CANALE CAVOUR, VINCENZI (ANBI): “L’ACQUA CONDIZIONE DI VITA E SICUREZZA DEL TERRITORIO”
La gestione dell’acqua quale infrastruttura sociale, prima ancora che agricola. Nell’intervento pronunciato a Chivasso per i 160 anni del Canale Cavour, il presidente di ANBI - Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue Francesco Vincenzi, ha proposto una lettura sistemica del ruolo dei consorzi d’irrigazione e della rete irrigua italiana, richiamando con forza il tema della “cultura dell’acqua” e della responsabilità collettiva nella sua gestione.
Vincenzi ha aperto il suo intervento partendo dal concetto di “visione”, lo stesso che ha guidato la realizzazione del Canale Cavour nella seconda metà dell’Ottocento. Una visione che, secondo il presidente ANBI, deve tornare ad essere centrale anche oggi: il Paese dispone ancora delle competenze tecniche e della capacità progettuale necessarie, ma deve creare le condizioni per tradurle in opere concrete. Il passaggio chiave riguarda il superamento di una percezione riduttiva dell’irrigazione. “Quando si parla di consorzi di bonifica si pensa all’agricoltura, ma si tratta della vita delle persone”, ha sottolineato Vincenzi, evidenziando come la gestione quotidiana dell’acqua riguardi l’intero sistema territoriale. La regolazione dei flussi, la manutenzione della rete e la sicurezza idraulica incidono direttamente sulla qualità della vita, sulla permanenza delle comunità e sulla stabilità dei territori.
Il presidente ANBI ha insistito su un punto tecnico rilevante: gran parte del territorio italiano oggi è “artificiale”, modellato nel tempo proprio attraverso le opere di bonifica e irrigazione. Un sistema che richiede manutenzione continua e competenze diffuse. Senza questa gestione, ha avvertito, il rischio è quello di passare da una logica preventiva a una gestione emergenziale, con costi economici e ambientali molto più elevati. In questo contesto Vincenzi ha evidenziato un paradosso ancora diffuso nel dibattito pubblico: l’acqua, risorsa essenziale, viene spesso percepita come un problema anziché come un asset strategico. Una visione che limita la capacità di pianificazione e investimento. Da qui il richiamo alla necessità di rafforzare la consapevolezza collettiva, a partire proprio dalla “cultura dell’acqua”.
Il riferimento è andato anche alle politiche recenti, in particolare alla gestione della siccità del 2022, quando – ha ricordato – tra le priorità del commissario straordinario figurava proprio la promozione della cultura idrica, accanto agli interventi infrastrutturali e alla gestione integrata della risorsa. Un elemento considerato fondamentale per evitare che la disponibilità d’acqua venga data per scontata.
Vincenzi ha descritto con efficacia il divario tra percezione e realtà: la disponibilità immediata dell’acqua nelle abitazioni e nei territori è il risultato di un lavoro continuo, svolto giorno e notte da tecnici, operai e amministratori. Un sistema invisibile che garantisce servizi essenziali, ma che rischia di essere sottovalutato, soprattutto dalle nuove generazioni.
“La gestione dell’acqua deve tornare al centro delle politiche pubbliche quale elemento strutturale di sicurezza territoriale e sviluppo” è stato il messaggio finale di Vincenzi. Il modello del Canale Cavour, basato su gestione condivisa e sussidiaria, rappresenta un riferimento ancora attuale, capace di integrare produzione agricola, tutela ambientale e presidio del territorio.