CREA: AGROALIMENTARE RESILIENTE NEL PRIMO TRIMESTRE 2026, MA L’EXPORT PERDE SLANCIO

L’industria alimentare italiana apre il 2026 con una crescita della produzione superiore a quella dell’intero comparto manifatturiero, mentre il commercio estero rallenta e il settore delle bevande continua a mostrare segnali di difficoltà. È questo il quadro delineato dal nuovo numero di CREAgritrend, il bollettino congiunturale del CREA dedicato all’andamento dell’agroalimentare nel primo trimestre dell’anno. 

 

L’economia italiana mantiene un andamento positivo, con un PIL in aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% su base annua. L’agricoltura registra una lieve flessione congiunturale (-0,5%), ma conferma una crescita tendenziale dello 0,1%, mentre la domanda interna continua a sostenere l’attività economica grazie all’aumento dei consumi delle famiglie (+0,4%) e degli investimenti (+0,7%). 

 

Alimentare meglio del manifatturiero

 

Il dato più significativo riguarda l’industria alimentare, la cui produzione cresce dello 0,7%, oltre il doppio rispetto all’intero manifatturiero (+0,3%). Un risultato che conferma la capacità di tenuta del comparto anche in una fase di rallentamento economico. 

L’analisi dei singoli comparti evidenzia però andamenti molto differenziati. Le migliori performance riguardano la lavorazione e conservazione di pesce, crostacei e molluschi (+4,3%), la produzione di oli e grassi vegetali e animali (+3,8%), la trasformazione di frutta e ortaggi (+2,8%) e l’industria lattiero-casearia (+1,4%). In flessione, invece, la lavorazione delle carni (-1%), le produzioni cerealicole (-1%) e i prodotti da forno (-1,6%). 

 

Soffrono vino e birra

 

Continua invece la fase negativa dell’industria delle bevande, che registra una contrazione produttiva del 2,9%.

A pesare sono soprattutto la birra (-9%) e la produzione di vino (-7%), con un avvio d’anno particolarmente debole nel mese di gennaio. Crescono invece le bevande analcoliche e le acque minerali (+3,5%). Anche il fatturato conferma una fase meno favorevole. L’industria alimentare registra una diminuzione di circa il 2%, mentre quella delle bevande perde il 4,2%, con una riduzione dell’11,4% sui mercati esteri, dato che evidenzia le difficoltà dell’export del comparto. 

 

Prezzi alla produzione in calo, consumi ancora in crescita

 

Sul fronte dei prezzi emerge una dinamica interessante. I prezzi alla produzione dell’industria alimentare risultano leggermente inferiori rispetto al primo trimestre 2025, mentre i prezzi al consumo continuano ad aumentare. L’indice FOI registra infatti incrementi dell’1,4% a marzo per l’indice generale, mentre le bevande analcoliche crescono del 2,7% e quelle alcoliche e il tabacco del 2,4%. 

 

Export: gli Stati Uniti rallentano

 

Dopo quattro anni di crescita sostenuta, il mercato statunitense mostra una brusca inversione di tendenza.

Nel primo trimestre 2026 le esportazioni agroalimentari italiane verso gli USA diminuiscono del 17,8%, con il valore delle vendite che scende da 2,1 miliardi di euro del primo trimestre 2025 a 1,73 miliardi. I comparti maggiormente penalizzati sono vino, olio d’oliva e pasta. Tengono invece Grana Padano, Parmigiano Reggiano, conserve di pomodoro e preparazioni per salse, che continuano ad aumentare sia in valore sia, in alcuni casi, nei volumi esportati.Nel comp lesso l’export agroalimentare cala dello 0,8%, mentre le importazioni diminuiscono del 5%. Crescono invece le esportazioni verso Polonia (+10,6%) e Spagna (+9,3%), due mercati che stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante per il Made in Italy agroalimentare. 

 

Olio e vino in difficoltà, bene lattiero-caseario e ortofrutta

 

L’analisi per comparto conferma una forte differenziazione. Le esportazioni di prodotti lattiero-caseari aumentano del 4,3%, insieme all’ortofrutta fresca, mentre risultano in forte calo olio di oliva (-29%), vino (-8%) e prodotti dolciari (-6%). Per l’ortofrutta il CREA evidenzia la crescita delle vendite verso Spagna, Belgio, Arabia Saudita, Egitto e India, che compensano il rallentamento della domanda tedesca, soprattutto per mele e pere.  Dal lato delle importazioni, la contrazione riguarda soprattutto oli e grassi, cereali, lattiero-caseari e prodotti ittici. Fanno eccezione gli acquisti di frutta secca (+18,6%), trainati da nocciole e pistacchi, e quelli provenienti dal Brasile (+20,8%), sostenuti dall’import di carni bovine e semi di soia. 

 

Il sentiment migliora, ma restano le preoccupazioni sui costi

 

Uno degli aspetti più innovativi del bollettino riguarda l’analisi del sentiment degli operatori del settore, realizzata per la prima volta utilizzando il modello linguistico Llama 3.1 di Meta su un database di 88 notizie raccolte tra marzo e giugno 2026. Il 61,4% delle notizie presenta un orientamento positivo, in crescita rispetto al trimestre precedente. A sostenere il clima di fiducia contribuiscono le misure di sostegno adottate dal Masaf, gli accordi commerciali internazionali e la valorizzazione del Made in Italy. Restano tuttavia forti preoccupazioni per l’aumento dei costi energetici e dei fertilizzanti, aggravati dalle tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, oltre agli effetti degli eventi climatici estremi e delle criticità lungo le filiere.