BIOECONOMIA EUROPEA E DECRETO BOLLETTE, SERVE COERENZA
La nuova Strategia europea sulla bioeconomia sostenibile, adottata dalla Commissione nel novembre scorso, definisce un quadro industriale e territoriale al 2040 nel quale biomasse, bioraffinerie e filiere basate su materie prime biologiche diventano leva di competitività, autonomia strategica e rigenerazione ambientale. Il documento attribuisce alla bioeconomia una funzione sistemica: riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, valorizzazione della biomassa secondaria, rafforzamento delle economie rurali e sviluppo di mercati guida per prodotti bio-based. Parallelamente il recente decreto bollette, approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 febbraio, interviene sul meccanismo dei Prezzi Minimi Garantiti (PMG) per il biogas elettrico agricolo, introducendo limiti alle ore incentivabili, un tetto di spesa nazionale e l’obbligo di riconversione a biometano per gli impianti sopra i 300 kW .
L’intersezione tra questi due atti normativi pone una questione strutturale: la revisione dei PMG rafforza oppure indebolisce la traiettoria della bioeconomia europea applicata al sistema agricolo italiano?
La bioeconomia quale politica industriale e il ruolo strutturale dell’agricoltura
La Strategia UE inquadra la bioeconomia quale pilastro della competitività industriale e della transizione ecologica, puntando sulla diffusione su larga scala delle innovazioni basate su materie prime biologiche, sullo sviluppo di mercati guida e sulla valorizzazione sostenibile della biomassa secondaria, inclusi residui agricoli e reflui zootecnici. La dimensione economica del comparto è rilevante. Nel 2024 – secondo l’XI Rapporto “La Bioeconomia in Europa” realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo - la bioeconomia italiana ha generato 426,8 miliardi di euro di fatturato e oltre 2 milioni di occupati, con un’incidenza pari al 10% del valore della produzione nazionale e al 7,7% dell’occupazione complessiva. L’Italia contribuisce per il 14% all’output bioeconomico dell’Unione europea (fatturato aggregato delle attività che rientrano nella bioeconomia, quali agricoltura, silvicoltura e pesca, industria alimentare e delle bevande, industria del legno e della carta, tessile a base biologica, biochimica e bioplastiche, biogas e biometano). Non si tratta quindi solo di energia, ma dell’intero sistema economico fondato sull’uso sostenibile di risorse biologiche.
In questo quadro la digestione anaerobica agricola rappresenta una tecnologia matura e integrata nei cicli aziendali, capace di produrre energia, biometano e digestato e di chiudere il ciclo dei nutrienti. Il biogas agricolo assume quindi il ruolo di infrastruttura territoriale della bioeconomia, non di semplice strumento energetico.
Il decreto bollette tra contenimento della spesa e ricalibrazione del settore
Il decreto modifica in modo strutturale il meccanismo dei PMG, limitando la copertura alle sole ore definite e introducendo un plafond finanziario nazionale con possibile riduzione automatica delle ore in caso di superamento della spesa. Per gli impianti superiori a 300 kW la permanenza nel sistema è subordinata alla riconversione a biometano entro il 2030. L’obiettivo macroeconomico è la riduzione degli oneri di sistema e della componente ASOS – la a quota della bolletta elettrica che finanzia gli incentivi alle energie rinnovabili e alla cogenerazione - in bolletta. L’effetto microeconomico riguarda invece la minore prevedibilità dei ricavi per le imprese agricole, con impatto diretto sui piani di investimento.
Dal punto di vista energetico il provvedimento risponde a esigenze di equilibrio finanziario e di maggiore flessibilità del sistema elettrico. Dal punto di vista della bioeconomia territoriale introduce un elemento di incertezza regolatoria che incide su una filiera ad alta intensità di capitale.
Programmabilità della biomassa e flessibilità del sistema elettrico
La Strategia europea valorizza la biomassa quale fonte programmabile e resiliente, elemento distintivo rispetto ad altre rinnovabili. Il decreto, legando i PMG a un numero variabile di ore e alle esigenze di flessibilità della rete, colloca il biogas in una logica di modulazione. Questa impostazione può risultare coerente in presenza di una remunerazione adeguata dei servizi di flessibilità e di una piena integrazione degli impianti nei mercati elettrici. In assenza di queste condizioni la riduzione delle ore incentivabili si traduce in una compressione della marginalità senza compensazione industriale.
Riconversione a biometano e coerenza con la strategia europea
L’obbligo di riconversione a biometano per gli impianti sopra i 300 kW si colloca in linea con gli obiettivi europei di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e con la traiettoria di decarbonizzazione dei settori difficili da decarbonizzare. La coerenza strategica, tuttavia, dipende dalla presenza di incentivi stabili, tempi autorizzativi certi e sostenibilità economica della conversione. In mancanza di queste condizioni il vincolo temporale al 2030 può generare una contrazione della capacità produttiva bioenergetica, con dispersione di investimenti già realizzati.
Bioeconomia circolare e gestione dei reflui zootecnici
La Strategia UE attribuisce centralità alla valorizzazione sostenibile della biomassa secondaria e dei reflui zootecnici. Secondo il Rapporto Statistico GSE “Energia da fonti rinnovabili in Italia – anno 2023”, nel 2023 in Italia risultano attivi 2.378 impianti a biogas (di cui circa 1800 agricoli) per 1.465 MW di potenza installata. Gli impianti agricoli sono alimentati da oltre 40 milioni di tonnellate di biomasse e capaci di produrre circa 30 milioni di tonnellate di digestato. Il digestato costituisce uno strumento di riduzione dei fertilizzanti chimici, miglioramento della sostanza organica dei suoli e mitigazione delle emissioni climalteranti. Una riduzione significativa dell’operatività degli impianti avrebbe quindi effetti non solo energetici ma anche agronomici, ambientali e gestionali nelle aziende zootecniche. La bioeconomia si fonda sulla circolarità territoriale. L’indebolimento dell’infrastruttura bioenergetica altera questo equilibrio.
Tra riallineamento e frizione regolatoria
Si delineano tre possibili traiettorie.
La prima configura il decreto quale strumento di riallineamento verso il biometano, con rafforzamento della bioeconomia industriale, mediante lo spostamento degli incentivi dal sistema elettrico a quello del gas, con un aumento significativo dei costi su quest’ultimo, finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione nei settori non elettrici, a condizione di stabilità regolatoria.
La seconda ipotizza una frizione regolatoria, in cui la compressione dei ricavi rallenta la diffusione su larga scala delle tecnologie a base biologica, in contrasto con gli obiettivi europei. La terza prospetta una contrazione territoriale, con uscita di parte degli impianti e riduzione della gestione integrata dei reflui. Senza dimenticare che la spinta a biometano porta ad un incremento medio delle teglie di impianto con l’aumento degli investimenti, con il rischio di una traslazione degli asset dalle filiere agricole a quelle industriali.
Una transizione da governare
La Strategia europea configura la bioeconomia quale politica industriale di lungo periodo, integrata con innovazione, rigenerazione territoriale e sviluppo di nuovi mercati. Il decreto bollette interviene invece su una componente specifica, la remunerazione del biogas elettrico, con finalità di contenimento della spesa. La conciliazione tra i due strumenti dipende dalla qualità della transizione regolatoria. Se la revisione dei PMG sarà accompagnata da tempi attuativi ragionevoli, strumenti certi per il biometano, dalla valorizzazione dei servizi ecosistemici e da un pieno riconoscimento del ruolo agricolo nella sicurezza energetica, il provvedimento potrà rappresentare una ricalibrazione coerente con la maturazione della bioeconomia. In caso contrario emergerà una tensione tra politica industriale europea e politica tariffaria nazionale, con effetti diretti sulla struttura della bioeconomia rurale italiana.