PESTE SUINA, L’EUROPA ALZA IL LIVELLO DI ALLERTA IN PROVINCIA DI CUNEO: 53 COMUNI IN ZONA DI RESTRIZIONE, DUE IN FASCIA III

Il Regolamento 2026/1136 della Commissione europea, in vigore dal 22 maggio, ribalta le previsioni ottimistiche di inizio anno. Confagricoltura Cuneo lancia un appello agli allevatori e alle istituzioni. Il bollettino IZSPLV del 17 maggio conta 2.111 positivi tra i cinghiali, con la pressione virale concentrata in Liguria.

 

A inizio 2026, su queste pagine, avevamo registrato segnali incoraggianti: i focolai in allevamento erano fermi a 9 episodi, tutti risolti, e il trend epidemiologico complessivo sembrava orientato verso un progressivo contenimento. Quel quadro favorevole appartiene al passato. Dal 22 maggio 2026 è operativo il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1136 della Commissione europea, che modifica l'Allegato I del Regolamento (UE) 2023/594 e porta con sé una revisione della zonizzazione che si abbatte in modo pesante sulla provincia di Cuneo: i comuni cuneesi sottoposti a misure di controllo salgono a 53, con un incremento di 22 unità rispetto alla precedente delimitazione.

 

La distribuzione per livello di rischio è significativa: 35 comuni ricadono in Zona di restrizione I, 16 in Zona II, e per la prima volta nella storia dell'epidemia italiana due comuni cuneesi, Cortemilia e Perletto, vengono inseriti in Zona III, il livello massimo di allerta previsto dalla normativa europea. Anche Alba, capoluogo delle Langhe, entra per la prima volta in Zona I. L'aggiornamento della zonizzazione segue l'evoluzione epidemiologica e l'epidemia, in questa parte del Piemonte, è tornata a muoversi.

 

Il focolaio che ha cambiato il quadro

 

Il provvedimento europeo trae origine diretto dalla conferma, avvenuta il 17 aprile 2026, di un focolaio di PSA in un allevamento semibrado di circa 80 capi nel comune di Montechiaro d'Acqui, in provincia di Alessandria, in un'area già classificata in Zona di restrizione II per accertata circolazione virale nel selvatico. La positività, accertata su quattro suini rinvenuti morti, è stata confermata in prima istanza dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta di Torino. L'Unità Centrale di Crisi, riunita lo stesso giorno, ha disposto l'abbattimento dei capi, la distruzione delle carcasse, il blocco delle movimentazioni e l'istituzione delle zone di protezione e sorveglianza previste dai Regolamenti (UE) 429/2016 e 594/2023. L'elemento che preoccupa di più non è tanto il caso in sé, quanto il contesto produttivo in cui si inserisce. L'allevamento fa parte di un circuito di filiera corta della razza "suino nero Cavour", con unità produttive distribuite tra le province di Alessandria e Cuneo. Ogni focolaio che colpisce un nodo di filiera ha effetti a cascata: blocco delle movimentazioni, sospensione delle macellazioni, interruzione delle forniture, danni commerciali che si propagano ben oltre i confini dell'azienda direttamente coinvolta. In questo senso il caso di Montechiaro d'Acqui è il decimo focolaio confermato in un allevamento suinicolo dall'inizio dell'emergenza, un bilancio che fino a gennaio 2026 si era fermato a 9, come ricordavamo nel precedente articolo e fa capire quanto sottile sia il confine tra una situazione sotto controllo e una recrudescenza.

 

I dati al 17 maggio 2026

 

Il bollettino dell'IZSPLV del 17 maggio 2026, l'aggiornamento più recente disponibile al momento in cui scriviamo, registra 2.111 casi totali di positività nei cinghiali tra Piemonte e Liguria. In Piemonte il dato è fermo a 810 casi, senza nuove positività nell'ultima settimana, mentre in Liguria il conteggio sale a 1.301, con tredici nuovi positivi rilevati nel periodo compreso tra il 10 e il 17 maggio: otto in provincia di Genova, di cui quattro nel comune di Genova e quattro a Zoagli, e cinque in provincia di Savona, quattro a Piana Crixia e uno a Sassello. È proprio il fronte ligure, e in particolare il Savonese, a destare la maggiore preoccupazione dal punto di vista del rischio per il Cuneese. Se a inizio 2026 la circolazione nel selvatico sembrava avviarsi verso una stabilizzazione, i mesi successivi hanno mostrato una ripresa della pressione virale lungo la dorsale appenninica. Il corridoio della Valle Bormida, che collega il Savonese alle Langhe e alle alte Langhe, è considerato la principale via di diffusione del virus verso la pianura piemontese: non a caso sono proprio Cortemilia e Perletto, comuni delle Langhe a circa 30 chilometri da Montechiaro d'Acqui, a essere stati inseriti in Zona III.


Il confronto con i dati di inizio anno dà la misura dell'evoluzione: a metà gennaio 2026 il totale dei positivi tra le due regioni era di 1.989, con 9 focolai in allevamento; oggi siamo a 2.111 positivi nei cinghiali e 10 focolai confermati. La diffusione non procede con impennate improvvise, ma continua ad avanzare con regolarità. Ed è proprio questa persistenza a preoccupare il comparto suinicolo, dove anche un solo focolaio è sufficiente a bloccare movimentazioni, attività produttive e scambi commerciali.

 

Le conseguenze della zonizzazione

 

Le zone di restrizione non sono una classificazione burocratica: producono effetti operativi e commerciali immediati. La Zona I comporta sorveglianza rafforzata, divieto di caccia ordinaria al cinghiale e requisiti di biosicurezza superiori allo standard per gli allevamenti. In Zona II si aggiungono restrizioni stringenti sulle movimentazioni di animali, carni e prodotti derivati verso aree a minore rischio, con ricadute dirette sull'accesso ai mercati nazionali e internazionali. La Zona III, infine, implica il blocco pressoché totale delle movimentazioni di suini vivi e di prodotti non trattati termicamente, con effetti che si estendono agli scambi intracomunitari e con i Paesi terzi. Per una provincia quale Cuneo, che ospita circa 900.000 capi suini, pari alla quasi totalità del patrimonio piemontese e a un decimo di quello nazionale, l'inserimento di anche solo due comuni in Zona III non è un fatto marginale. La filiera suinicola della Granda è un sistema interconnesso: le restrizioni che gravano su un nodo si propagano lungo tutta la catena.

 

L'appello di Confagricoltura Cuneo

 

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo, ha commentato il provvedimento europeo con un doppio appello, rivolto insieme agli allevatori e alle istituzioni. Sul versante aziendale il messaggio è di mantenere la massima attenzione alle misure di biosicurezza: recinzioni perimetrali, controllo degli accessi, gestione separata delle attrezzature, sorveglianza sanitaria costante sui capi. Sono misure note, già richiamate in passato, ma che vanno praticate con continuità proprio nei momenti in cui il rischio sembra essersi allontanato, perché è in quei momenti che si abbassa la guardia.


Sul versante istituzionale l'appello di Allasia tocca un tema strutturale: la PSA non conosce confini amministrativi, ma le politiche di contrasto rischiano di fermarsi ad essi. Agli Ambiti Territoriali di Caccia e ai Comprensori Alpini viene chiesto di non rallentare il lavoro di abbattimento e contenimento dei cinghiali, accompagnando questa attività da una semplificazione delle procedure burocratiche che oggi ne limitano l'efficacia. Ma la richiesta più importante è quella rivolta alle realtà confinanti con il Piemonte, e alla Liguria in particolare, affinché contribuiscano in modo attivo al contenimento del virus lungo l'Appennino, anche laddove la suinicoltura non è un comparto economicamente rilevante come nella Granda. La Regione Piemonte si era già mossa in questa direzione il 17 aprile, inviando formalmente una richiesta di rafforzamento della sorveglianza al presidente ligure Marco Bucci e all'assessore Alessandro Piana, con un focus specifico sulla fascia appenninica della Valle Bormida. Il dialogo istituzionale è aperto, ma i numeri del bollettino del 17 maggio mostrano che la risposta sul campo deve ancora tradursi in risultati concreti.

 

La governance cuneese e la gestione del selvatico

 

La Provincia di Cuneo ha costruito negli anni un modello di gestione dell'emergenza PSA fondato sulla cabina di regia, tavolo permanente che riunisce enti pubblici, servizi veterinari, rappresentanze del mondo venatorio e organizzazioni agricole tra cui Confagricoltura Cuneo. Questo modello ha finora dato risultati positivi, permettendo di affrontare con serietà e metodo una situazione complessa, come Allasia stesso riconosce. Ma il modello è efficace solo se è accompagnato da un'azione equivalente nei territori limitrofi: la cabina di regia cuneese non può supplire all'assenza di iniziative analoghe in Valle Bormida o nelle aree appenniniche savonesi. Il tema del contenimento del cinghiale rimane la leva principale su cui agire. In assenza di un vaccino commercialmente disponibile per i suini domestici la riduzione della pressione del serbatoio selvatico è l'unico strumento in grado di rallentare la circolazione del virus sul territorio. La ricerca sistematica e la rimozione rapida delle carcasse, la sorveglianza passiva, l'abbattimento selettivo e, dove necessario, le recinzioni nelle aree a più alto rischio sono le misure che l'esperienza degli ultimi quattro anni ha confermato come le più efficaci.