CENTRALE DEL LATTE D’ITALIA, STORIA E TRASFORMAZIONE DI UN GRUPPO LATTIERO-CASEARIO

La Centrale del Latte d’Italia rappresenta uno dei casi più emblematici di trasformazione dell’industria lattiero-casearia nazionale. I risultati economici più recenti confermano un gruppo in crescita nei volumi e nel fatturato, ma sottoposto alle stesse problematiche strutturali che interessano l’intera filiera del latte in Europa: aumento dei costi industriali, volatilità della materia prima e forte competizione commerciale.

 

Nel primo semestre 2025 la società, quotata nel segmento STAR di Borsa Italiana, ha registrato ricavi per 171,8 milioni di euro, in crescita del 3,7% rispetto ai 165,7 milioni dello stesso periodo del 2024. La crescita delle vendite non si è però tradotta in un miglioramento dei margini: l’EBITDA si è attestato a 15,2 milioni di euro, con un margine dell’8,8% in calo rispetto al 9,6% dell’anno precedente, mentre l’utile netto è sceso a 4,6 milioni di euro. La posizione finanziaria netta è rimasta sostanzialmente stabile a circa –38 milioni di euro. 

 

L’andamento dei primi nove mesi del 2025 mostra comunque una dinamica commerciale positiva. Il fatturato ha raggiunto 261,1 milioni di euro, con una crescita del 2,8% su base annua, sostenuta soprattutto dall’aumento dei volumi nel comparto dairy e in particolare nel segmento del mascarpone, oltre che da un incremento del prezzo medio di vendita. L’EBITDA si è mantenuto stabile a 25,7 milioni di euro, mentre l’utile netto è salito a 8,7 milioni. 

 

Questi numeri fotografano la realtà di quello che oggi è considerato il terzo operatore nazionale nel mercato del latte alimentare e dei derivati freschi. Il gruppo dispone di sette stabilimenti produttivi distribuiti tra Torino, Rapallo, Lodi, Vicenza, Reggio Emilia, Firenze e Salerno e impiega circa 650 addetti. Il portafoglio comprende oltre 120 prodotti commercializzati con marchi storici come Tapporosso, Mukki, Polenghi Lombardo, Giglio, Tigullio e Centrale del Latte di Vicenza. 

 

Per comprendere il significato industriale di questa realtà occorre però tornare alle sue radici storiche. La vicenda della Centrale del Latte d’Italia affonda nel dopoguerra torinese, quando nel 1950 viene costituita la Centrale del Latte di Torino & C. S.p.A., promossa da produttori privati insieme al Comune con l’obiettivo di organizzare la raccolta e la distribuzione del latte fresco in una città in piena espansione industriale. Il modello delle centrali del latte urbane, diffuso in molte città italiane tra gli anni Cinquanta e Sessanta, rispondeva all’esigenza di garantire qualità igienico-sanitaria, sicurezza alimentare e stabilità commerciale per gli allevatori.

 

Per diversi decenni l’azienda rimane un operatore prevalentemente territoriale. La trasformazione industriale arriva nel nuovo millennio con l’ingresso in Borsa e con le prime operazioni di aggregazione. Il passaggio decisivo avviene nel 2016 con la fusione tra la Centrale del Latte di Torino e la Centrale del Latte di Firenze, Pistoia e Livorno – proprietaria del marchio Mukki – che porta alla nascita della Centrale del Latte d’Italia. L’operazione crea un gruppo multi-regionale capace di operare tra Nord e Centro Italia, con un portafoglio di marchi radicati nei territori.

 

Il processo di consolidamento accelera nel 2020 con l’ingresso nel capitale di Newlat Food, oggi denominata NewPrinces S.p.A., multinazionale agroalimentare con sede a Reggio Emilia e attiva in numerosi comparti dell’industria alimentare. Il gruppo controlla oggi direttamente la Centrale del Latte d’Italia e dispone complessivamente di decine di marchi e oltre trenta siti produttivi in Europa e nel mondo. 

 

In questo contesto industriale la Centrale del Latte d’Italia svolge il ruolo di piattaforma per il segmento dei prodotti freschi e lattiero-caseari. Il gruppo integra produzioni tradizionali – latte fresco, panna, yogurt, ricotta e mascarpone – con segmenti in crescita come il baby food e le alternative vegetali, rispondendo a una domanda alimentare sempre più diversificata.

 

La traiettoria dell’azienda riflette, in fondo, la storia recente dell’industria lattiero-casearia italiana. Da servizio urbano nato per garantire latte sicuro ai cittadini, la Centrale del Latte si è trasformata in un operatore nazionale inserito in un grande gruppo agroalimentare europeo. Un percorso costruito attraverso fusioni, marchi territoriali e integrazione industriale, che continua oggi sotto la pressione di un mercato sempre più globale e competitivo.