COLDIRETTI MOBILITA 6.000 AGRICOLTORI AL LINGOTTO
L’assemblea plenaria di Coldiretti Nord-Ovest che si è svolta ieri al Lingotto Fiere di Torino ha visto la partecipazione di circa 6.000 agricoltori di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per lanciare una mobilitazione nazionale contro importazioni agroalimentari extra-UE giudicate sleali e a rischio per la salute pubblica e per la tenuta delle filiere produttive italiane. L’appuntamento, prima tappa di una serie di iniziative che proseguiranno domani a Milano e mercoledì 29 gennaio a Padova, ha avuto in apertura un incontro con la stampa alla presenza del presidente nazionale Ettore Prandini, del segretario generale Vincenzo Gesmundo e dei presidenti regionali Cristina Brizzolari (Piemonte), Gianluca Boeri (Liguria) e Alessia Gontier (Valle d’Aosta).
Il punto centrale delle sollecitazioni di Coldiretti riguarda l’adeguatezza dei controlli alle frontiere. Secondo l’organizzazione attualmente solo una minima parte delle importazioni subisce verifiche fisiche sui residui chimici e sulla conformità agli standard UE, con conseguenze per la salute dei consumatori e la competitività delle produzioni nazionali. Coldiretti denuncia che sistemi basati principalmente sulla documentazione doganale favoriscono l’ingresso di alimenti ottenuti con fitofarmaci vietati, uso di ormoni o promotori di crescita e livelli di residui superiori ai limiti massimi consentiti dall’Unione.
Durante l’assemblea è stata mostrata una comparazione diretta tra prodotti tipici italiani e omologhi importati extra-UE: riso Carnaroli piemontese prodotto senza fitofarmaci ad alto impatto ambientale, carne di razza Piemontese allevata senza ormoni e con uso giudizioso di antibiotici in oltre 4.000 aziende (circa 310.000 capi), e formaggi DOP quali la Fontina sono stati contrapposti a risi contaminati, carni bovine importate in quantità crescenti (+30% nel 2024 con aumento previsto nel 2025) e lattiero-caseari low-cost di provenienza extra-UE. Coldiretti ha evidenziato che queste dinamiche creano pressione al ribasso sui prezzi e dumping competitivo, erodendo redditi e creando distorsioni sui mercati locali.
Una particolare criticità riguarda i controlli sanitari e fitosanitari alle frontiere: l’Unione Europea sta discutendo piani di rafforzamento delle ispezioni per prodotti con tracce di fitofarmaci proibiti, con l’obiettivo di aumentare sia le verifiche all’esterno dei confini, sia nei principali punti di ingresso come i porti marittimi. Tuttavia, secondo Coldiretti, queste misure sono insufficienti senza l’applicazione del principio di reciprocità, ovvero l’obbligo che prodotti importati rispettino gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti ai produttori europei.
Tra le richieste espresse dall’organizzazione figurano l’etichettatura obbligatoria dell’origine di tutti gli ingredienti, l’abolizione delle regole sull’“ultima trasformazione” che consentono etichette fuorvianti di “Made in Italy”, il rafforzamento delle ispezioni doganali e la candidatura dell’Italia a sede di un’autorità doganale UE con competenze specifiche in materia alimentare. Queste proposte si inseriscono in un dibattito più ampio sulla riforma delle politiche commerciali e della Politica Agricola Comune, con implicazioni su commodity markets e sulle dinamiche concorrenziali internazionali.
L’assemblea di Torino conferma l’urgenza, secondo Coldiretti, di un cambiamento normativo e di controlli più stringenti per tutelare salute dei consumatori, reddito degli agricoltori e sovranità alimentare nazionale ed europea in un contesto di crescente integrazione dei mercati globali.