CICLONE HARRY, LOLLOBRIGIDA FIRMA I DECRETI: 111,2 MILIONI PER LE IMPRESE AGRICOLE DANNEGGIATE. LE RISORSE COPRONO SOLO UNA PARTE DELLE PERDITE

Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida ha firmato i decreti che riconoscono il carattere di eccezionalità degli eventi calamitosi legati al ciclone “Harry”, che tra gennaio e febbraio 2026 ha colpito duramente Calabria, Sardegna e Sicilia. Il provvedimento, fondamentale per l’iter burocratico di accesso alle risorse pubbliche, consente l’attivazione degli interventi previsti dal decreto-legge del 27 febbraio 2026, varato appositamente per fronteggiare l’emergenza meteorologica.

Le dotazioni finanziarie sono garantite dal rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale con 111,2 milioni di euro per l’anno 2026, destinati al sostegno delle imprese agricole e ittiche danneggiate, con particolare riferimento alle produzioni vegetali e alle strutture aziendali. Possono accedere ai contributi le aziende che hanno segnalato formalmente i danni ai Comuni competenti o alla Protezione Civile regionale. Le agevolazioni riguardano anche le imprese coinvolte nella frana di Niscemi, comprese quelle situate al di fuori della zona rossa individuata per l’emergenza.

“Il Governo - ha sottolineato Lollobrigida - è al fianco delle Regioni e delle imprese agricole e interviene con strumenti concreti, non solo con una strategia di lungo periodo, ma anche con misure tempestive per affrontare eventi improvvisi come quelli causati dal ciclone Harry, garantendo agli imprenditori il sostegno necessario per ripartire”.

 

Il quadro dei danni: stime ben superiori alle risorse stanziate

 

Per valutare l’adeguatezza del pacchetto di risorse approvato, è necessario confrontarlo con le stime dei danni elaborate nelle settimane successive al ciclone, quando le tre regioni hanno avviato le prime ricognizioni sul territorio. Le cifre emerse dipingono un quadro molto più pesante rispetto ai 111,2 milioni stanziati a valere sul Fondo di solidarietà nazionale, destinati peraltro a coprire le imprese agricole e ittiche delle tre regioni congiuntamente.

La Regione Siciliana ha effettuato un primo censimento complessivo che ha quantificato i danni alle infrastrutture in 741 milioni di euro, con le province di Catania (244 milioni), Messina (202,5 milioni) e Siracusa (159,8 milioni) tra le più colpite. Da quella stima erano però esclusi i danni specifici al settore agricolo, la cui valutazione era stata affidata all’assessorato regionale all’Agricoltura. Successivamente, le organizzazioni di rappresentanza hanno stimato i danni all’agricoltura siciliana in oltre 700 milioni di euro, con serre, oliveti e agrumeti pesantemente danneggiati o distrutti. Stime ancora più ampie, comprensive dell’impatto economico indiretto, hanno portato il totale per la sola Sicilia tra 1,7 e 2 miliardi di euro.

La Sardegna ha presentato al Ministero dell’Agricoltura richieste di ristoro per oltre 54 milioni di euro, di cui circa 47 milioni per il settore agricolo e oltre 6,6 milioni per il settore ittico. L’entità della richiesta sarda è significativa: rappresenta da sola quasi metà dell’intero plafond disponibile per le tre regioni, rendendo evidente che le risorse del Fondo non potranno essere distribuite integralmente a ciascun richiedente.

Su scala complessiva le stime preliminari dei danni nelle tre regioni avevano indicato un impatto di circa due miliardi di euro (oltre un miliardo in Sicilia, circa 500 milioni in Sardegna e altrettanti nella Calabria ionica) con un ulteriore rischio di contrazione del PIL regionale compreso tra lo 0,8% e oltre l’1% nelle aree più esposte, equivalente a un danno economico aggiuntivo di quasi due miliardi derivante dalla perdita di flussi produttivi in economie ad alta stagionalità.

 

Le misure nel contesto più ampio dell’intervento governativo

 

I 111,2 milioni del Fondo di solidarietà nazionale rappresentano la componente settoriale di un intervento pubblico più articolato. Il Consiglio dei ministri aveva già stanziato 100 milioni in una prima fase di emergenza, e a febbraio 2026 aveva approvato un decreto-legge con risorse complessive superiori a 1,2 miliardi, di cui 1,1 miliardi di nuovi fondi, per i danni nelle tre regioni. La firma dei decreti di eccezionalità da parte del ministro Lollobrigida rappresenta il passaggio attuativo che consente ora alle imprese agricole e ittiche di accedere alla quota loro destinata.

Per le imprese siciliane è già operativa, dal 12 maggio, la piattaforma IRFIS per la presentazione delle domande relative alla misura del Fondo Sicilia, che combina finanziamenti a tasso zero e contributi a fondo perduto. Sul fronte dell’internazionalizzazione, SIMEST ha messo a disposizione un plafond dedicato di 300 milioni di euro con misure emergenziali per le imprese colpite.

 

Un gap strutturale che richiede risposte integrate

 

Anche considerando il complesso degli strumenti attivati - Fondo di solidarietà nazionale, Fondo Sicilia, misure SIMEST, plafond ICE - il divario tra le risorse pubbliche e l’entità dei danni subiti dalle imprese agricole rimane rilevante. I 111,2 milioni del Fondo di solidarietà coprono una frazione del danno stimato al solo settore primario siciliano, che le organizzazioni di categoria avevano già indicato in oltre 700 milioni. La Sardegna, con oltre 54 milioni di richieste formalmente presentate, rischia di ricevere una quota ridotta di un plafond condiviso tra tre regioni.

La questione che le organizzazioni agricole avevano sollevato sin dalle prime settimane - procedure snelle, tempi certi e copertura adeguata delle perdite di produzione - resta in parte aperta. Il riconoscimento formale dell’eccezionalità è il primo passo necessario per accedere agli strumenti ordinari del Fondo di solidarietà nazionale, ma la reale efficacia del sostegno dipenderà dalla rapidità con cui le domande verranno istruite e liquidate, e dalla capacità di integrare le risorse ministeriali con quelle regionali e con gli strumenti mutualistici quali Agricat