Accordo UE-Mercosur, firma confermata sabato 17 gennaio 2026 ad Asunción
Sabato 17 gennaio 2026 a mezzogiorno - ora locale - al Gran Teatro José Asunción Flores del Banco Central del Paraguay, ad Asunción, capitale della Repubblica del Paraguay, è programmata la firma ufficiale dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay). L’intesa arriva dopo oltre venticinque anni di negoziati e segue il via libera politico espresso a maggioranza qualificata dagli ambasciatori degli Stati membri dell’UE venerdì scorso (9 gennaio).
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, firmerà l’accordo a nome dell’Unione. Sono attesi al tavolo dei firmatari i capi di Stato e di governo dei quattro Paesi sudamericani del Mercosur, con il presidente paraguaiano Santiago Peña in qualità di padrone di casa, insieme ai leader argentino Javier Milei, uruguaiano Yamandú Orsi e al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha salutato l’intesa definendola storica.
Le reazioni nel settore agricolo
Nonostante la cerimonia di firma segni un passaggio diplomatico rilevante, il mondo agricolo europeo resta fortemente scettico. Dopo l’approvazione politica dell’intesa (con cinque stati membri contrari e uno astenuto) si sono intensificate proteste e mobilitazioni in diversi Paesi europei: trattori nel centro di Parigi, blocchi stradali e cortei agricoli, anche in Italia, testimoniano il disagio diffuso tra agricoltori e organizzazioni rurali.
La Copa-Cogeca, principale federazione delle organizzazioni agricole europee e delle cooperative, ha diffuso un comunicato ufficiale in cui denuncia che le recenti decisioni dell’UE “non riescono ad affrontare l’urgenza e le sfide che gli agricoltori e le cooperative agricole europee si trovano ad affrontare” e annuncia il proprio sostegno alla manifestazione agricola prevista a Strasburgo martedì prossimo 20 gennaio, davanti al Parlamento europeo, per chiedere risposte più incisive su PAC post-2027, commercio equo e semplificazione regolamentare. Nel testo, Copa-Cogeca afferma che “la nostra mobilitazione continuerà finché le istituzioni dell’UE non forniranno risposte concrete che rafforzino la nostra competitività e resilienza”.
Importanti sindacati agricoli nazionali (FNSEA in Francia, IFA in Irlanda e altri) hanno guidato azioni di protesta contro le implicazioni del deal, sostenendo che l’accordo comporterebbe concorrenza sleale di prodotti a basso costo e la possibile erosione degli standard europei di sicurezza alimentare e ambientale.
Criticità e opportunità
Le principali critiche del settore agricolo si concentrano sulla mancanza di garanzie sufficienti per mitigare l’impatto di importazioni a basso costo su produzioni sensibili quali carne bovina, pollame e cereali. Inoltre sollevano dubbi sull’efficacia delle clausole di salvaguardia concordate e manifestano timori per gli standard produttivi e ambientali tra UE e partner Mercosur.
Comparti quali vino, lattiero-caseario, olio d’oliva e formaggi DOP/IGP vedono invece potenziali benefici di esportazione grazie all’abbattimento dei dazi e all’aumento dell’accesso ai mercati sudamericani, compresa la riduzione di barriere per beni ad alto valore aggiunto tipici dell’agroalimentare europeo.
Le prossime tappe istituzionali
La firma di sabato 17 gennaio rappresenta una tappa preliminare in un lungo iter. L’accordo raggiunto tra Unione europea e Mercosur, infatti, non è ancora pienamente operativo. Dopo la firma, che segue l’approvazione procedurale da parte del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) e del Consiglio dell’Unione europea, il testo dovrà infatti ottenere il consenso del Parlamento europeo prima di poter essere applicato. Solo dopo questo voto (atteso nelle sedute plenarie di febbraio o nei mesi successivi) il cosiddetto interim Trade Agreement potrà entrare in vigore in via provvisoria con l’ok della Commissione e del Consiglio con maggioranza qualificata. Per la ratifica piena dell’intero EU-Mercosur Partnership Agreement sarà invece necessario il via libera non solo dell’Eurocamera, ma anche di tutti gli Stati membri dell’UE se il testo contiene disposizioni che coinvolgono competenze condivise con i governi nazionali. Questo passaggio, tipico degli accordi misti, richiede l’approvazione formale dei parlamenti nazionali prima dell’entrata in vigore definitiva dell’accordo complessivo.
Un processo di questo tipo non è nuovo nel contesto degli accordi commerciali dell’UE. Un esempio è il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA) tra Unione europea e Canada. Anche nel caso del CETA la controversia sull’approvazione nei singoli Stati membri è stata intensa: sebbene non tutti i parlamenti nazionali (tra questi l’Italia) abbiano completato la ratifica formale l’accordo è entrato in vigore in forma provvisoria il 21 settembre 2017 per la maggior parte delle sue disposizioni, grazie all’applicazione provvisoria concordata tra UE e Canada.
I dati economici raccolti successivamente mostrano che questo approccio ha portato benefici tangibili alle esportazioni europee verso il mercato canadese. In base ai dati ufficiali, tra il 2016 (anno precedente all’entrata in vigore provvisoria del CETA) e il 2024 le esportazioni di beni dell’UE verso il Canada sono aumentate di circa il 64 %, e quelle di servizi di circa l’81 %, contribuendo a una crescita complessiva del commercio UE-Canada di circa +72 % nel periodo. Questo incremento ha portato a un valore di scambi bilaterali in beni e servizi pari a circa 125 miliardi di euro nel 2024, di cui quasi 48 miliardi di esportazioni UE verso il Canada. Secondo una valutazione della Commissione europea, il PIL dell’Unione è migliorato di circa 3,2 miliardi di euro all’anno grazie all’accordo.
Queste cifre mostrano come accordi commerciali di ampio respiro, anche quando soggetti a procedure complesse di ratifica, possano tradursi in effetti concreti per le esportazioni e l’economia europea. In questo quadro, la politica commerciale europea è chiamata a un esercizio di equilibrio: aprire nuovi sbocchi ai prodotti e alle imprese dell’Unione, senza indebolire i comparti più esposti alla concorrenza internazionale. Ed è su questo terreno, fatto di regole, tempi di attuazione e misure di salvaguardia, che si giocherà la vera partita dell’accordo con il Mercosur, ben oltre la fase delle firme e degli annunci.