AGRICOLTURA: LA PROTESTA È IL SINTOMO, IL PROBLEMA SONO I MARGINI
Sulle strade di Sicilia e Calabria tornano le proteste degli agricoltori. Sarebbe riduttivo liquidarle come una questione di metodi o di rappresentanza, pur con le riserve espresse da molte organizzazioni agricole sull’efficacia dei blocchi. La questione di fondo è più ampia e attiene alla crescente difficoltà di mantenere un equilibrio tra ciò che l’impresa incassa e ciò che deve spendere per produrre.
Secondo Eurostat, nel secondo trimestre 2026 i prezzi dell’output agricolo nell’Unione sono scesi del 5,8% su base annua, terzo trimestre consecutivo di calo, mentre quelli degli input non legati agli investimenti sono aumentati del 4,7%. Energia e lubrificanti segnano +22%, fertilizzanti e ammendanti +13,4%. Sul fronte dei ricavi, il prezzo medio del latte nell’Unione scende del 16,6% e quello dei cereali del 5,6%.
In Italia, ad agosto 2026, l’indice Ismea dei prezzi agricoli all’origine risulta inferiore dell’8,2% rispetto a un anno prima. Le coltivazioni segnano -6,7%, con cereali a -9,3%, frutta a -16,6% e vino a -10,8%; latte e derivati bovini scendono del 14,9% e i suini del 17,2%. Non tutte le filiere soffrono allo stesso modo: gli ortaggi, ad esempio, crescono del 15%. Ma il quadro evidenzia una pressione diffusa sui ricavi.
Il quadro richiede però una lettura più articolata. Il 2025 era stato complessivamente più favorevole: secondo l’Istat la produzione agricola era cresciuta dello 0,3% in volume, i prezzi dei prodotti del 3,8% e quelli dei beni e servizi impiegati dell’1%. La ragione di scambio era migliorata del 3%. Il 2026 non racconta quindi una crisi generalizzata, ma una nuova fase di tensione sui margini in diversi comparti.
Sul fronte del gasolio l’agricoltura beneficia di un sistema di agevolazione fiscale che il Masaf ha quantificato in circa un miliardo di euro l’anno di minori costi per il settore. Nel 2026 a questa misura strutturale si è aggiunto il credito d’imposta fino al 20% per gli acquisti di carburante effettuati tra marzo e maggio, con una dotazione complessiva di 90 milioni di euro.
Misure importanti, ma insufficienti da sole a correggere una dinamica nella quale i prezzi riconosciuti alla produzione scendono mentre diversi costi continuano a salire.
Ed è qui che va cercata la sostanza della protesta, non nel numero dei trattori in strada, né nella contrapposizione tra movimenti spontanei e organizzazioni professionali. Le forme della mobilitazione possono essere discusse. I dati, invece, segnalano una questione economica reale: quanto reddito resta all’impresa agricola dopo aver sostenuto i costi necessari per continuare a produrre.