CEREALI, MERCATO DEBOLE A GENNAIO
Il mercato cerealicolo italiano conferma, anche nelle prime settimane di febbraio, l’impostazione debole emersa a gennaio. Le rilevazioni del Crefis – Centro di Ricerche Economiche sulle Filiere Sostenibili dell’Università Cattolica – avevano già evidenziato, per gennaio, una flessione congiunturale dei listini di mais e soia, con segnali più differenziati sull’orzo. I dati più recenti diffusi da ISMEA consolidano questo quadro, delineando un mercato che resta prudente e orientato alla stabilità su livelli inferiori rispetto allo scorso anno.
A gennaio, alla Borsa Merci di Milano, il mais nazionale “contratto 103” si era attestato a 230,0 euro/t, in calo dello 0,6% rispetto a dicembre e del 3,0% su base annua. In riduzione anche il mais nazionale con caratteristiche (236,8 euro/t; -1,3% congiunturale) e il prodotto comunitario (242,5 euro/t; -1,8%). Le variazioni tendenziali risultavano negative per tutte le origini considerate, con un differenziale ancora marcato rispetto al prodotto statunitense, quotato in Iowa a 133,2 euro/t (-20,6% su gennaio 2025) .
Le rilevazioni settimanali ISMEA delle prime due settimane di febbraio mostrano un mercato del mais sostanzialmente allineato a questa impostazione. I prezzi all’origine nelle principali piazze del Nord Italia si collocano su valori stabili o in lieve flessione rispetto a fine gennaio, con variazioni settimanali contenute e un livello medio che rimane inferiore a quello dello stesso periodo del 2025. L’indicatore settimanale ISMEA segnala un mercato privo di tensioni rialziste, con scambi regolari ma improntati alla cautela da parte dell’industria mangimistica e degli operatori commerciali.
Analoga continuità si osserva per la soia. A gennaio il prodotto nazionale era sceso a 395,0 euro/t (-3,1% su dicembre; -8,2% su base annua), mentre la soia estera si era attestata a 413,8 euro/t (-3,2% congiunturale). Anche le principali quotazioni internazionali risultavano in calo, dal CIF Rotterdam all’origine USA e brasiliana . Le prime indicazioni di febbraio, secondo ISMEA, non evidenziano inversioni di tendenza: i prezzi restano stabili o in lieve assestamento tecnico, in un contesto internazionale caratterizzato da ampia disponibilità di prodotto sudamericano e da una domanda globale meno dinamica rispetto alle attese di inizio campagna.
Nel comparto dell’orzo, dove a gennaio si era registrato un lieve recupero del nazionale pesante a 234,3 euro/t (+0,6% su dicembre) a fronte di un calo del comunitario, le prime settimane di febbraio mostrano quotazioni sostanzialmente invariate. ISMEA segnala una stabilità diffusa nelle principali piazze, con variazioni settimanali nulle o marginali e livelli che rimangono inferiori rispetto allo scorso anno. Il mercato appare equilibrato, sostenuto da una domanda zootecnica regolare ma privo di elementi in grado di imprimere una dinamica rialzista.
Nel complesso l’aggiornamento di metà febbraio conferma la fase di normalizzazione dei listini dopo le tensioni degli anni precedenti. La pressione tendenziale resta negativa per l’intero paniere dei cereali e delle proteoleaginose, con effetti differenziati lungo la filiera. Per l’industria mangimistica il contesto si traduce in costi di approvvigionamento più contenuti rispetto al 2024-2025; per i cerealicoltori la sostenibilità economica dipende sempre più dall’efficienza tecnica, dalla qualità merceologica e dalla capacità di gestione commerciale.
L’evoluzione del mercato nelle prossime settimane sarà legata all’andamento delle esportazioni sudamericane, alla competitività delle origini comunitarie e alla dinamica dei consumi zootecnici interni. In questa fase, tuttavia, i segnali convergono verso una prosecuzione della stabilità su livelli deboli, con un mercato italiano che si muove in coerenza con i fondamentali internazionali, pur mantenendo le proprie specificità strutturali.