PO IN EMERGENZA: IN DIECI GIORNI LA PORTATA CROLLA DA 1.000 A 300 METRI CUBI AL SECONDO. ANBI LANCIA L'ALLARME PER IL NORD ITALIA
La crisi idrica che sta interessando il fiume Po si caratterizza per la rapidità con cui si è manifestata. In soli dieci giorni, nel punto di chiusura dell'intero bacino idrografico a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, la portata è passata da oltre 1.000 metri cubi al secondo a circa 300, mentre il livello idrometrico è diminuito fino a quasi venti centimetri al giorno.
Il crollo delle portate ha portato il Po sotto la soglia critica. Il valore rilevato a Pontelagoscuro è inferiore ai 450 metri cubi al secondo, limite sotto il quale le barriere antisale riducono la propria efficacia nel contenimento del cuneo salino. La conseguenza riguarda direttamente l'agricoltura del Delta del Po: il Consorzio di Bonifica Delta del Po ha comunicato la necessità di limitare o sospendere parzialmente le derivazioni irrigue e le prese d'acqua nei tratti maggiormente esposti lungo i rami del fiume. L'intrusione marina ha già raggiunto diversi chilometri nell'entroterra, superando in alcuni punti i limiti compatibili con l'uso irriguo. L'impiego di acque ad elevata salinità può infatti compromettere la fertilità dei terreni e provocare danni alle colture.
Un fenomeno strutturale, non soltanto stagionale
Secondo il presidente di ANBI Veneto, Alex Vantini, quanto sta accadendo conferma la necessità di aumentare la capacità di accumulo della risorsa idrica. Le piogge abbondanti registrate nei primi dieci giorni di giugno non hanno infatti prodotto riserve significative e l'acqua è rapidamente defluita verso il mare. L'Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, nel bollettino del 16 giugno, evidenzia come il fenomeno non possa essere interpretato come una semplice anomalia stagionale. A Torino il Po registra una portata inferiore del 58% rispetto alla media storica, mentre a Borgoforte, nel Mantovano, si è passati dagli 875 metri cubi al secondo di una settimana fa agli attuali 383, con un deficit del 76%. Particolarmente critica la situazione del Tanaro. Nel principale affluente piemontese del Po scorrono appena 11,1 metri cubi al secondo contro una media storica superiore a 106 metri cubi al secondo. Il deficit sfiora quindi il 90% e riflette gli effetti della limitata copertura nevosa invernale sulle Alpi Marittime e sull'Appennino Ligure, aree che alimentano il bacino.
Il timore di una nuova emergenza idrica
Il presidente nazionale di ANBI, Francesco Vincenzi, collega l'attuale situazione alla combinazione tra cambiamento del regime delle precipitazioni, insufficiente accumulo nivale e anticipo delle alte temperature estive.
“Il timore è che quanto si sta registrando in Polesine possa essere il prologo di una situazione d'emergenza idrica che coinvolga una parte rilevante dell'agroalimentare del Nord Italia, già colpito dalla grave siccità del 2022”, afferma Vincenzi. Anche il direttore generale di ANBI, Massimo Gargano, richiama l'attenzione sulla rapidità con cui le precipitazioni di inizio giugno sono state assorbite dal sistema idrologico: “L'acqua piovana, pur abbondante a inizio mese, è già defluita in mare per mancanza di un sistema di invasi distribuiti sul territorio e lungo i principali bacini fluviali”.
Il tema del Deflusso Ecologico
L'emergenza riporta inoltre al centro del dibattito la questione del Deflusso Ecologico. Secondo ANBI il progressivo cambiamento del regime idrologico dei corsi d'acqua mediterranei richiede una riflessione sull'applicazione dei parametri europei, soprattutto nelle aree caratterizzate da precipitazioni concentrate e da periodi di magra sempre più frequenti. L'associazione evidenzia come la riduzione delle disponibilità irrigue possa avere effetti sia sulle produzioni agricole sia sulla gestione ambientale dei corsi d'acqua.
Invasi e infrastrutture al centro del confronto
Per ANBI una delle principali criticità resta la limitata capacità di trattenere l'acqua piovana. Nei primi due mesi dell'anno, secondo le stime dell'associazione, in Veneto sarebbe andato perso quasi un miliardo di metri cubi d'acqua che avrebbe potuto essere accumulato attraverso adeguate infrastrutture.Il Piano invasi multifunzionali continua quindi a rappresentare una delle principali richieste avanzate dal sistema dei Consorzi di bonifica. L'obiettivo è aumentare la capacità di immagazzinare le precipitazioni durante i periodi più piovosi e renderle disponibili nei mesi di maggiore fabbisogno irriguo.
La rapida riduzione delle portate del Po registrata nelle ultime settimane ripropone così il tema della gestione della risorsa idrica in un contesto climatico caratterizzato da eventi sempre più intensi e concentrati, alternati a periodi di siccità prolungata.