CREA E FILIERA CEREALICOLA: RICERCA, SEMENTI E AGRICOLTURA RIGENERATIVA
La filiera cerealicola italiana è chiamata a rispondere a una serie di richieste: variabilità climatica crescente, volatilità dei mercati internazionali delle materie prime, domanda di tracciabilità da parte dell'industria di trasformazione e adeguamento agli obiettivi europei di sostenibilità. In questo contesto il CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria diretto da Maria Chiara Zaganelli, ribadisce il proprio ruolo operativo in più ambiti della catena del valore, dalla genetica varietale alla certificazione delle sementi, fino al supporto scientifico alle pratiche di agricoltura rigenerativa.
Certificazione sementiera: controllo ufficiale e garanzia di filiera
Nel comparto dei cereali a paglia la certificazione delle sementi costituisce il primo punto di controllo qualitativo dell'intera catena produttiva. Il CREA Difesa e Certificazione svolge le funzioni di ente certificatore ufficiale, con un sistema che prevede ispezioni in campo e analisi di laboratorio su purezza fisica, identità varietale, germinabilità e sanità del seme. La normativa di riferimento si è recentemente aggiornata con la Direttiva di esecuzione (UE) 2025/1079, che modifica i protocolli per l'esame delle varietà di specie agricole. La certificazione non è solo un adempimento formale: garantisce identità varietale e tracciabilità, due requisiti che l'industria molitoria e dolciaria richiede con crescente rigore ai propri fornitori agricoli.
Genetica del frumento e sistemi colturali: il contributo all'Harmony Council
Sul fronte della ricerca applicata, dal 2024 il CREA partecipa all'Harmony Council, il tavolo scientifico che orienta il programma Harmony di Mondelez International per la sostenibilità delle filiere cerealicole europee. L'organismo riunisce esperti scientifici, rappresentanti di filiera e stakeholder con un mandato preciso: tradurre le pratiche di agricoltura rigenerativa in protocolli misurabili, replicabili e applicabili in contesti pedoclimatici diversi, condizione necessaria perché l'industria di trasformazione possa integrarle nei propri sistemi di qualifica dei fornitori. I temi di lavoro riguardano la fertilità e la biodiversità del suolo, le rotazioni colturali, la definizione di indicatori ambientali e socioeconomici e gli strumenti di supporto decisionale per gli agricoltori. Il CREA contribuisce con competenze in genetica del frumento e agronomia dei sistemi cerealicoli, ambiti direttamente rilevanti per gli obiettivi 2030 del programma.
Ricerca quale leva strutturale, non risposta alle emergenze
L'orientamento che emerge dalle attività CREA è quello di integrare la ricerca scientifica all'interno dei processi decisionali delle filiere, spostando il suo utilizzo da strumento reattivo, chiamato in causa in situazioni di crisi fitosanitaria o climatica, a componente stabile dei modelli di governance del settore. Questo implica un rafforzamento dei canali di trasferimento tecnologico verso le aziende agricole e un maggior coordinamento con l'industria di trasformazione nella definizione degli standard di qualità delle materie prime.
Sul piano operativo i fronti aperti riguardano lo sviluppo di varietà adattate a scenari climatici in evoluzione, la messa a punto di protocolli agronomici verificabili per l'agricoltura rigenerativa, e il potenziamento dei sistemi di monitoraggio in campo, inclusi sensori ambientali e strumenti di elaborazione dati, che consentano di certificare non solo la qualità del prodotto, ma anche le condizioni e le tecniche con cui è stato ottenuto.
L'evento di Roma del 13 maggio: filiera e ricerca a confronto
Questi temi sono stati al centro dell'evento organizzato il 13 maggio scorso al Senato della Repubblica, su iniziativa del senatore Giorgio Maria Bergesio (Lega) in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026. La cornice era quella dei 70 anni di Oro Saiwa, il biscotto prodotto da Mondelez nello stabilimento di Capriata d'Orba con grano 100% italiano, circa 36.000 tonnellate annue da oltre 450 aziende agricole, ma il confronto ha toccato questioni strutturali: il ruolo della ricerca pubblica nella tenuta delle filiere, i modelli di qualifica dei fornitori, la misurabilità delle pratiche rigenerative. Il CREA ha portato una lettura tecnica del sistema: dietro ogni prodotto agroalimentare italiano esiste un apparato di ricerca scientifica - dalla genetica varietale alla fertilità del suolo, dalle pratiche agronomiche alla sicurezza alimentare - che condiziona in modo diretto la qualità delle materie prime e la competitività dell'industria di trasformazione.