FERTILIZZANTI, L’UE SOSPENDE I DAZI SU UREA E AMMONIACA: COME SI COLLEGA LA MISURA AL CBAM E QUALE IMPATTO POTRÀ AVERE PER L’AGRICOLTURA ITALIANA

L’Unione europea interviene sul mercato dei fertilizzanti azotati con una misura straordinaria che punta a contenere l’aumento dei costi agricoli in una fase di forte instabilità energetica e geopolitica. Il 22 maggio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la sospensione temporanea dei dazi doganali su alcune categorie di fertilizzanti importati da Paesi terzi, in particolare urea, ammoniaca e altri prodotti azotati utilizzati dall’agricoltura europea. La misura sarà valida per un anno e riguarda specifici contingenti tariffari a dazio zero. Restano escluse Russia e Bielorussia.


Il provvedimento nasce da una proposta elaborata dalla Commissione europea nell’ambito delle misure di emergenza sul mercato dei fertilizzanti. La Commissione ha predisposto il testo tecnico e normativo, mentre il Consiglio UE lo ha successivamente approvato rendendolo operativo. La sospensione dei dazi si inserisce in un quadro più ampio legato al CBAM, il Carbon Border Adjustment Mechanism, il sistema europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere entrato nella fase definitiva dal 1° gennaio 2026. Il CBAM impone agli importatori europei di prodotti ad alta intensità emissiva, compresi i fertilizzanti, l’acquisto di certificati legati alla CO2 incorporata nei beni importati. L’obiettivo è evitare fenomeni di concorrenza ambientale sleale nei confronti dell’industria europea soggetta al sistema ETS sulle emissioni.

 

Nel caso dei fertilizzanti azotati il tema è particolarmente sensibile perché la produzione di ammoniaca e urea dipende direttamente dal gas naturale, utilizzato sia come materia prima sia come fonte energetica. Secondo la Commissione europea il gas può rappresentare fino al 70-80% del costo produttivo dell’ammoniaca, rendendo il comparto estremamente esposto alle oscillazioni dei mercati energetici internazionali.La sospensione dei dazi non modifica quindi il funzionamento del CBAM, ma agisce su un altro livello del prezzo finale. Da una parte il CBAM introduce un costo climatico sulle importazioni più emissive, dall’altra la sospensione tariffaria prova a ridurre temporaneamente una parte degli oneri doganali per evitare ulteriori rincari a carico dell’agricoltura europea.

Per l’Italia il tema assume un’importanza strategica. Il sistema agricolo nazionale dipende in larga misura dalle importazioni di fertilizzanti, soprattutto azotati. Nel 2024 l’Italia ha importato fertilizzanti minerali o chimici azotati per circa 1,397 milioni di tonnellate, con un valore vicino ai 479 milioni di dollari. I principali fornitori sono stati Egitto, Algeria, Russia, Germania e Spagna.

La dipendenza dall’estero deriva da fattori strutturali. La produzione nazionale di ammoniaca e fertilizzanti azotati è limitata, mentre il costo del gas europeo resta superiore rispetto a quello sostenuto da molti concorrenti internazionali, in particolare Nord Africa, Medio Oriente e Stati Uniti. A questo si aggiunge la limitata disponibilità europea di materie prime minerarie per la produzione di fosforo e potassio.

 

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno ulteriormente aggravato il quadro. La guerra in Ucraina ha ridotto i rapporti commerciali con Russia e Bielorussia, storicamente tra i maggiori esportatori mondiali di fertilizzanti e materie prime azotate. Parallelamente il conflitto in Medio Oriente sta incidendo sui mercati energetici e sui costi logistici internazionali, soprattutto attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez, snodi fondamentali per il commercio globale di ammoniaca, urea e gas naturale. La decisione europea punta quindi anche a diversificare gli approvvigionamenti e a ridurre la vulnerabilità strategica del sistema agricolo europeo senza aumentare la dipendenza dalle forniture russe. Non a caso la sospensione tariffaria non si applica a Russia e Bielorussia, già soggette a restrizioni commerciali specifiche introdotte dall’UE.

 

L’effetto economico della misura per gli agricoltori sarà positivo ma relativamente contenuto. Nella documentazione tecnica allegata alla proposta europea, la Commissione considera per l’urea un valore medio indicativo di circa 336 euro/t, utilizzato come riferimento statistico e doganale per stimare l’impatto della sospensione tariffaria. Applicando il dazio ordinario del 6,5%, Bruxelles calcola un beneficio teorico massimo di circa 22 euro/t. 


Questo valore però non coincide con i prezzi effettivamente registrati sul mercato nelle ultime settimane. Le organizzazioni agricole italiane segnalano infatti quotazioni sensibilmente più elevate, evidenziando come il prezzo dell’urea sia salito in alcuni casi oltre gli 800 euro/t a seguito dell’escalation geopolitica in Medio Oriente, dei rincari energetici e delle tensioni sugli approvvigionamenti internazionali.

 

La differenza tra i 336 euro/t indicati dalla Commissione e gli oltre 800 euro/t denunciati dalle organizzazioni agricole dipende quindi dalla diversa natura dei dati utilizzati. Bruxelles impiega un valore medio tecnico di riferimento per la simulazione dell’impatto tariffario, mentre gli agricoltori fanno riferimento ai prezzi reali praticati oggi sul mercato, già influenzati dall’aumento del gas naturale, dai costi logistici e dalla volatilità geopolitica internazionale. In termini aziendali, con una distribuzione di circa 200 kg/ha di urea, il vantaggio teorico diretto derivante dall’azzeramento del dazio può valere intorno a 4-5 euro/ha, prima dei costi logistici, dei margini commerciali e delle dinamiche distributive. Il beneficio reale dipenderà quindi dalla capacità della filiera di trasferire il minor costo doganale nei listini destinati alle imprese agricole. Le organizzazioni professionali agricole italiane hanno accolto con prudenza la decisione europea. Confagricoltura ha definito positiva la sospensione temporanea dei dazi, considerandola una misura richiesta da tempo per alleggerire il costo dei fertilizzanti dopo i forti aumenti registrati negli ultimi mesi. L’organizzazione sottolinea tuttavia la necessità di ulteriori interventi sul costo dell’energia e sui meccanismi europei che incidono sui mezzi tecnici agricoli.

 

Anche Coldiretti ha espresso apprezzamento per l’iniziativa europea, ma ha evidenziato il rischio che il beneficio venga in parte assorbito dai maggiori costi derivanti dal CBAM e dall’attuale quadro energetico europeo. Secondo l’organizzazione il problema della competitività agricola resta aperto in presenza di prezzi energetici elevati e forte instabilità internazionale.

CIA-Agricoltori Italiani mantiene invece una posizione più critica sul piano complessivo delle misure europee. Pur giudicando utile la sospensione tariffaria, la Confederazione ritiene insufficienti gli interventi adottati finora da Bruxelles e chiede strumenti straordinari di sostegno alle imprese agricole, oltre a una revisione delle misure che rischiano di aumentare ulteriormente il costo dei fertilizzanti nei prossimi mesi.