ENZO BIANCHI, IL RITORNO ALLA SUA TERRA MENTRE IL MONFERRATO VENDEMMIA
AgriNews si occupa ogni giorno di agricoltura, territorio e delle persone che, con il loro lavoro e il loro pensiero, contribuiscono a costruirne la cultura. Per questo abbiamo scelto di pubblicare il ricordo di Enzo Bianchi scritto da Roberto Abate, tecnico viticolo e suo concittadino di Castel Boglione.
La sua morte è arrivata proprio a settembre, nei giorni della vendemmia. Da qui le immagini dei tralci che hanno dato il loro frutto, del grappolo giunto a maturazione e dei filari che si svuotano mentre le cantine accolgono l’uva: immagini che appartengono alla spiritualità del congedo, ma anche alla realtà agricola e alla cultura di queste colline.
Enzo Bianchi era un mio concittadino di Castel Boglione. Fin dal 1965 aveva intrapreso un cammino di monachesimo laico, al di fuori della Chiesa clericale. La sua attività di preghiera, studio e ricerca andava spesso oltre le nostre capacità di comprensione. Da ragazzo ne sentivo parlare in paese, ma pochi conoscevano davvero fino in fondo il suo lavoro e la sua continua ricerca della verità.
Diverse volte, insieme alla mia famiglia, sono andato a trovarlo nella Comunità monastica di Bose e, successivamente, dopo le vicende ormai note, nella nuova comunità di Albiano d'Ivrea. Anche il nome scelto, Casa della Madia, fondata quando aveva ormai quasi ottant'anni, esprime bene il suo pensiero e il valore che attribuiva alla condivisione e all'accoglienza.
Enzo era una persona colta e semplice, carismatica, instancabile e capace di costruire una fittissima rete di relazioni. Sempre vicino ai più deboli e disponibile ad accogliere tutti.
Nel congedo pronunciato a Castel Boglione, fratel Goffredo Boselli ha ricordato la sua instancabile attività, la concezione laica ed ecumenica del monachesimo alla quale era profondamente legato e anche gli anni più dolorosi della sua vita. Ha parlato con parole molto nette dell'allontanamento da Bose e dei contrasti con una parte della Chiesa, vicende che provocarono in Enzo una profonda sofferenza.
Ha sottolineato, nello stesso tempo, la vicinanza delle tante persone che non lo hanno mai abbandonato, continuando a seguirlo e a dimostrargli affetto anche nei momenti più difficili.
La parte finale del congedo è stata quella che più ci ha commosso. Molti dei presenti non sono riusciti a trattenere le lacrime. È emerso con forza il legame di Enzo con il Monferrato, con la sua terra, con l'orto, il cibo, il vino e soprattutto con la vite, che definiva «la spina dorsale di noi monferrini».
Enzo è morto a settembre, proprio mentre sulle colline del Monferrato si vendemmia. Boselli ha richiamato questa coincidenza con un'immagine semplice e potente: «i tralci hanno dato il loro frutto». Il grappolo maturo, raccolto al termine di una stagione di lavoro, diventa così anche l'immagine conclusiva della sua vita.
Un legame con la terra che trova il suo ultimo significato nella scelta di essere sepolto nel piccolo cimitero di Castel Boglione.
Dopo una vita di preghiera, studio, ricerca e incontri, Enzo Bianchi ha voluto tornare nel suo Monferrato. Nel tempo della vendemmia.
Roberto Abate