DA CICOT A FRINCO: CUCINA PIEMONTESE E RIPASSO GARANTITO
Il Ristorante Nuovo Cicot è a Frinco, un piccolo comune dell'Astigiano di poco più di 700 abitanti, nel cuore del Monferrato, sullo stradone di fondovalle che da Castell’Alfero porta a Chivasso, tra colline morbide e valli aperte, dove la tradizione gastronomica piemontese è ancora ben radicata nella cultura contadina.
Un locale di passaggio
Si sale una rampa di scalini e ci si trova direttamente nel bar, aperto dalle sei del mattino alle dieci di sera tutti i giorni tranne il giovedì. Il locale è anche tabaccheria, ha un ampio piazzale e la gente si ferma per un caffè, compra le sigarette, scambia due parole e, se è ora di pranzo o cena, mangia. Un pubblico esercizio di quelli che assolvono a più funzioni: punto di ritrovo, bar, ristorante.
L'ambiente è pulito, spartano. Il salone da pranzo conserva l’aspetto degli anni 70 – 80, con quell'aria di trascuratezza estetica tipica dei posti dove l'investimento va tutto in cucina. Durante la settimana ci sono lunghe tavolate dove ci si siede in gruppo, al massimo lasciando un posto vuoto tra una comitiva e l'altra. Su prenotazione si possono avere tavoli più piccoli, da quattro, sei, otto persone.
La tradizione del ripasso
Il punto forte del locale è la quantità associata alla qualità. Qui le porzioni sono abbondanti e, soprattutto, per ogni portata c'è il ripasso. È una tradizione che viene dalla cultura contadina: nei tempi in cui il pranzo in trattoria era un'occasione per togliersi davvero la fame, la qualità di un'osteria si misurava dalla generosità delle porzioni e dal fatto che passassero due volte con la stessa portata, chiedendo se qualcuno ne voleva ancora. Al Nuovo Cicot, per il pranzo completo dall'antipasto al dolce, è previsto il ripasso “a volontà”. Non è folklore: è semplicemente così che funziona, con la garanzia che nessuno si alza da tavola senza essersi tolto l’appetito.
Roberto Caldera, un vero personaggio
L'oste è Roberto Caldera, che ha rilevato l'esercizio dal vecchio Cicot mantenendone il nome. Gira per i tavoli, chiede se tutto va bene, si informa sulla provenienza degli ospiti, racconta aneddoti e cerca collegamenti e conoscenze in comune. Non è riservato, ma neanche invadente: se uno non cerca il dialogo fa il suo giro e torna quando vede che manca il pane o scarseggia il vino, che è compreso nel prezzo insieme all'acqua. Ha un modo di fare diretto e partecipe, che può piacere o meno a seconda dei gusti personali. Di sicuro ci mette la faccia e il cuore, preoccupandosi genuinamente che i clienti mangino bene e siano soddisfatti.
La cucina piemontese
Il menu è un repertorio classico della cucina piemontese, che a seconda dei giorni offre insalata russa, lingua in salsa, carne cruda all'albese, vitello tonnato, peperoni con la bagna cauda, quand’è stagione polenta con i funghi, tagliatelle al ragù, agnolotti, arrosti, bollito misto. Niente di innovativo o rivisitato, solo piatti tradizionali fatti come si deve.
Le carni arrivano da una macelleria locale che lavora molto bene, pane e grissini da un fornaio del territorio. I sapori sono quelli veri della tradizione piemontese, senza addolcimenti o concessioni a gusti più moderni. Il vino della casa è onesto e beverino, oppure si può scegliere qualche bottiglia di produttori locali, con ottimi Barbera, Grignolino e Ruchè.
Chi non se la sente di affrontare un pranzo completo può anche chiedere solo un assaggio per farsi un'idea della cucina, ma bisogna essere chiari: questo è un posto dove si viene per mangiare. E parecchio.
Il servizio è efficiente: non ci sono tempi morti tra una portata e l'altra, ma nemmeno la sensazione di essere messi sotto pressione per liberare il tavolo. Si mangia con un ritmo costante e naturale.
Si finisce con due dolci, tra cui il bonet, caffè e digestivi. Per tutto questo, bevande comprese e con ripasso su ogni portata, si spendono circa 35 euro.
Per chi è adatto (e per chi no)
Non è un ristorante per chi cerca raffinatezza, piatti curati esteticamente, atmosfere romantiche o tranquille. Non è il posto per un appuntamento galante, né per impressionare qualcuno con una scelta ricercata.
È invece adatto a chi vuole gustare piatti tradizionali piemontesi in abbondanza, senza troppe cerimonie. Funziona bene per gruppi di amici, famiglie, comitive di lavoro. È perfetto per chi apprezza la sostanza più della forma e non ha problemi a condividere lo spazio con altri tavoli rumorosi. Chi cerca esperienze gastronomiche innovative, presentazioni curate, silenzio o atmosfere sofisticate deve guardare altrove. Qui l'obiettivo è dichiarato: far mangiare bene e in quantità.
Un locale fuori dal tempo
Il Nuovo Cicot è rimasto fedele a un modello di ristorazione che oggi è sempre più raro. Non insegue mode, non ha profili social curati, non punta sull'estetica dei piatti. Mantiene un approccio diretto: cucina piemontese tradizionale, porzioni abbondanti, prezzi onesti, ospitalità genuina. È il tipo di trattoria che una volta era comune nelle campagne piemontesi e che oggi sta scomparendo, sostituita da locali più moderni o da ristoranti che seguono format più standardizzati. Per chi apprezza questo genere di esperienza val la pena provarlo.
Ristorante Nuovo Cicot
Strada Asti Chivasso 5
Frinco (Asti)
Tel. +39 0141 904015
Aperto tutti i giorni tranne il giovedì, dalle 6:00 alle 22:00
Consigliata la prenotazione.