente rilevante: il cosiddetto regulatory sandbox, ovvero un periodo sperimentale in cui sarebbe possibile testare l'uso del digestato al di fuori del perimetro regolamentare ordinario, in deroga controllata. L'obiettivo è superare gli ostacoli normativi che oggi frenano la valorizzazione del digestato, dagli adempimenti burocratici legati alla sua classificazione quale rifiuto o sottoprodotto fino alle rigidità della direttiva nitrati. La formulazione del Piano è però ancora cauta: si parla di "esplorare misure a breve termine" e di "avviare" la sandbox, non di lanciarla operativamente. È un annuncio di intenzione, non un impegno vincolante. Per la filiera significa che il tavolo è aperto, ma il lavoro di l'interlocuzione tecnica con Bruxelles per definire i confini dello spazio sperimentale deve iniziare subito.

 

Biogas e biometano: dal margine al centro

Forse il segnale più significativo per il settore è di natura politica più che tecnica. Il Piano inserisce esplicitamente il sostegno a biogas e biometano nell'ambito della risposta strutturale alla crisi dei fertilizzanti, non solo come fonte energetica rinnovabile ma quale elemento della catena del valore dei nutrienti. La logica è quella della circolarità: gli impianti di biogas agricolo trasformano reflui zootecnici e biomasse in energia e in digestato ricco di azoto, fosforo e potassio, riducendo così la dipendenza da fertilizzanti minerali importati. Sul fronte finanziario il Piano indica tre canali già attivabili: i Fondi di Coesione per nuovi impianti e revamping di quelli esistenti, il PNRR per gli investimenti già programmati, e la PAC per le misure agro-ambientali legate alla gestione efficiente dei nutrienti. Inoltre la Commissione incoraggia gli Stati membri a usare i proventi dell'ETS per finanziare investimenti in decarbonizzazione industriale e soluzioni circolari, digestato incluso.

 

Che cosa manca ancora

Il quadro non è privo di ombre. Il Copa-Cogeca ha sottolineato come il meccanismo CRCF - il sistema di certificazione dei crediti di carbonio per l'agricoltura, che potrebbe remunerare l'uso efficiente dei nutrienti e il carbon farming - sia "interessante ma probabilmente troppo oneroso per offrire un supporto concreto" nella fase attuale. Per la filiera del biogas, che già opera in un contesto amministrativo complesso, l'ennesimo sistema di certificazione da gestire rischia di essere più un onere che un'opportunità, almeno nel breve periodo. Resta poi aperta la questione della classificazione del digestato: il Piano annuncia una revisione della Waste Framework Directive per semplificare la gestione dei sottoprodotti animali e del digestato da processi di digestione anaerobica, ma i tempi di un'eventuale esclusione dal campo di applicazione della direttiva rifiuti sono necessariamente più lunghi di quelli della crisi in corso.


In sintesi: il Piano d'azione sui fertilizzanti consegna alla filiera del biogas agricolo un riconoscimento strategico che mancava, e alcune aperture normative concrete, prima tra tutte l'estensione RENURE ai digestati liquidi. Ma tra l'apertura politica e la praticabilità operativa sul campo il percorso è ancora in costruzione.