BRENNERO, LA COLDIRETTI TORNA IN PIAZZA

Lunedì 27 aprile Coldiretti riporterà migliaia di agricoltori al Brennero, luogo simbolo dell’ingresso delle merci agroalimentari in Italia dal Nord Europa. La mobilitazione, annunciata su scala nazionale, punta a due obiettivi dichiarati: denunciare l’impatto dei rincari legati alle tensioni geopolitiche e chiedere la modifica dell’articolo 60 del Codice doganale dell’Unione europea, ritenuto responsabile della “falsa italianità” di molti prodotti alimentari.


La protesta si inserisce in un contesto economico effettivamente critico per le imprese agricole. Le tensioni in Medio Oriente e le incertezze sui traffici energetici stanno alimentando criticità crescenti  su carburanti, fertilizzanti e logistica, incidendo direttamente sui costi di produzione. Tuttavia, il cuore dell’iniziativa è normativo. Coldiretti chiede di intervenire sull’articolo 60 del Regolamento (UE) n. 952/2013, che stabilisce l’origine non preferenziale delle merci secondo il principio dell’“ultima trasformazione sostanziale”. In base a questa regola, un prodotto può assumere origine italiana se l’ultima fase rilevante della lavorazione avviene in Italia, anche quando le materie prime provengono dall’estero.


I precedenti: una strategia consolidata

 

La mobilitazione del 2026 rappresenta l’ultimo capitolo di una strategia comunicativa e sindacale avviata da oltre un decennio. Già nel 2013 Coldiretti organizzò un presidio al Brennero denunciando che oltre un quarto dei carichi controllati conteneva prodotti esteri destinati, secondo l’associazione, a essere commercializzati come italiani. Nel 2024 il tema è tornato al centro con una manifestazione da circa 10.000 agricoltori, focalizzata sul cosiddetto “fake in Italy”, con controlli simbolici ai tir in transito. Rispetto al passato la novità di quest’anno è la maggiore precisione dell’obiettivo politico: non più una denuncia generica, ma la richiesta esplicita di revisione del Codice doganale europeo, sostenuta anche da iniziative istituzionali locali e da interlocuzioni con organismi UE.


Origine doganale ed etichetta

 

La posizione di Coldiretti intercetta una domanda reale di trasparenza, confermata anche dalle politiche nazionali. Il Ministero dell’Agricoltura ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 i decreti sull’indicazione obbligatoria dell’origine per diverse filiere (pasta, riso, latte, carni suine, pomodoro), riconoscendo l’importanza dell’informazione al consumatore. Ma sul piano tecnico il quadro è più articolato. L’articolo 60 disciplina l’origine doganale, non l’etichettatura alimentare. Quest’ultima è regolata principalmente dal Regolamento (UE) n. 1169/2011 e, per l’origine dell’ingrediente primario, dal Regolamento (UE) 2018/775. Si tratta di livelli normativi distinti, che operano con logiche diverse. Ne deriva che modificare l’articolo 60 non risolverebbe automaticamente le criticità legate alla trasparenza dell’origine sugli alimenti. Il rischio è sovrapporre ambiti normativi differenti, semplificando un sistema che in realtà è già stratificato e parzialmente regolato.


Il nodo europeo: integrazione delle filiere e vincoli del mercato unico


Un ulteriore elemento critico riguarda la dimensione europea della norma. Il principio dell’ultima trasformazione sostanziale è alla base dell’intero sistema doganale UE e si applica a tutti i beni, non solo agli alimenti. È funzionale al funzionamento del mercato unico e agli scambi internazionali, come evidenziato dalla Commissione europea nelle linee guida sulle regole di origine.

Una sua revisione richiederebbe quindi un intervento comunitario complesso, con implicazioni su commercio estero, accordi internazionali e filiere industriali integrate. Non si tratta di una modifica settoriale né di competenza nazionale.

 

Tra economia reale e azione sindacale

 

La mobilitazione del Brennero si colloca all’incrocio tra due dinamiche reali: da un lato la pressione sui margini agricoli causata dall’aumento dei costi; dall’altro la competizione internazionale sul valore del Made in Italy agroalimentare, minacciato anche dal fenomeno dell’Italian Sounding, stimato in decine di miliardi di euro annui. Coldiretti riesce a unificare questi temi in una piattaforma politica efficace, rafforzata anche dal recente via libera parlamentare alla riforma dei reati agroalimentari (cosiddetta “Legge Caselli”).

La protesta del 27 aprile poggia su basi concrete: la richiesta di maggiore trasparenza, la tutela del reddito agricolo e la valorizzazione del Made in Italy. In questo quadro, la proposta di intervenire sull’articolo 60 si inserisce come uno dei possibili strumenti per rafforzare la chiarezza sull’origine dei prodotti, anche se il tema presenta una complessità più ampia.


La questione dell’origine alimentare, infatti, si sviluppa su più livelli normativi e operativi, che comprendono il diritto doganale, le regole sull’etichettatura e le dinamiche di filiera. Un approccio coordinato tra questi ambiti può contribuire a rendere più efficace l’obiettivo della trasparenza. Il Brennero si conferma, in questo contesto, un simbolo rilevante sul piano politico e comunicativo, tenendo presente che il percorso regolatorio si deve collocare necessariamente in ambito europeo, dove le esigenze della produzione agricola nazionale si confrontano con il funzionamento del mercato unico e con le regole del commercio internazionale.